Crescita
minima e politiche antisalari, la crisi così è
destinata ad aggravarsi
di
Joseph Halevi *
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È certo che le manovre di rientro dal debito che verranno
effettuate dal governo Monti richiederanno, contrariamente a quanto
dichiarato dal neopremier, moltissime lacrime.
Si tratta di far scendere in pochi anni il rapporto tra debito
pubblico e prodotto interno lordo verso un livello credibile.
Tuttavia il clima della crescita è pesantissimo perché
questa sarà minima se non addirittura negativa. Inoltre
le misure richieste dagli ambienti imprenditoriali si basano sull'offerta,
cioè sulla deflazione salariale, mai dal lato della domanda,
mentre la crisi non è dovuta a costi eccessivi. Ne consegue
che la crisi si aggraverà, specialmente ora che la Germania
sembra fallire il suo obiettivo di saltare l'Europa ed agganciarsi
alla crescita cinese, peraltro assai problematica. In questo contesto
c'è da segnalare un'interessante nota apparsa il 15 novembre
su Breaking Views della Reuters ove la situazione italiana viene
raffrontata a quella britannica. Il rendimento dei buoni di Londra
è del 2,2% contro il 7% di quelli di Roma, mentre il deficit
pubblico britannico è, in rapporto al pil, molto più
alto di quello italiano. Inoltre il rapporto debito-pil inglese
continua ad aumentare.
La ragione per cui il rendimento dei titoli pubblici londinesi
sia basso e senza l'instabilità dei buoni italiani è
semplicemente dovuta al fatto che la Banca d'Inghilterra stampa
la moneta con la quale acquista il debito britannico. Essa si
prepara in fatti ad emettere 275 miliardi di sterline di quantitative
easing, destinate prevalentemente a comperare i buoni del tesoro.
La nota osserva che con la stessa somma equivalente in euro la
Bce potrebbe coprire i 60 miliardi di euro del deficit pubblico
italiano previsto per il 2012 nonché i 300 miliardi ritenuti
necessari al finanziamento del debito. Per cui se la Bce intervenisse
con la stessa ampiezza che caratterizza l'intervento della Bank
of England, l'Italia non dovrebbe per nulla dipendere dai mercati
per il finanziamento del suo debito. Nei confronti della Bce però
il governatore della Banca d'Inghilterra predica diversamente
dalle sue azioni in patria. Infatti Mervyn King ha detto che spetta
ai governi dei paesi più forti ad agire da prestatori piuttosto
che nascondersi dietro la Bce, segno che il governatore inglese
non considera la Bce un'istituzione con chiara legittimità.
da "il manifesto"
Novembre 2011