L'Unione
Europea al servizio dei monopoli
di
Mauricio Miguel
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"Per i monopoli, "il tempo è denaro" e
le decisioni devono seguire i loro ritmi e interessi contraddittori.
E questi non sono compatibili con la coscienza sociale e con le
libertà e i diritti democratici. E molto meno con l'accettazione
della volontà popolare, come si è espressa in Francia,
in Olanda e poi in Irlanda. E neppure sono compatibili con i cicli
elettorali della democrazia borghese, come è avvenuto in
Grecia e in Italia dove i monopoli finanziari hanno stabilito
chi fossero quelli che meglio garantivano i loro interessi".
Le notizie si succedono al ritmo nervoso del degrado della situazione
economica, politica e sociale nell'Unione Europea. Non c'è
giorno in cui non emergano nuove e più gravi notizie di
una crisi che si approfondisce e di cui si sta approfittando per
tentare di imporre soluzioni reazionarie al corso della Storia.
La situazione è complessa, ma non è più possibile
nascondere la recessione economica e la crisi strutturale che
sta attraversando l'economia reale, aggravata dalla crisi sistemica
del capitalismo e dalle politiche antisociali che si stanno attuando
nell'UE. I limiti imposti alla crescita economica dalla futura
penuria di energia e materie prime per produrre di più
e più rapidamente beni di consumo, come pure ulteriori
stanziamenti di plusvalore rubato al lavoro, non consentono i
tassi di profitto supplementari di cui i grandi monopoli, in particolare
i monopoli finanziari, hanno bisogno. Il momento esige la concertazione
tra le potenze capitaliste dell'UE, che tentano di forzare sugli
aggiustamenti strutturali nella base economica e nella sovrastruttura
politica. L'UE assume un ruolo fondamentale in questo "cambiamento".
Costruita a spese dei popoli e contro i popoli, beneficia dell'attiva
connivenza delle borghesie nazionali che hanno trasferito ciò
che dovrebbe appartenere solo ai popoli: la sovranità nazionale.
Leva determinante per la realizzazione delle speranze e delle
aspirazioni dei popoli, la sovranità è stata trasferita
sul piano formale alla strutturazione di un potere politico sovranazionale,
distante e che non si identifica con il procedere collettivo dei
popoli. L'UE si è trasformata in una struttura di potere
che impedisce la loro partecipazione e il loro coinvolgimento
nei processi di decisione, accentuando il suo carattere di classe
in quanto strumento di sfruttamento del lavoro e di dominazione
ideologica. Impoverendo i lavoratori e il popolo, i monopoli e
il potere politico al loro servizio cercano di indebolirlo e renderlo
più suscettibile alla manipolazione politica e ideologica
contro i suoi stessi interessi. Quanto più si approfondisce
la crisi dell'UE, maggiore è la tendenza alla creazione
di meccanismi di subordinazione delle sovranità e di imposizioni
violente contro chi lavora. I ritmi intensi e la grande interdipendenza
generati dall'internazionalizzazione dell'economia dominata dai
monopoli, particolarmente dai monopoli finanziari, entrano in
contraddizione con la costruzione e l'approfondimento dei processi
democratici. Per i monopoli, "il tempo è denaro"
e le decisioni devono seguire i loro ritmi e interessi contraddittori.
E questi non sono compatibili con la coscienza sociale e con le
libertà e i diritti democratici. E molto meno con l'accettazione
della volontà popolare, come si è espressa in Francia,
in Olanda e poi in Irlanda. E neppure sono compatibili con i cicli
elettorali della democrazia borghese, come è avvenuto in
Grecia e in Italia dove i monopoli finanziari hanno stabilito
chi fossero quelli che meglio garantivano i loro interessi.
La democrazia borghese ormai non serve più alle grandi
potenze e ai monopoli. La crisi ha fornito le condizioni economiche,
politiche e ideologiche perché le grandi potenze tentino
di consolidare il loro dominio su paesi e milioni di persone.
Il programma di aggressione al popolo portoghese che il FMI e
l'UE ci impongono, con l'attiva complicità del governo
e del Partito Socialista, è la forma cinica con cui le
grandi potenze dell'UE impongono ai popoli di altri paesi ciò
che avrebbero più difficoltà ad imporre ai propri
popoli, estraendo così profitti favolosi da questa rapina
organizzata. L'urgenza di trovare soluzioni fa emergere le proposte
più reazionarie che, indipendentemente dal fatto che vengano
o meno realizzate, mettono in evidenza l'arroganza antidemocratica
delle grandi potenze, particolarmente di Germania e Francia. Non
contente di avere mangiato i bocconi più appetitosi dei
paesi con economie più fragili, al punto di arrivare a
rosicchiare l'osso, vogliono ora imporre loro, tra le altre cose,
meccanismi cosiddetti di "disciplina di bilancio", la
cui conseguenza immediata sarà la perdita di sovranità
in una questione determinante, la fine dell'indipendenza nazionale
e la regressione sociale in paesi come il Portogallo al livello
dei paesi del Terzo Mondo.
Dicembre 2011