Bolivia,
vincono gli indios: la strada non si farà |
Dopo più di 60 giorni di marcia e centinaia di chilometri,
gli indios vincono la prima battaglia per la salvaguardia del loro
territorio
Il territorio indigeno del Parque Nacional Isiboro Secure resterà
incontaminato come lo è stato fino a oggi. Dunque, gli indigeni
che vivono nella zona e che si erano messi in marcia verso la capitale
La Paz per chiedere che i progetti di costruzione di una strada
nella zona amazzonica venissero accantonati, hanno vinto.
Il presidente Evo Morales ha a tutti gli effetti fatto marcia indietro
e ha dichiarato il territorio intoccabile. Ma ci sono voluti mesi,
proteste e violenze per far cambiare idea al presidente.
In ogni caso, per ora, ma la cosa dovrebbe ormai essere definitiva,
la strada che avrebbe tagliato a metà l'area amazzonica fra
Villa Tunari e San Ignacio de Moxos, non si farà. Come non
si farà alcun nuovo insediamento che possa mettere a rischio
le ricchissima biodiversità della zona.
"E' un buon segno" da parte del Governo ha commentato
Rafael Quispe, uno di leader degli indios che è stato ricevuto
dal presidente Morales, anche se ha dimostrato molta cautela.
Ma la vittoria della popolazione che ha protestato per molto tempo
è netta e chiara. Morales, che con questa mossa probabilmente
farà rialzare gli indici relativi alla sua popolarità
e magari guadagnerà anche qualche consenso in più,
ha utilizzato una definizione cara agli indios zapatisti messicani
che al di fuori dei loro territori espongono un cartello dove si
legge: "Qui comanda il popolo e il governo ubbidisce".
E questo ha detto Morales: "Il problema di quel territorio
è stato risolto e questo si chiama governare obbedendo".
Ovviamente la questione non è ancora del tutto archiviata.
Ci vorrà ancora un po' di tempo per definire al meglio le
prossime strategie, sia da parte dell'amministrazione boliviana
sia da parte dei manifestanti. Al vaglio di Morales verranno sottoposti
altri 15 punti di un'agenda che contempla le necessità della
popolazione indigena locale (che come ricordano i manifestanti è
tutelata dalla Costituzione).
Fra i punti più importanti da discutere c'è la chiusura
dei pozzi di petrolio rimasti aperti e che continuano a inquinare
le acque e le terre della riserva. Nel frattempo, anche l'amministrazione
brasiliana entra nel merito della vicenda. Parte dei benefici della
costruzione della strada che avrebbe attraversato l'area amazzonica
sarebbero andati al Brasile che oggi si aspetta dal presidente Morales
un progetto alternativo, come sottolineato dall'ambasciatore brasiliano
a La Paz: "Dal nostro punto di vista sarebbe importante trovare
un'alternativa che metta insieme interessi politici, economici,
ambientali e di sviluppo sociale"
Ora via al dialogo e se il presidente vorrà continuare sulla
strada del rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione boliviana,
quella intrapresa da alcuni giorni sembra essere proprio quella
giusta.
da peacereporter 28/10/2011
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