LA
VOCE DEI PROTAGONISTI
Intervista
a Oltre Confine di Luciano Vasapollo -
Rete dei Comunisti e Direttore di Nuestra America
1) Le recenti
elezioni nello stato plurinazionale di Bolivia, dove tu eri fra
gli osservatori internazionali, hanno dato una grande vittoria per
il presidente Evo Morales. Che esperienza hai tratto dalla tua presenza
a La Paz?
R.: Queste consultazioni hanno rappresentato un importante evento
nel processo democratico della Bolivia. Il processo elettorale è
stato una grande prova di democrazia reale e compiuta che ha visto
una notevole partecipazione popolare. La Bolivia sta sperimentando
con Morales una sempre più consolidata democrazia partecipativa.
In Europa le democrazie rappresentative non comprendono bene ciò
che sta avvenendo qui o in Venezuela. Possiamo affermare che la
democrazia rappresentativa, critica e non riconosce i valori della
democrazia partecipativa, senza neanche fare il minimo sforzo per
capirla, per confrontarsi, per imparare. Nei giorni in Bolivia ho
potuto notare come l’intera popolazione abbia partecipato
al voto con grande tranquillità, maturità e coscienza.
Non abbiamo riscontrato nessun problema ma la volontà di
essere collettivamente protagonisti. Questa è una delle prove
della stabilità della democrazia partecipativa e di un reale
processo rivoluzionario che si consolida nonostante una destra aggressiva
ed eversiva.
2) Oltre a Evo Morales anche il suo partito, il Movimento
al Socialismo (Mas), ha ottenuto un grande successo. A tuo giudizio
come pensi che Morales e il Mas sfrutteranno questa vittoria per
i prossimi anni di legislatura?
R.: In Bolivia si sta dimostrando che un processo di trasformazione
delle dinamiche della transizione al socialismo, che solo dieci
anni fa sembrava impossibile, sta diventando realtà. Per
fare un esempio e su questo tornerò fra breve, contro il
tentativo di privatizzare i beni comuni, prima dell’avvento
di Evo, si è formato un movimento sociale di base importantissimo,
con una forza di cambiamento incredibile.
In Bolivia i cocaleros, i minatori e gli operai hanno continuato
a mantenere una loro indipendenza e specificità nel processo
rivoluzionario e una autonomia che li ha resi quasi imprescindibili,
indispensabili per la qualità del processo di trasformazione.
Si sono dotati di uno strumento politico proprio di confederazione
dei movimenti sociali, come il Mas, che anche se può avere
qualche contraddizione interna, fa prevalere l’aspetto più
importante di questo processo e cioè che nessuna struttura
burocratica di partito gestisce e dirige i movimenti popolari e
sindacali di base. E’ il movimento sociale nelle sue diverse
componenti che sente la necessità di ricorrere a uno strumento
politico per dare rappresentanza al blocco sociale.
E’ molto importante che il processo boliviano acquisti forza.
I risultati elettorali a favore di Morales sono un ottimo risultato
anche per il processo di integrazione latinoamericano e di stimolo
e di esempio per una disperata sinistra europea. Spero fortemente
che nel prossimo futuro questi avvenimenti diventino un riferimento
importante per i partiti della sinistra in Europa, perché
dobbiamo farla finita con la visione eurocentrica del mondo, un
retaggio del colonialismo europeo e della attuale impostazione dell’Unione
Europea.
Le popolazioni originarie, contadine e indigene sono una parte fondamentale
del processo di transizione al socialismo, non attraverso una visione
e un approccio antropologico, “etnico” ma soprattutto
con una pratica politica e connotati di classe. Questa in atto in
Bolivia è una rivoluzione importante per tutta l’America
latina e anche per noi europei. Non dobbiamo perdere la speranza,
visto che la storia non è affatto lineare, che possa avvenire
qualcosa di analogo anche altrove.
La guerra dell’acqua, la difesa dei beni comuni, i paradigmi
del Vivir Bien e della Pachamama sono i nuovi orizzonti del vivere
sociale e politico e del costruire la via al socialismo del popolo
boliviano. La relazione di armonia con la natura è la denuncia
del disastro ambientale provocato dal capitalismo non contro una
persona o un settore di classe, ma contro tutta l’umanità,
perché questa che stiamo vivendo è una crisi ambientale,
alimentare, economica, sociale, energetica, ecco perché la
crisi è sistemica.
Questa della rivoluzione boliviana è una cultura che parte
dai movimenti di base, dai movimenti sociali, dalla gente povera
che può plasmare il fare governo nel socialismo. Questa è
la peculiarità della rivoluzione boliviana.
E’ una grande sfida che dapprima ha vinto le elezioni quattro
ani fa e ha approvato la nuova Costituzione affinché ora,
con la vittoria del 6 dicembre scorso, nei prossimi cinque, o dieci
anni, si possano realizzare riforme strutturali, sociali ed economiche,
nazionalizzazioni e ridistribuzione a tutti i lavoratori della ricchezza
sociale, dopo secoli di sfruttamento colonialista, imperialista
e neocolonialista.
Oggi si deve costruire un processo di transizione al socialismo
adesso con mercato, non di mercato, e nel medio-lungo periodo solo
con forza di organizzazione e di spinta ideologica si potrà
superare questa contraddizione. I movimenti sociali da soli e le
lotte non bastano, ora bisogna lottare e governare la transizione
al socialismo dotandosi anche di una organizzazione politica fortemente
strutturata sul piano ideologico.
Questa è la grande novità del XXI° secolo, è
per questo che preferisco parlare di socialismo nel o per
il XXI° secolo, perché nel secolo passato i partiti
comunisti hanno commesso molti errori, però stiamo parlando
della storia come processo dialettico nel quale, quindi, non si
può dire che tutto sia stato un errore, ma va salvaguardato
il patrimonio storico del movimento di classe, socialista e comunista.
In Bolivia il socialismo è differente da quello di Cuba o
del Venezuela; l’aspetto più importante è la
strategia del cambiamento, ossia contrapporre una alternativa forte
all’imperialismo, essere rivoluzione antimperialista ma prima
ancora anticapitalista, per creare una società differente
e quindi socialista, perché non è possibile vivere
in una società globale con più di 4 miliardi di persone
che anche se a livelli diversi, soffrono la fame; una società
in cui poche centinaia di straricchi possiedono la ricchezza di
4 miliardi di persone super sfruttate.
Il governo di Evo è al potere da soli 4 anni, e in un lasso
di tempo così breve non si possono risolvere i problemi causati
da oltre 500 anni di colonialismo. Tanto è già stato
fatto in termini di riforme strutturali anche a significativo carattere
antimperialista e anticapitalista. Sono processi molto lunghi e
faticosi.
3) Oggi gli Stati Uniti di Obama insistono con la stessa
politica estera di Bush e il tanto auspicato cambio finora non c’è
stato. In America latina il processo rivoluzionario bolivariano
prosegue il suo cammino. La Bolivia è un paese fondamentale
con Venezuela e Cuba di questo processo che realizza concretamente
l’ALBA cioè l’Alleanza Bolivariana per i popoli
di Nuestrra America, come vedi il futuro del subcontinente americano?
R.: Il latinoamerica rappresenta qualcosa di molto particolare nello
scenario politico mondiale. Infatti, come molti sanno, in questi
ultimi anni sta vivendo un momento caratterizzato da grandi cambiamenti
strutturali. Ho un infinito rispetto per la rivoluzione cubana che
nel 2009 ha compiuto i suoi primi 50 anni. Si può essere
d’accordo o meno con questo processo rivoluzionario ma non
si può disconoscere la dignità di un popolo, l’alto
livello raggiunto dalla sanità e dall’istruzione pubblica
e la solidarietà internazionale, pensate solo per fare un
esempio attuale che Cuba aveva da anni centinaia di medici e infermieri
ad Haiti per aiutare gratuitamente i poveri di quel paese. Sono
dati che non possiamo tralasciare o far finta che non esistano e
sono tutte fondamentali conquiste della rivoluzione.
Ormai sono già più di dieci anni che l’America
latina sta attraversando un processo molto complesso e allo stesso
tempo contraddittorio, che però fa si che paesi come il Venezuela,
la Bolivia, l’Ecuador, il Nicaragua, ora anche l’Uruguay
e a suo modo pure il Brasile, si interroghino e cerchino di arrivare
ad una completa unità latinoamericana. Pensiamo ad esempio
all’ALBA, di cui abbiamo accennato poca sopra, esso è
un grande progetto che non rientra affatto nelle regole del mercato
internazionale, del FMI o della Banca Mondiale. Attraverso l’ALBA
si stanno costruendo nuove relazioni economiche e sociali, grazie
anche a Telesur, a Petrocaribe, al Banco dell’ALBA e poi del
Sur e all’idea di una moneta unica, il sucre, per tutta l’area
geopolitico-economica.
Tutto questo a me pare realizzi le idee bolivariane e martiane che
erano anche le stesse del Che, ossia raggiungere l’indipendenza
e la via socialista latinoamericana. Questa è una grande
terra o come diceva il Comandante Guevara, è la Maiuscola
America, non per la vastità dei suoi confini ma per
la forza dell’autodeterminazione popolare.
In Latinoamerica il conflitto tra capitale e lavoro è il
punto cruciale in cui si ritrovano più alte le tante contraddizioni
del modo di produzione capitalista, ovviamente in modo diverso da
paese a paese. Noi siamo molto attenti a questi aspetti, a questi
processi rivoluzionari, ai movimento sindacali, di base e di lotta
che con la forza dell’organizzazione politica sanno prendere
e gestire il potere di classe per costruire concretamente il socialismo
per il XXI° secolo.
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