Quello dell’assetto idrogeologico in Italia è un problema antico
e drammatico come testimonia una recente ricerca del CNR secondo
la quale, tra il 1960 e il 2010, sono stati 3.407 i morti per
frane, 715 quelli per inondazione. In Italia, in soli 10 anni,
dal 1995 al 2005, l'espansione dell'urbanizzazione ha conosciuto
un'accelerazione senza precedenti.
“Piove, Governo ladro”. Un detto che riecheggia
spesso tra il banale e l’ironico, ma forse in relazione
ai fatti di questi ultimi giorni suona in tutta la sua piena
verità. Ladri di denaro pubblico speso per interessi
privati, ladri di territori, ladri di vite. Decine di morti
in pochi giorni di piogge, territori irriconoscibili, centri
abitati devastati, centinaia di famiglie rimaste senza casa
e senza alternative, non hanno la possibilità di mettere
un trolley su un aereo e cambiare residenza spostandosi semplicemente
in una delle tante a disposizione. Lo abbiamo visto ora al nord,
Liguria, Toscana, Piemonte, come lo abbiamo visto non più
di due anni fa al sud, soprattutto nel messinese.
Certo, sono state piogge torrenziali e violente, e anche su
questo si dovrebbe riflettere, ma non può essere comunque
addotta come giustificazione. La natura che si accanisce contro
l’uomo e contro la quale nulla si può fare è
una rassegnazione strumentale, usata solo per tentare di nascondere
responsabilità. Qualcuno potrà dire che i disastri
maggiori sono avvenuti in territori montani, dove è la
morfologia del territorio che rende ovvio tutto questo, ma anche
questa giustificazione ha tutto l’aspetto del mistificatorio
o, se in buona fede, dell’infantilismo ancor più
dell’infantile. Lo sanno anche i bambini, e lo abbiamo
sperimentato anche tutti noi nella nostra infanzia giocando
sulla spiaggia, che l’acqua ha le sue dinamiche e le sue
regole fisiche, non serve essere ingegnere idraulico o architetto
ambientale, fisico o naturalista.
L’acqua è un ciclo chiuso, che transita dalle
sorgenti ai fiumi fino al mare, che evapora in atmosfera e ricade
sulla terra. In questo ciclo naturale modella il territorio,
crea montagne e valli, disegna coste marine. L’uomo agisce
su questo ciclo, lo ha sempre fatto, e ci mancherebbe altro
che non lo facesse vista l’importanza di questo elemento
per la nostra vita. Come ogni altro essere vivente agisce sul
proprio ambiente traendone vantaggio. Ma è proprio l’opportunismo
del trarne vantaggio che ha sempre creato il presupposto di
un rapporto armonioso. Evidentemente è cambiato il motivo
dell’opportunità. Dalla cura del territorio lungimirante
e per la qualità della vita, anche a fini produttivi,
si è passati all’uso esclusivamente per fini speculativi,
di rendita, di produzione senza limiti. Le naturali zone alluvionali,
delle quali ogni fiume ha bisogno, sono diventati terreni da
lottizzare, le pendici delle zone montane e submontane luoghi
da disboscare brutalmente, da tagliare con strade insensate,
da perforare con chilometriche gallerie, da sventrare con cave
estrattive e senza nessun ripristino ambientale a fine estrazione,
i greti dei fiumi come sede di fondazioni per edifici abitativi
o completamente ricoperti da piazze e strade, argini cementificati
e imbrigliati nel tentativo di conquistare metri da edificare,
valli di bacini idrici usati per impiantare discariche o mega
dighe per centrali idroelettriche di centinaia di MW di potenza,
solo per fare alcuni esempi.
In Italia, in soli 10 anni, dal 1995 al 2005, l'espansione
dell'urbanizzazione ha conosciuto un'accelerazione senza precedenti
e in assenza di pianificazione sovra-comunale: i comuni hanno
rilasciato in media permessi per costruire per 3,1 miliardi
di metri cubi (22,3 all'anno per abitante). E si tratta solo
dell'edificazione legale. Nel 2001 le aree urbanizzate includevano
il 6,4% del territorio nazionale, con un incremento del 15%
rispetto al 1991. Di contro, nello stesso periodo, la popolazione
italiana è rimasta sostanzialmente invariata (crescita
zero). Le aziende agricole sono diminuite nel decennio 2000-2010
del 32%, quelle con meno di 1 ettaro di Superficie Agricola
Utilizzata (SAU), quindi le piccole imprese agricole, diminuiscono
del 50,6% e rappresentano nel 2010 il 30,9% del totale delle
aziende agricole italiane, mentre erano il 42,1% nel 2000. la
SAU totale in Italia è diminuita in 10 anni di quasi
il 3%. E questo solo relativamente ai dati dell’agricoltura
degli ultimi 10 anni, ma la perdita percentuale sarebbe decisamente
più alta se si valutassero gli ultimi 30/40 anni.
Quello dell’assesto idrogeologico è in Italia
un problema antico e drammatico come testimonia una recente
ricerca del CNR secondo la quale, tra il 1960 e il 2010, sono
stati 3.407 i morti per frane, 715 quelli per inondazione.
Proprio qualche mese fa la Regione Liguria, una delle più
colpite dai recenti alluvioni, ha approvato un provvedimento
(Regolamento regionale n.3/2011, pubblicato sul Bollettino Ufficiale
della Regione Liguria del 20 luglio 2011) che ha ridotto da
10 a 3 metri le distanze minime di edificazione vicino ai corsi
d’acqua.
La gestione del territorio dal punto di vista geologico, naturalistico,
paesaggistico è una scienza che non si può continuare
ad ignorare.
Non piangano allora gli amministratori, nazionali e locali,
perché tutti sanno parlare di sviluppo sostenibile, di
“Agenda 21”, di Piani di Assetto Idrogeologico mai
realizzati effettivamente. Sono solo lacrime di coccodrillo.
* Commissione Ambiente della Rete dei Comunisti