DAL
MAS IN BOLIVIA L'INDICAZIONE DELLO “STRUMENTO POLITICO”
PER L'ALTERNATIVA ALLA SOCIETA' DEL CAPITALE
LUCIANO
VASAPOLLO
“Chiedo
agli indigeni che mi controllino e che, se non avanzo abbastanza,
mi spingano. Ci troviamo davanti al trionfo di una rivoluzione democratica
e culturale. Siamo passati dalla resistenza alla presa del potere…
Proseguiamo la lotta di Tupac Katari e saremo noi a portare avanti
i compiti che ci ha lasciato il Che”
Evo Morales dal Giuramento per l’insediamento
a Presidente
L'America
Latina è ancora una terra coloniale, la sua dipendenza imposta
dal capitale internazionale continua a rappresentare quel contesto
in cui si approfondisce il crescente controllo trasnazionale dei
processi di accumulazione nazionale, non solo attraverso la compressione
dei diritti del lavoro e dei diritti sociali, lo sfruttamento a
fini mercantili e consumistici della natura, ma soprattutto
negando l'accesso alla proprietà sociale dei beni comuni.
E proprio sull’America Latina continua a guardare anche
la sinistra di governo , e non solo, europea solo in funzione delle
opportunità di mercato che offre e mai per i chiari messaggi
politico-sociali che invia, cioè il gran potenziale dei movimenti
sociali che sono stati in grado, ad esempio in Bolivia, Venezuela,
Ecuador, oltre alla tenuta storica ed eroica del socialismo a Cuba,
di sostituire le idee economiciste del sistema attuale del capitale
con quelle di solidarietà umana, internazionale e anticapitalistica
che sta configurando i processi per e nel Socialismo del XXI secolo.
Ad esempio il MAS-IPSP ( Movimento al Socialismo –Strumento
Politico per la Sovranità dei Popoli) in Bolivia è
stato in grado di contrastare il potere politico ed economico e
della cultura del profitto, dei precedenti governi neocolonialisti,
o di un ipotetico schieramento progressista ma nei fatti neoliberista,
andando a realizzare un miglioramento delle condizioni umane e ambientali
del lavoro, attuando un autonomo processo di transizione al Socialismo.
“Non si trattava più di cambiare il mondo senza
prendere il potere come proposto dagli zapatisti messicani né
di prendere il potere senza cambiare il mondo, come capitava con
la sinistra che, secondo lo storico inglese Perry Anderson, aveva
vinto le elezioni dopo aver perso la battaglia delle idee, ma di
cambiare il mondo dallo Stato e dal potere, una
utopia tentata più volte, con esiti alterni nella storia
dell’umanità”
Ciò è stato possibile attraverso l’articolazione
di un vero e proprio strumento politico, cioè il MAS, che
è stato in grado di creare un sodalizio fra i movimenti sociali
e le loro lotte contro le privatizzazioni dei beni comuni, e le
lotte e l’educazione dell’alternativa proposte storicamente
dai popoli indigeni originari, coniugandole con l’iniziativa
politico-sindacale proveniente dai cocaleros, dai mineros
e da tutte le strutture e organizzazioni politiche che storicamente
in Bolivia si sono poste sul terreno del conflitto anticolonialista
e antimperialista.
Ciò ha
dato maggiore impulso ed organizzazione al conflitto sociale ponendo
al centro i bisogni reali delle varie componenti del popolo lavoratore
boliviano portando alla vittoria di Evo Morales e del MAS, rafforzando
l’indipendenza dei movimenti sociali e contadini e dando nuovi
elementi e nuovo impulso a forme politiche ed economiche di una
solidarietà più ampia che supera i confini contadini
e si realizza soprattutto con altri gruppi di lavoratori nelle loro
diversità e complessità, dagli operai ai minatori,
agli artigiani,agli Aymaras urbani e delle metropoli che si stringono
in relazioni culturali, sociali e politiche con i propri fratelli
della campagna.
Già da metà degli anni ’90 per valorizzare
la propria storia e la propria identità, la propria cultura
che si oppone allo sfruttamento del modo di produzione capitalista
sulla natura, che i popoli originari insieme alle organizzazioni
storiche, politiche e sindacali della sinistra sociale e di classe
hanno ripreso l’iniziativa di lotta e di
governo per un cambiamento radicale all’interno
del proprio paese. Ed è proprio in questo ciclo ascendente
di lotte che si è sviluppato in forme diversificate, che
il MAS guidato dal dirigente sindacale cocalero Evo Morales Ayma
si è mosso su un terreno di lotte sociali e politiche che
si sono trasformate in Governo .
Il programma politico del MAS ha scelto prioritariamente di coinvolgere
i movimenti sociali per autorappresentarli nella sfera statale,
combinando cioè le lotte sindacali con le lotte e la cultura
delle popolazioni originarie che, oltre ad avere in comune l’elevato
livello di povertà, gli alti tassi di mortalità
e di emarginazione sociale , si distinguono per la loro antica cultura
solidaristica, la loro educazione, comunitaria, per il rapporto
privilegiato che hanno avuto da sempre con la natura con la
terra, la Madre Terra, Pacha Mama.
La capacità del MAS è stata proprio quella di dare
espressione alla combinazione di politico e sociale, superando anche
le forme cosiddette “democratiche” che però hanno
continuato nell’esclusione della maggioranza nazionale indigena,
proprio quella che si è opposta in maniera più diretta
e dura al modello neoliberista delle privatizzazioni delle imprese
statali e alla perdita di sovranità nazionale sulle risorse
naturali come il gas e il petrolio. E’ così che il
MAS ha saputo riportare le lotte dei popoli originari su un terreno
politico di classe, unendo alle lotte degli altri settori di lavoratori
per continuare insieme la battaglia capace di evitare lo sfruttamento
senza regole dei loro territori da parte delle grandi imprese multinazionali
del mondo cosiddetto “emancipato”, “sviluppato”,
cioè quello dello sviluppismo quantitativo e consumista del
capitale.
E’ il concetto di una Bolivia degna, sovrana e produttiva
per il Vivir Bien che fa parte del programma del Movimento Al Socialismo
(MAS), un movimento strumento politico per la sovranità popolare
che ha saputo portare il primo indios alla Presidenza della Repubblica.
Il concetto educativo e politico fondamentale di questa filosofia
andina e amazzonica del Vivir Bien si basa su una idea di convivenza
comunitaria ; l’indigenismo identifica tale paradigma con
il piacere del vivere in armonia con la Madre Terra.
L’alternativa che propone questo movimento sostiene concetti
di classe, come ad esempio che il contadino deve tornare a possedere
la terra che coltiva e che i popoli originari devono avere diritto
sui territori nei quali vivono e garantire il mantenimento del rispetto
e dell’equilibrio socio-ambientale, e critica il modello politico-economico
ed educativo occidentale che non pone al centro di tutto l’uomo,
come figlio di Pacha Mama, in quanto parte della natura ma piuttosto
gli interesse materiali del profitto, dell’accumulazione,
dello sfruttamento dell’uomo e della natura.
Una cultura e una educazione, quindi, del “vivir bien del
socialismo comunitario”, in armonia con la Madre Terra, come
la definisce il MAS in piena sintonia con il movimento indios boliviano;
un’economia socio-ecologica politica che si coniuga
ai processi di lotta che uniscono le varie forze sociali in un’alleanza
“di resistenza globalizzata”, in grado di organizzare
i lavoratori e gli sfruttati in modo tale da costruire una alternativa
socialista allo sviluppo capitalista, un’alleanza di sinistra
anticapitalista che garantisca equità, redistribuzione della
ricchezza nella giustizia sociale, salari minimi dignitosi, sanità,
alloggi e diritti sociali, economici e civili per tutti, vera protezione
ambientale, diritto all’indipendenza economica, sociale e
politica.
Tale continuità culturale significa esplicitazione
da parte del MAS di un modello politico che pone al centro le lotte
dei popoli naturali e delle organizzazioni di classe dei contadini
e degli altri lavoratori con una pratica politica che è anche
dimostrata dalle forme cosiddette di istituzioni di reciprocità,
dove il soggetto non è la collettività in quanto tale
ma l’interscambio di beni, servizi ed energia fra unità
familiari individuali e ciò vale anche a livello intercomunitario.
Il MAS ha saputo riportare a protagonismo politico anche il senso
comunitario del popolo Aymara, dimostrato non solo dal ruolo delle
assemblee e delle decisioni comunitarie o dalla centralità
dell’istituzione del lavoro e dell’aiuto reciproco,
anche per quanto riguarda le necessità primarie dell’interscambio
di beni alimentari ed energetici, ma anche per la cosiddetta solidarietà
emotiva, spirituale, anche relativa alle feste, alle cerimonie rituali
e religiose, ai legami di gruppo, alle decisioni collettive in chiave
redistributiva e le continue interazioni comunitarie anche in campo
non direttamente economico attraverso istituzioni di reciprocità.
Alle politiche neoliberiste il MAS ha saputo opporre una vera e
propria lotta per l’autodeterminazione ed anche per la “sovranità
alimentare”, ossia la possibilità per tutti i lavoratori
di definire e tracciare attraverso le proprie organizzazioni
di base le politiche di produzione e quelle di distribuzione degli
alimenti, con il rispetto delle diverse culture e tradizioni educative
che caratterizzano i diversi popoli valorizzando anche le forme
di produzione adottate dalle popolazioni indigene come la difesa
della foglia di coca che si coniuga al grande ideale della dignità
e sovranità della Bolivia nazione.
“Nelle riunioni del MAS la supremazia sindacale emergeva
in modo quasi fisico: al tavolo degli oratori si disponevano i dirigenti
delle organizzazioni dello Strumento Politico (come la CSUTCB, la
Confederazione delle Donne Contadine), mentre i parlamentari si
accomodavano in sala e dovevano rendere conto delle loro attività
agli organi sindacali. Si trattava di una forma inedita per l’America
Latina di combinazione fra il politico e il sociale che avrebbe
portato ad una intensa crescita elettorale grazie anche all’abilità
del MAS-IPSP e di Evo Morales di legarsi a settori urbani come la
Coordinadora del agua di Cocha Bamba e di rappresentare sul terreno
istituzionale la crescente ondata delle proteste contro il modello
neoliberista in vigore dal 1985”.
Ecco come lo studio e lo sviluppo di teorie legate
a pratiche di lotta sociale indirizzate dall’organizzazione
come “strumento politico” per l’alternativa siano
il congiunto per la critica dell’economia applicata del capitale
e per costruire invece la transizione al Socialismo. Ciò
è possibile a partire da una economia socio-ecologica politica
come supporto e interscambio di esperienze con i movimenti di lotta
internazionali dei lavoratori; in un intrecciarsi di teoria e pratica
della lotta di classe, dove la contraddizione capitale-natura è
assunta tutta dentro le dinamiche del conflitto capitale-lavoro,
per il superamento del modo di produzione capitalista nella costruzione
concreta dei percorsi del Socialismo nel XXI secolo.
I successi del MAS sono quelli dei movimenti contadini, di lotta
e di azione diretta nel bloccare le privatizzazioni, nel mettere
in fuga molti regimi neoliberisti nella Nuestra America e sono proprio
basati sul fatto di essere legati ai bisogni della gente,
ai bisogni dei lavoratori, contadini ed operai organizzati
sul terreno del conflitto di classe. Le importanti conquiste dei
movimenti sociali e di classe in America Latina oltre alle sfide
politiche che hanno affrontato anche sul piano elettorale e istituzionale
dando un fondamentale contributo alla vittoria di fronti democratici,
progressisti e di sinistra oggi, stanno tentando di porsi su un
terreno più avanzato, cioè sul piano dell’organizzazione
e della rappresentanza politica di classe.
Un’America Indio –Africana che nei percorsi
del Socialismo nel e per il XXI secolo sta sperimentando
una transizione di alternativa al capitalismo coniugando esperienze
, culture, politiche, modelli educativi socio-ambientali e pratiche
socio-economiche del socialismo comunitario, con il
socialismo bolivariano del Venezuela e il socialismo martiano
e marxista che ha ad oggi il punto di riferimento più
alto a Cuba.
La sete di giustizia sociale, la capacità di costruire nuove
forme di democrazia partecipativa stanno dando l’impulso alla
maggior parte dei governi dei paesi della Nuestra America per avviare
un nuovo percorso dove al centro della scena politica si collocano
i lavoratori, imperiosamente, la natura e il popolo indigeno, la
maggioranza silenziosa da secoli sottoposta a condizioni di sfruttamento
inumane e ora diventati soggetto dirigente dei processi di trasformazione
politica e socio-economica in atto nei percorsi reali del Socialismo
nel XXI secolo.
Cuba, il Venezuela e la Bolivia forniscono chiari esempi di come
fare politica del e con il popolo e come questa crea i presupposti
per prendere e tentare con determinazione di difendere
nel tempo il potere politico , con una netta configurazione di classe,
con la contaminazione fra cultura marxista e cultura indios e rivoluzione
bolivariana, nella costruzione di una globalizzazione dell’armonia
solidale, contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo,
contro la distruzione della natura.
La scommessa sulla possibilità di far partire il percorso
del Socialismo del XXI secolo in tutta Nuestra America si gioca
proprio sull’asse Cuba-Venezuela-Bolivia. E anche tale considerazione
da parte nostra non è basata su un sentimentalismo nostalgico
rivoluzionario, caro a tanta cultura di sinistra eurocentrica che
dice di appoggiare le rivoluzioni lontane da casa propria e poi
accetta e spesso promuove le sostenibilità del modernismo
sviluppista, di un incompatibile e inesistente capitalismo temperato
a carattere sociale.
Solo muovendosi sulle linee guida di Cuba, del Venezuela, della
Bolivia, dell’Ecuador le riforme parziali possono essere
consolidate, le tattiche e le lotte per rivendicazioni parziali
trasformarsi in vere strategie per il superamento del capitalismo.
Ecco perché è strategico il nostro appoggio al rafforzamento
dell’asse portante rivoluzionario Cuba-Venezuela-Bolivia,
poiché esprimono quella soggettività politica
che avanza nella costruzione reale del progetto del
Socialismo nel XXI secolo.
Cfr. Pablo Stefanoni
, Hervè Do Alto: “Evo Morales. Il riscatto degli
indigeni in Bolivia”, Sperling & Kupfer, 2006, pag.
5 e 6
Per l’approfondimento
su tali tematiche è in corso di pubblicazione il n.3-4-2009
della rivista Nuestra America con articoli di molti dirigenti
del MAS e di intellettuali militanti che stanno contribuendo
al successo del processo rivoluzionario in Bolivia.
Per approfondimenti
su questi temi si veda Xavier Albò “Desafios
de la solidaridad Aymara”, Cuaderno de investigacion
CIPCA n. 25, La Paz, 1985, pag. 38 e segg. Per una analisi della
relazione fra lotta e culture dei popoli originari e questione
di classe si vedano tra gli altri : Vasapollo Luciano ( a cura
di) : “Capitale, Natura, Lavoro”, Jaca
Book, ottobre 2008; Rita Martufi, Luciano Vasapollo ( a cura
di) : “ Futuro indigeno” Jaca Book, settembre
2009
Cfr. Pablo Stefanoni
, Hervè Do Alto, op. cit. pag. 49
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