Presi dalle questioni sul numero di licenze dei taxi, piuttosto
che se i medicinali possano essere venduti ai supermercati,
se gli avvocati o i notai possano continuare ad averi i privilegi
della loro casta, si è tenuto volutamente in sordina,
anzi pressoché nascosto, uno degli articolo più
pericolosi del nuovo Decreto Legge sulle liberalizzazioni che
il Governo Monti ha varato il 24 gennaio scorso. Sotto il più
assoluto silenzio infatti in quel Decreto è stato inserito
l'art. 25 dall'accattivante titolo "Accelerazione delle
attività di disattivazione e smantellamento dei siti
nucleari" che induce a pensare in modo favorevole alla
soluzione rapida del problema delle scorie nucleari. Non è
affatto così. Nell'articolo non solo non si indica la
soluzione del problema, ma anzi lo si aggrava. Quello che sostanzialmente
stabilisce è che le scorie nucleari possono essere stoccate
ovunque, e questo forse si intende per liberalizzazione in questo
caso, senza il parere preliminare delle Amministrazioni locali,
come invece era fino ad ora.
Il comma 4 dell’articolo 25 da, di fatto, un impulso perverso
alla decommissioning rendendo facilissima l’autorizzazione
di nuovi depositi nucleari, in deroga alle procedure ordinarie.
Il succitato comma, nella sua prima parte, recita:
4. Fatte salve le specifiche procedure previste per la realizzazione
del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico richiamate al
comma 3, l'autorizzazione alla realizzazione dei progetti di
disattivazione rilasciata ai sensi dell'articolo 55 del decreto
legislativo 17 marzo 1995, n.230, nonché le autorizzazioni
di cui all'articolo 6 della legge 31 dicembre 1962 n. 1860,
e all'articolo 148, comma 1-bis, del decreto legislativo 17
marzo 1995, n. 230, rilasciate a partire dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, valgono anche quale dichiarazione
di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza,
costituiscono varianti agli strumenti urbanistici e sostituiscono
ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione,
licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo,
comunque denominati, previsti dalle norme vigenti costituendo
titolo alla esecuzione delle opere.
In sostanza si stabilisce che una volta ottenuto il benestare
del Ministero dello Sviluppo Economico, Sogin può operare
senza ulteriori “ostacoli” burocratici. L’autorizzazione
diventerebbe, infatti, variante, e sostituirebbe ogni provvedimento
amministrativo.
Anche se, dopo la vittoria schiacciante dei referendum, per
il momento non si potranno costruire centrali nucleari in Italia,
il nucleare nel nostro paese rimane pienamente attuale. Infatti
non è bastato chiudere le centrali dopo il referendum
del 1987, e non farle riaprire con il referendum di giugno 2011
per risolvere il problema. La stagione nuclearista degli anni
60', 70' e 80' ci lascia in eredità centinaia di migliaia
di metri cubi di materiale radioattivo (tra rifiuti radioattivi,
sorgenti dismesse e combustibile irraggiato) che vaga, è
il caso di dirlo, nel nostro territorio, frutto della produzione
di energia nucleare in quegli anni e dello smantellamento delle
4 centrali nucleari (Trino, Caorso, Borgo Sabotino, Garigliano)
attive fino agli anni 80'.
Solo di rifiuti radioattivi (senza considerare le sorgenti dismesse
e il combustibile irraggiato) in Italia ci sono circa 30.000
metri cubi (dati ISPRA 2008). Al primo posto troviamo il Lazio
con quasi 8.000, seguito da Piemonte ed Emilia Romagna con oltre
4.000 ciascuno, dalla Lombardia e Basilicata con oltre 3.000,
e dalla Puglia con oltre 1.000. Se il dato si tramuta in Becquerel
(Bq - Il becquerel è l'unità di misura del Sistema
internazionale dell'attività di un radionuclide, ed è
definita come l'attività di un radionuclide che ha un
decadimento al secondo) al primo posto salta nettamente il Piemonte,
con quasi 2.500.000 di GBq solo di rifiuti radioattivi.
Ora, con questo Decreto, si lascia alla SOGIN (Società
Gestione Impianti Nucleari) campo libero per costruire depositi
di scorie ovunque, rendere stabili quelli che fino ad oggi erano
dichiarati provvisori, e ignorare il piano di costruzione del
Deposito Nazionale che doveva essere ultimato nel 2008.
La SOGIN S.p.A. è una società di Stato incaricata
della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della
messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi provenienti dalle
attività nucleari industriali, mediche e di ricerca,
con unico socio il Ministero dell’Economia e delle Finanze,
che ne detiene interamente il capitale sociale, i suoi indirizzi
strategici e operativi sono definiti interamente dal Governo
Italiano. Oltre le quattro centrali nucleari italiane di Trino
(VC), Caorso (PC), Latina e Garigliano (CE) sono stati affidati
in gestione a Sogin gli impianti Enea di Saluggia (VC), Casaccia
(RM) e Rotondella (MT) e l’impianto Fabbricazioni Nucleari
di Bosco Marengo (AL). L’attuale Presidente di Sogin è
Giancarlo Aragona, nel suo curriculum spiccano importanti e
altrettanto preoccupanti incarichi (ricordiamo che con i rifiuti
radioattivi si possono costruire armi nucleari e all’uranio
impoverito), come essere stato Ministro e Rappresentante Permanente
Aggiunto alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso
la NATO a Bruxelles dal 1987 al 1992, Consigliere Diplomatico
del Ministro della Difesa dal 1992 al 1994, Segretario Generale
dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione
in Europa (OSCE) dal 1996 al 1999, Ambasciatore italiano a Mosca
dal 1999 al 2001, membro del Gruppo di Esperti sulla riforma
della Nato nel 2009.
Alla luce di questo Decreto non ci stupirà se la Sogin
costruirà depositi nucleari disseminati per tutta Italia
e nei luoghi più illogici, come ad esempio già
avvenuto in passato in Piemonte nella golena della Dora Baltea
e a monte dell’acquedotto del Monferrato.
Il Governo Monti anche su questo non si differenzia molto da
quello Berlusconi, che nel 2003 rafforzò i poteri di
Sogin decretando lo stato di emergenza sui siti nucleari, a
causa, si disse, del pericolo di attentati terroristici, e che
decise, con procedure semplificate davvero discutibili, la localizzazione
della discarica per rifiuti radioattivi a Scanzano Jonico in
Basilicata, bloccata soltanto grazie alla sollevazione popolare.
Forse abbiamo cantato vittoria troppo presto, e il Governo Monti
che, forse suo malgrado, non può costruire nuove centrali
nucleari, affronta il problema delle scorie con estrema disinvoltura,
in barba al parere popolare espresso con l'esito referendario
del giugno scorso che, bloccando la costruzione di nuove centrali
nucleari, ha dichiarato oltre all'inutilità di quella
opzione energetica anche il rifiuto a vivere con le conseguenze,
in termini ambientali e di salute pubblica, della presenza delle
centrali e delle scorie radioattive da queste prodotte.
Degna di nota è una lettera di qualche giorno fa di Legambiente,
WWF e Greenpeace indirizzata a Monti in cui si augurano la cancellazione
dell’articolo in questione, ma se l’iniziativa dovesse
restare solo questa ci sembrerebbe ben poca cosa.
Quel movimento che si è espresso nella campagna referendaria,
alla luce di questo Decreto, dovrebbe ora ridare voce alle proprie
ragioni. Ma forse l'appoggio diretto o indiretto a questo Governo,
che molti di quei settori oggi esprime, glielo rende impossibile.
Non ci riferiamo certo ai sindacati confederali e al maggior
partito del centro sinistra, che tentarono di cavalcare l’onda
della vittoria referendaria a giochi pressoché fatti
e dai quali non ci aspettiamo certo prese di posizione su questo,
ma alle associazioni, ai comitati, ai partiti e alle organizzazioni
politiche che hanno dato vita ad una importante stagione di
opposizione su questo tema prima del referendum, vincendo quella
battaglia, e che oggi stentano a trovare una loro identità,
e che dovrebbero ritrovare la loro forza indipendentemente da
chi è al Governo o da chi vuole andarci. Noi ci saremo.
* Commissione Ambiente della Rete dei Comunisti
Febbraio 2012