Hera
e la favola del pubblico a Bologna
di Michele Cirinesi *
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Molte volte, fin da bambini, abbiamo sentito dire
che l'acqua è di tutti, come altre svariate cose in natura
come l'aria, il sole il vento e per certi versi il tempo. Ma è
realmente cosi nel nostro attuale sistema economico-politico? o
per lo meno può un'oggetto proprietà comune essere
trasformata dalla sua funzione di pubblica utilità in merce
a gestione privata?
E' chiaramente sotto gli occhi di tutti che le risposte ai quesiti
posti sono Si,acqua aria,sole e tempo che tutti noi crediamo essere
beni comuni sono di fatto giornalmente trasformati in merce e venduti
a noi stessi sotto varie forme.
Qualcuno potrà obbiettare che questa "trasformazione
in merce" e il suo conseguente profitto sono al servizio dei
cittadini o per meglio adeguarsi al loro pensiero a gli Utenti,
potremmo semplificargli le cose chiamandoci cittadini-consumatori.
Profitti che ,naturalmente, verranno reinvestiti in qualità
e sviluppo del servizio, in ampliamento di strutture per la conservazione
ed un più oculato sfruttamento della risorsa a cui verranno
addizionati manager, politici di riciclo trombaggio, vari e stressati
burocrati ed infine qualche soggetto umano, da sfruttare più
del bene comune ,anticamente denominato "operaio" possibilmente
precario.
Questi "qualcuno" sono i soliti ed ormai conosciuti (quanto
distruttivi) "tutori dell'interesse generale", fantastici
ideatori e promotori di quello che possiamo definire "capitalismo
dei servizi di stampo comunale", i famigerati Centro-Sinistri
( Pd e codine varie).
Novelli "idioti", non si offendano perchè già
gli antichi greci di essi ne davano una definizione ben precisa
del termine ovvero :
" Uomo che bada solo a sè e al suo particolare mondo
privato, che ignora qualsiasi idea di interesse collettivo e quindi
di compatibilità tra diritti e doveri, colui che nella migliore
delle ipotesi pensa che il bene comune sia la semplice addizione
del bene di tutti"(1), che non si rendono conto che il bene
comune è invece il risultato di una storia e di una operazione
complessa, di un dare e un togliere, è una sintesi che tutela
la libertà di tutti, anche in quanto chiede ai liberi cittadini
delle prestazioni, impone oneri e sacrifici.
Qual'è l'oggetto che meglio si presta a speculazione per
una necessita impellente del nostro corpo umano se non l'acqua?
E quale miglior capitale-laboratorio di questi novelli alchimisti
può essere se non Bologna?
Bologna, ed allargando all' Emilia-Romagna il discorso, fù
,negli anni della social-democrazia del dopo guerra, eccellenza
nella gestione dei Beni Comuni, oggi si trova a fare i conti con
amministratori che, come descriviamo sopra, non amministrano più
per i cittadini ma per il libero mercato, per se stessi e per i
loro accoliti.
Campione esempio di questa trasformazione economico-politica è
Hera s.p.a, perla dell'amministrazione comunale.
Hera s.p.a è un gruppo con un fatturato di oltre un miliardo
di euro, con più di 4000 dipendenti e un bacino di utenza
di circa 2 milioni di abitanti serviti e che punta ad espandersi
nei territori confinanti ed ad una internazionalizzazione del gruppo
tramite Eos Energia (gruppo Hera) alla costituzione di una nuova
società,GALSI, per lo studio e la promozione del progetto
"Gasdotto Algeria-Italia, una holding che opera nei comparti
di energia(gas,energiaelettrica,teleriscaldamento),acqua(acquedotto,fognatura,
depurazione) e ambiente(raccolta e smaltimento rifiuti).
La multiutility bolognese è figlia di quel processo che
negli anni 90 porta a liberalizzare il mercato interno dell'energia
elettrica e del gas (decreto legislativo Bersani e decreto letta
,PD entrambi) e che porta i comuni con la crisi della finanza locale
e la necessita di fare cassa ad una accelerazione del processo di
aggregazione fra le varie ex-municipalizzate al fine di raggiunger
una massa critica ritenuta sufficiente per competere sul mercato.
Hera s.p.a è una società pubblica teoricamente ma
privata nella realtà in cui realizza perfettamente il modello
di capitalismo finanziario pur operando in ferreo monopolio e per
stessa ammissione del proprio menagement risponde direttamente al
mercato con la scusa della quotazione in borsa. I comuni associati
chiudono gli occhi per spartirsi gli utili che utilizzano per interventi
che niente hanno a che vedere con i servizi ambientali o idrici.
Come una scure il 14 giugno 2011 è piombato l'esito del
referendum nella sede di viale Berti Pichat e immediati si sono
sentiti gli effetti del mercato borsistico, Hera ha perso in borsa
circa il 10% del suo valore perdendo per strada 187 milioni di capitalizzazione
pari ai conti in rossi presentati nell'ultimo periodo.
Una flessione che vale circa 25,5 milioni di euro per il comune
di Bologna(13,6% delle azioni) e circa il 35 milioni per i comuni
della provincia (18,8% delle azioni).
Hera è corsa subito al riparo dichiarando di voler rinunciare
agli investimenti programmati ed aumentando le bollette del 3,5%
cosi quel 7% sul capitale investito, che la consultazione referendaria
ha tolto, recuperando dalle tasche dei cittadini-consumatori, puniti
per i "loro bassi consumi"(visto che l'acqua è
una merce da profitto). Tutto questo seguito da azioni del suo braccio
politico, a cui appartengono tutti i manager hera, il PD (ed accoliti
che votarono la messa in borsa prc, idv e sel) che sembra voglia
presentare immediatamente una legge all'abrogato del D.L 152/2006
che di fatto sostituisca una norma secondo cui un 4% della tariffa
venga assegnata all'azienda erogatrice nella forma della copertura
d'impresa.
Adesso non sappiamo se la lettera che il comitato referendario
con garbata protesta ha spedito alla ATO5 con la richiesta di "non
aumentare le tariffe" possa funzionare, ma siamo sicuri che
per contrastare questo tipo di politiche occorra mettere in campo
energie e azioni che colleghino i movimenti per i beni comuni con
tutte quelle forme di sindacalismo conflittuale che mettono al centro
gli interessi collettivi a scapito del privato. Per fare questo
è necessario assumere un punto di vista indipendente, capace
di sbarazzarsi della gabbia –bipolarista- perché dentro
questa gabbia gli interessi sono i medesimi. La ripresa delle mobilitazioni
a settembre sarà il banco di prova rispetto ha tutto questo,
dove la lotta per i beni comuni è parte integrante di quel
movimento che metterà la democrazia reale e gli interessi
collettivi al primo posto.
*Rete dei Comunisti di Bologna
(1) "homus civicus" la ragionevole folllia dei beni comuni,
franco cassano ed. dedalo
Luglio 2011
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