Urgente!:
Abbiamo bisogno di produrre i nostri alimenti |
Antonio Peredo Leigue* / 11 giugno 2011 (Traduzione
di Rosa Maria Coppolino)
A livello internazionale, i prezzi degli alimenti
si sono alzati del 25% rispetto a due anni fa. I fattori sono molti:
la crisi nei paesi arricchiti, la disuguaglianza dei raccolti, i
biocombustibili, gli sprechi nelle nazioni di maggiore consumo e
vari altri. Però quello che è certo è che c’è
penuria e, molto meno, che questa sia la causa principale dell’innalzamento
dei prezzi.
Secondo la denuncia di un’organizzazione
internazionale, quattro compagnie mondiali controllano il movimento
della maggior parte degli alimenti in tutto il pianeta. Tre di queste:
Archer Daniels Midland, Bunge International e la multinazionale
Cargill gestiscono il 90 per cento del commercio mondiale del grano.
La denuncia segnala che queste imprese fanno speculazioni con i
prezzi.
Non può essere diversamente se teniamo conto
che, l’anno scorso, c’è stato un deficit di offerta
superiore a 45 milioni di tonnellate. Senza dubbio, i paesi arricchiti
, come si può supporre, per mezzo di queste imprese, immagazzinavano
480 milioni di tonnellate, più di dieci volte il deficit
dei raccolti. Non sappiamo a quanto ammonta il volume di questo
immagazzinamento.
Questa organizzazione termina la sua denuncia dicendo
che, nei prossimi decenni, più persone vivranno permanentemente
affamate a meno che, ed è importante sottolinearlo, a meno
che non cambino radicalmente le modalità di coltivazione
e distribuzione degli alimenti.
Si calcola che, al 2030, la popolazione mondiale
sarà aumentata di altri due milioni di persone. In questo
modo, la carenza attuale, si sarà moltiplicata enormemente,
se continueremo con lo stesso sistema di accaparramento della produzione
da parte di alcune imprese e anche governi. Intanto la maggioranza
della popolazione vive nella penuria e, più di mille milioni
di persone, attualmente, si alzano e se ne vanno a dormire con la
fame.
La FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per
l’Alimentazione e l’Agricoltura, ha chiesto all’inizio
del 2011 che quei paesi che si preoccupano e occupano solo della
propria crisi, aumentino le quote per lenire la fame di milioni
di affamati. La sua richiesta non è stata ascoltata e neanche
l’organizzazione ha insistito. Naturalmente, quando si tratta
di fare una guerra, ci sarà sempre il denaro per supportarne
i costi. Due giorni fa le monarchie arabe hanno stanziato più
di 1.000 milioni di dollari affinchè continui il bombardamento
contro la Libia.
Torniamo al tema dell’alimentazione. L’organizzazione
che denuncia la situazione afferma che devono cambiare radicalmente
la maniera di coltivare e la distribuzione alimentare. In che modo?
Naturalmente, per questa organizzazione, risulta difficile dare
soluzioni. Si è fermata lì; il resto è affare
nostro, dei paesi impoveriti che siamo stati condizionati a vendere
materie prime e comprare alimenti.
Una soluzione immediata sarebbe impossessarsi delle
riserve che hanno le grandi imprese. Sappiamo che si trovano nei
paesi arricchiti, ma sappiamo anche che lì è nato
il movimento degli “indignati”. È gente del popolo,
dei popoli, che sono rimasti senza casa, senza lavoro, semza giustizia
e senza futuro. E questa sarebbe una soluzione momentanea. La soluzione
stabile ha radici nel modo di coltivare, nel modo di fare la raccolta,
nel modo di distribuire.
La stessa proposta ci sta suggerendo la via, la
strada attraverso la quale dobbiamo transitare per giungere alla
soluzione. Vediamo: le coltivazioni attuali, a livello mondiale,
sono in mano alle grandi imprese che si sono impossessate delle
sementi, tramutandole o, come si dice ora, convertendole in transgeniche.
Ci deve essere un grosso errore d’informazione in alcuni dei
nostri parlamentari perché propongano di dare il via libera
al commercio delle sementi transgeniche. Quei padroni delle sementi
non permettono che si usi la stessa semenza per un secondo raccolto;
bisogna tornare a comprarle da loro, anche se ne abbiamo conservate
una parte dal primo acquisto, perché hanno il brevetto internazionale.
Naturalmente, tali imprese si scoprono strettamente
alleate con quelle altre che hanno il compito di gestire il mercato
degli alimenti e, tra loro, gestiscono gli affari dalla coltivazione
fino alla distribuzione. Abbiamo già visto che sono quattro
le imprese multinazionali che gestiscono l’affare della vendita
di alimenti in tutto il mondo. Per quanto riguarda quelle che vendono
le sementi transgeniche, non sono più di tre. Siamo in mano
a queste sette sorelle che agiscono come le sette sorelle del petrolio.
Perciò, la soluzione è una sola,
non c’è alternativa. I paesi impoveriti, noi, dobbiamo
chiudere le porte alle sementi transgeniche, anche se nel caso in
cui queste siano sane e non fossero portatrici di geni deformati.
Se, come deve star succedendo, già siamo intrappolati dalle
sementi transgeniche, dobbiamo disfarcene. Essere categorici, bisogna
espellere i loro rappresentanti imponendo l’indipendenza nazionale.
Dal lato positivo, dobbiamo lavorare seriamente
nel portare a buon fine la promessa che, a dicembre 2005, avevamo
fatto al popolo boliviano: l’indipendenza nazionale. Dobbiamo
farlo ora stesso, l’unica forma per resistere all’aumento
del prezzo degli alimenti è che ci produciamo quello che
vogliamo e, inoltre, che lo produciamo con i nostri mezzi. Non possiamo
entrare nel circuito delle grandi imprese che finirebbero con l’impossessarsi
delle nostre coltivazioni.
Infine, la distribuzione deve essere in mano al
popolo. Qualsiasi impresa, che piccola che fosse, finirebbe per
essere dipendente dalle grandi multinazionali. Lo stesso Stato,
affrontando questo compito, non tarderebbe a giungere ad accordi
con gli imprenditori nazionali, che sono sottomessi al commercio
internazionale. L’organizzazione sociale, vale a dire il popolo
organizzato, deve farsi carico di questo compito. Compito che inizia
con la coltivazione e finisce con la distribuzione.
*la storia del giornalista boliviano Antonio
Peredo Leigue, il maggiore di cinque fratelli tra i quali ci sono
Roberto(Coco) e Guido (Inti), due leggendari combattenti “elenos”
(ramo cileno dell’esercito di liberazione nazionale ELN creato
dal Che in Bolivia. N.d.t.) che hanno lottato insieme a Che Guevara
in Bolivia, e Osvaldo (Chato), il minore, che ha realizzato un ultimo
tentativo guerrigliero a Teoponte nel 1969, è un esempio
chiaro di quell’”uomo nuovo” che ci ha fatto intravedere
il Che.Il profondo dolore che ha significato la morte di Coco e
Inti, non hanno piegato quest’uomo, che attualmente è
deputato e capogruppo parlamentare – 27 deputati e 8 senatori
. del Movimento al Socialismo (MAS), che rappresenta la seconda
forza politica della Bolivia e una delle esperienze più interessanti
dell’America Latina.
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VERITA’, GIUSTIZIA, MEMORIA,
RISARCIMENTO
NIENTE DI PIU’ NIENTE DI MENO
Componenti del Coordinamento Ex
Prigionieri Politici Cileni: Agrupacion ExPP de Copiapó,
Agrupacion ExPP V Región, Coordinadora ExPP Santiago, Coordinadora
ExPP VIII Región, Agrupacion ExPP IX Región, Agrupacio
Ex PP Purranque, Agrupación Ex PP Paillaco, Coordinadora
Ex PP Valdivia, Coordinadora Ex PP Osorno
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Giugno
2011
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