Redazionale
sull'assemblea dei comitati contro il nucleare che si è
tenuta sabato 9 Luglio a Roma
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I Comitati antinucleari si riuniscono a
Roma e cercano una prospettiva.
Lo scorso sabato 9 luglio
si è tenuta a Roma (Chiostro della Facoltà di Ingegneria) l’assemblea
nazionale dei comitati contro il nucleare, o ancora meglio del Comitato
“Vota SI per fermare il nucleare”, nato alcuni mesi fa per affrontare
la campagna referendaria. Un’assemblea indetta, come dice la stessa
convocazione, per interrogarsi sul proprio futuro. Infatti, dopo
la vittoria del referendum del 12 e 13 giugno scorso contro la reintroduzione
in Italia della produzione di energia nucleare, ora il problema
che si pone è come continuare la mobilitazione e l’azione politica
per non rendere questa vittoria fine a se stessa.
Un’assemblea molto partecipata,
evidentemente il successo referendario smuove l’entusiasmo, alla
quale erano presenti un po’ tutte le associazioni ambientaliste
(Legambiente, WWF, Green Peace, Fare Verde, ecc), altre associazioni
e comitati nazionali (Federconsumatori, Forum Ambientalista, ARCI,
ecc.), alcuni comitati locali. Ma anche molti volti noti della politica
legati, sia in passato che adesso, ai partiti della sinistra che,
se pur attualmente in quota pienamente a questi, si sono in molti
casi presentati nei loro interventi come appartenenti a comitati
ed associazioni: da Roberto Musacchio (ex parlamentare europeo del
PRC e dal 2010 membro del Comitato Scientifico di SEL) a Gianni
Mattioli (ex deputato dei Verdi, ex Ministro nel Governo Amato,
dal 2009 membro del Coordinamento Nazionale di SEL), da Alfiero
Grandi (ex Segretario Confederale della CGIL, ex membro del Consiglio
Nazionale dei DS, Sottosegretario nei Governi Prodi, D’Alema e Amato)
a Rosa Rinaldi (ex membro della Direzione Nazionale della FIOM,
Sottosegretario nel Governo Prodi, attuale membro della Segreteria
del PRC) passando per Angelo Bonelli (ex Assessore alla Regione
Lazio, attuale Consigliere alla Regione Lazio, attuale Presidente
della Federazione dei Verdi), solo per citarne alcuni. Non sono
stati assenti neanche esponenti della CGIL, che ricordiamo arrivata
solo all’ultimo momento nello schieramento dei SI, con ad esempio
Oscar Mancini.
La relazione introduttiva,
di Maria Maranò della Segreteria Organizzativa del Comitato ed esponente
di Legambiente, oltre ai saluti e ai ringraziamenti di rito, una
analisi prettamente statistica del voto referendario, un appello
all’unità e all’indipendenza dai partiti, sinceramente un po’ difficile
da sostenere visto i presenti e i relatori che si sono susseguiti,
ha enunciato, senza particolari approfondimenti, i quattro punti
per così dire programmatici del futuro del Comitato: a)
porre l’emergenza climatica al primo posto nelle determinazioni
territoriali globali e locali con il superamento delle fonti fossili
per l’approvvigionamento energetico;
b) riportare all’interno del movimento antinuclearista
europeo le esperienze ed i risultati ottenuti in Italia; c) richiesta e/o proposizione di un piano energetico nazionale e locale
che si basi su tre principi fondamentali: 1. riduzione dei consumi
e risparmio energetico; 2. raggiungimento dell’efficienza energetica
nei sistemi; 3. approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili;
d) armonizzazione e riqualificazione delle tematiche del lavoro
al nuovo scenario energetico.
Sono seguiti molti interventi,
che hanno sostanzialmente ricalcato il taglio “diplomatico” della
relazione introduttiva e i suoi punti principali, che a ben vedere
avevano un netto carattere di tentativo di equilibrio tra le realtà
presenti. Poco o niente, se non qualche accenno, peraltro poco convinto,
agli scenari energetici internazionali, al mondo del lavoro (su
questo l’attenzione ci è sembrata più incentrata verso le imprese
che verso i lavoratori), sulla crisi energetica, sui modelli di
sviluppo, alle passate privatizzazioni anche in campo energetico.
L’Assemblea si è conclusa,
dopo circa sette ore, con l’approvazione di un documento conclusivo
(che riportiamo in fondo) che non è riuscito a spingersi di molto
più in avanti rispetto alle premesse.
Un cammino, ci sembra,
tutto in salita per il Comitato o per il futuro, come sembrerebbe
lo si voglia trasformare, Forum Italiano per l’Energia, per trovare
la quadratura del cerchio nel passare dall’opposizione (il facile
unificante no al nucleare) alla proposta, ma soprattutto se si vuole
dare a questo movimento il respiro e le gambe che dovrebbe avere
in termini di agire politico e soggetto di cambiamento. Soprattutto
in assenza di una approfondita analisi di ciò che ha effettivamente
espresso il voto referendario, degli attuali scenari energetici
e di quelli che si apriranno anche dopo l’esclusione dell’energia
nucleare in Italia, e una coraggiosa e radicale critica agli attuali
modelli di sviluppo e agli attuali assetti internazionali espressi
anche, e fortemente, dall’Unione Europea e dal suo centro produttivo.
Neve al sole, come dopo
il referendum del 1987? Facciamo in modo che non lo sia.
Dal comitato “vota si per fermare il nucleare” un nuovo punto di partenza
VERSO IL FORUM ITALIANO PER L'ENERGIA
PER LA
RIVOLUZIONE ENERGETICA NELLA PROSPETTIVA APERTA
DALLA CULTURA DEI BENI COMUNI
Con il Referendum, quello che potremmo definire “l’equivoco del nucleare”
è stato spazzato via dall’agenda politica ed energetica.
Questo è il punto di
arrivo di una straordinaria e vincente campagna referendaria. Oggi
abbiamo la possibilità di individuare un nuovo punto di partenza.
La vittoria è stata determinata da una molteplicità di fattori, ma in
questa sede è importante per noi sottolinearne soprattutto due.
Il primo. Nel corso
della campagna referendaria è emerso in modo palese il sostegno
popolare, trasversale ai partiti, alla “visione” di una nuova economia
e di un nuovo modello di sviluppo fondata sull’energia distribuita
e su un uso diverso dell’energia, in altre parole su fonti pulite
e rinnovabili e sull’efficienza e il risparmio energetico. Su questa
visione, per oltre metà degli Italiani, si deve basare il futuro
del Paese. E ciò che è più importante è che tutto ciò è stato visto
come un’alternativa vera e concreta al nucleare.
Il secondo. Questa campagna referendaria ha visto emergere una società
in movimento, che ha espresso una nuova politica fatta di pratiche
e metodologie originali, insieme al ridimensionamento del potere
assoluto delle TV a favore della riscoperta di strumenti di propaganda
e informazione basati sul dialogo ed il convincimento diretto di
milioni di persone, accanto all’uso dei social network e della rete.
Tutto ciò è potuto avvenire perché è esploso nel paese un nuovo
bisogno di partecipazione e di impegno che si è nutrito di uno straordinario
interesse per i beni comuni.
La campagna referendaria ha quindi costituito una formidabile occasione
perché si recuperasse il dibattito e l’elaborazione a livello territoriale
su questioni strategiche, nazionali e globali: questo rende possibile,
oggi, intrecciare le esperienze locali in un ambito più collettivo
e in una prospettiva di nuova mobilitazione sociale e culturale
a scala nazionale.
Per tutto ciò oggi è
possibile parlare di un nuovo punto di partenza. A due condizioni.
Che si valorizzi la varietà e ricchezza di posizioni e approcci.
Che non si rinunci ad un’azione unitaria ed efficace una volta individuato
lo scenario condiviso.
Tale scenario può essere
sintetizzato nella contemporanea presenza sulla scena mondiale della
crisi economica e di quella climatica che disegnano il nostro campo
d’azione intorno a tre grandi questioni tra loro intrecciate: lo
sviluppo delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza energetica,
la risposta ai cambiamenti climatici, le opportunità di lavoro e
di modifica degli stili di vita che tutto ciò determina. Grazie
a questi scenari oggi è concretamente possibile costruire una nuova
economia fondata sulla sostenibilità ambientale, a basse emissioni
di CO2, ed un modello di produzione distribuita dell’energia, partendo
dal riconoscimento che stiamo vivendo nella prima fase di una vera
e propria rivoluzione energetica, alla ricerca di un diverso paradigma
di gestione delle risorse, che superi anche la dicotomia pubblico-privato.
L’Unione Europea, ad esempio, sta elaborando una RoadMap per la
decarbonizzazione al 2050. Si tratta di una vera rivoluzione, con
il completo affrancamento dal carbone e dal petrolio che hanno costituito
la base della rivoluzione industriale degli ultimi 200 anni. L’esito
però di questa storica battaglia è tutt’altro che scontato: anzi,
è già in atto un’offensiva tesa a rilanciare l’uso del carbone e
mantenere inalterato il peso dei combustibili fossili.
Dobbiamo anche sapere
che la rivoluzione energetica non è un processo tecnico, ma richiede
un ripensamento profondo dei processi sociali e dei modelli culturali.
Serve perciò rilanciare un grande investimento nella formazione
di un nuovo patrimonio di conoscenza e di consapevolezza delle persone,
che passa sia attraverso un rilancio del sistema di istruzione e
ricerca sia attraverso il recupero dei saperi delle comunità. Serve
pensare a forme nuove e originali di mobilitazione sociale, capace
di tenere insieme le associazioni con i gruppi di acquisto solare,
le imprese con il governo del territorio, i piani di riqualificazione
energetica delle città con la produzione distribuita di energia
pulita, l’apertura di concrete prospettive di futuro per i giovani
con il rilancio del lavoro a partire dal ruolo dei lavoratori nell'intervenire
sui cicli produttivi e sui prodotti nella prospettiva di una riconversione
energetica.
Sono obiettivi e prospettive
ambiziosi. Tanto più che oggi in Italia, a differenza che nella
maggior parte dei paesi europei, non esiste alcuna strategia e programmazione,
né sul Clima e la riduzione delle emissioni climalteranti, né sull’energia.
Sono necessarie scelte strategiche e settoriali
di Governo e Parlamento, con un ruolo attivo delle Regioni
e degli Enti Locali che partano dal chiaro obiettivo di ridurre
le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori energetici
(produzione elettrica e industriale, terziario, trasporti, riscaldamento
e agricoltura).
La forza che abbiamo
accumulato durante la campagna referendaria può trasformarsi oggi
in un grande movimento popolare che costruisca uno spazio pubblico
partecipato capace di produrre risposte concrete alle sfide che
abbiamo delineato, tenendo insieme energie pulite, clima, lavoro,
ricostruendo un'idea di futuro che abbia al centro il benessere
comune.
Oggi possiamo aprire un percorso originale e ci possiamo muovere su più
piani:
·
iniziativa
forte ed incisiva contro
il carbone a partire da una iniziativa nazionale da tenersi
a Porto Tolle in autunno.
·
appoggio
alla Proposta di legge di
iniziativa popolare SVILUPPO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA E DELLE
FONTI RINNOVABILI PER LA SALVAGUARDIA DEL
CLIMA, per chiedere che la nuova Strategia Energetica e Ambientale
Nazionale sia fondata sugli obiettivi europei di riduzione delle
emissioni climalteranti entro il 2020 e sull’obiettivo di completa
decarbonizzazione al 2050, sostenuta da un processo partecipato
di consultazione che veda il coinvolgimento di tutti gli attori
sociali (organizzazioni non governative, sindacati, aziende, cittadine
e cittadini) e delle istituzioni locali e regionali.
·
Avvio di un percorso di confronto con i sindacati
sulle opportunità di coniugare
la sfida energetica con il lavoro.
·
Promuovere una conferenza nazionale per l'energia che elabori un Piano Energetico Nazionale, partendo dall’attuale
overcapacity nella produzione elettrica, per puntare alla progressiva
sostituzione dell’uso di combustibili fossili con le fonti energetiche
pulite e rinnovabili, nel quadro di una generale riduzione del consumo
di energia e un uso più efficiente dell’energia stessa.
·
messa in campo di piani energetici locali, in particolare per le grandi aree urbane,
che sulla base di regole chiare individuino le priorità e le scelte
strategiche, minimizzando l’impatto nell’uso del territorio.
·
iniziativa autunnale per una Strategia Energetica e Ambientale che tagli le emissioni di gas climalteranti globali
e locali, oltre che le emissioni dannose per la salute, che rilanci
l’attenzione in Italia per i cambiamenti climatici e le urgenti
e conseguenti azioni che rispecchino la giustizia climatica a livello
nazionale e internazionale, mobilitando il popolo delle rinnovabili,
del risparmio e dell’efficienza
·
strutturazione di un Centro Studi, che accompagni le elaborazioni territoriali e avanzi
proposte per la convocazione di una conferenza nazionale e la predisposizione
di un vero e proprio piano energetico per l’Italia, ponendo l’obiettivo
ambizioso, come già ha fatto la
Germania, della produzione di energia da fonti
rinnovabili all’80 % entro il 2050, con la contestuale riduzione
del consumo energetico da fonti fossili
·
prosecuzione
della mobilitazione antinucleare
sia per tenere sotto osservazione il nucleare che già c’è (dal decomissioning
alla presenza di uranio impoverito o in ogni modo riprocessato),
sia per lavorare con il movimento antinucleare europeo
·
partecipazione alla cinquantesima Marcia della
Pace Perugia-Assisi perché la necessità di approvvigionamento energetico
e la dipendenza da fonti esauribili e geolocalizzate continua ad
essere, insieme al bisogno di acqua, la causa principale di molteplici
conflitti.
Sulla base di questi elementi l'assemblea decide di riconvocarsi entro
il mese di settembre 2011 per proseguire l'esperienza unitaria della
campagna referendaria, promuovendo la costituzione di comitati territoriali
aperti in un percorso nazionale verso la costituzione di un forum
italiano per l' energia, per la rivoluzione energetica nella prospettiva
aperta dalla cultura dei beni comuni.
beni
comuni.
Luglio 2011
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