NUESTRA
AMERICA:
report sul PRIMO e SECONDO giorno del congresso
pccuba
E IL DOCUMENTO RETE DEI COMUNISTI su risposta alla campagna
contro cuba e sinistra eurocentrica
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“Abbiamo la responsabilità
di preservare il futuro socialista della patria”, ha detto
il compagno Raul Castro Ruz, aprendo i lavori del 6°Congresso
del Partito Comunista di Cuba.
REDAZIONE DI NUESTRA AMERICA
Con i messaggi e i saluti provenienti da ogni parte del mondo si
è aperto ieri il VI Congresso del Partito Comunista di Cuba.
Il congresso che è iniziato nel pomeriggio del 16 aprile,
ha preso il via con le celebrazioni per il 50° anniversario
della vittoria di Playa Girón e con la proclamazione del
carattere socialista della Rivoluzione Cubana.
Il Presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha inviato un messaggio
di saluto nel quale afferma “d’aver visto in tutti i
preparativi, l’animo indistruttibile della gloriosa Rivoluzione
cubana, per consolidare e avanzare nel suo progetto socialista,
che rappresenta benessere, equità e protagonismo di tutto
il suo popolo ed in particolare dei giovani e delle donne in questo
invitto progetto di liberazione che è un esempio per Nuestra
America e per il mondo”, come segnala il testo pubblicato
dal sito El 19.
Il VI Congresso che ha luogo nel Palazzo delle Convenzioni alla
presenza di mille delegati eletti per l’importante assise
dei comunisti cubani, dibatterà il Progetto delle Linee di
Politica Economica e Sociale del Partito e della Rivoluzione, (
le tesi ) documento discusso dai cittadini e lavoratori cubani in
migliaia di incontri che si sono svolti in ogni città, quartiere
e luogo di lavoro nei mesi precedenti.
Il Partito Comunista Cubano è impegnato a tracciare le prospettive
rivoluzionarie della transizione socialista nel XXI secolo, dovendo
fronteggiare non solo il vile bloqueo imposto dall’imperialismo
americano, ma le pesanti ricadute della crisi sistemica del capitalismo.
L’impatto della crisi mondiale nell’economia cubana
comporterà solo nel 2011, per importare alimenti primari,
una spesa extra di 308 milioni di dollari. Il blocco economico statunitense,
la crisi internazionale, la scelta forzata di realizzare valuta
attraverso il turismo, è chiaro che tutto ciò provoca
difficoltà e nodi nella transizione al socialismo, delle
contraddizioni nel processo rivoluzionario, poiché come tutti
i processi è naturale che anche quello cubano viva le proprie
contraddizioni muovendosi sul cammino sempre del loro superamento
a volte difficoltoso, e che spesso appaiono quasi irrisolvibili
in una dimensione in cui non esiste come ai tempi dell’URSS
e del Comecon un blocco internazionale socialista di riferimento
Scrive il Granma “Senza dubbio le coperture per offrire miracoli
stanno finendo e in un mondo dove la matematica del commercio accresce
il suo pragmatismo, mentre gira sempre più forte il vortice
contro coloro che hanno meno, dobbiamo utilizzare i nostri suoli
e le industrie con le nostre forze, per uscire da questa corrente”.
“Abbiamo la responsabilità di preservare il futuro
socialista della patria” ha detto il compagno Raul Castro
Ruz, aprendo i lavori del Congresso.
E ha richiamato la necessità di bandire la superficialità
e l’immobilismo per affrontare l’essenza più
profonda del problema, solo così ha detto, saremo in grado
di essere degni eredi “dell'autorità e della fiducia
illimitata del popolo nella Rivoluzione e nel suo unico comandante
in Capo, il compagno Fidel Castro Ruz."
José Ramón Machado Ventura, Membro dell'Ufficio Politico
e Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, a
conclusione della giornata inaugurale del Congresso ha riferito
che i mille delegati per affrontare e concentrarsi al meglio sui
temi in discussione, lavoreranno nelle prime due giornate in cinque
commissioni: modello di gestione economica (I), gli aspetti globali
dell'economia (II), politica sociale (III), politica settoriale
(IV) e (V).
Dato che è molto importante il dibattito che si sta sviluppando
nel Congresso, soprattutto per ciò che riguarda le forme
che la transizione socialista può assumere nel XXI secolo
a fronte della crisi sistemica del capitale, è importante
seguirlo attentamente anche per tutti coloro che operano politicamente
per la trasformazione nel cuore della potenza imperiale europea,per
capire il significato che può assumere per noi “qui
ed ora”.
Nella seconda giornata del VI Congresso del PCC nei 50
interventi svolti, i delegati hanno espresso il loro pieno consenso
sul documento posto alla base del Congresso che ha saputo coniugare
il pensiero critico della Rivoluzione con i problemi concreti e
le aspettative del popolo cubano.
Roberto Battiglia (Rivista NUESTRA AMERICA)
La seconda giornata del VI Congresso del PCC è stata dedicata
al lavoro delle cinque commissioni, nelle quali i delegati si sono
espressi sulla Relazione Centrale del compagno Raul e sono entrati
in maniera dettagliata e articolata settore per settore sulle scelte
da intraprendere e su tutto ciò che è necessario aggiornare
nel modello economico.
Nei 50 interventi svolti, i delegati hanno espresso il loro pieno
consenso sul documento posto alla base del Congresso che ha saputo
coniugare il pensiero critico della Rivoluzione con i problemi concreti
e le aspettative del popolo cubano. E’ stato sottolineato
che riconoscere i propri errori è il primo passo per poterli
risolvere e che le misure proposte nella Relazione rispondono pienamente
alle aspettative dei cubani perché sono nate e sono il frutto
di un dibattito che ha coinvolto un popolo intero.
Il delegato Eusebio Leal ha ricordato che i popoli che hanno dimenticato
le proprie idee, che sono le loro armi, hanno perso tutto ed ha
riconosciuto alla Relazione Centrale, il profondo rispetto per la
nostra storia. “Che grande privilegio hanno avuto Fidel e
Raúl di poter partecipare alla creazione dell’ opera
e alla sua rettifica! Loro ci lasciano il cammino tracciato e corrisponderà
al Partito portare avanti questo enorme compito”.
Il delegato Comandante della Rivoluzione Guillermo García
Frías, ha assicurato che, oltre che approvarla, la cosa più
importante è come realizzeremo quello che si indica nella
Relazione centrale presentata da Raul Castro ,e Ricardo Alarcón
ha sottolineato che "Non solo pone fondamenta alla situazione
del paese, ma lo fa in modo che giunge all’ultimo cubano e
cubana” ,ed è il risultato della partecipazione di
molta gente a dimostrazione di quanto è viva e reale a Cuba
la democrazia partecipativa con livelli davvero eccezionali.
Il Comandante Fidel, che ha seguito il lavoro delle commissioni,
nelle sue riflessioni “Los Debates del Congreso” afferma:
“Il vostro compito è ancora più difficile di
quanto ipotizzato dalla nostra generazione, quando si proclamò
il socialismo a Cuba, a 90 miglia dagli Stati Uniti”.
“E 'dovere della nuova generazione di uomini e donne rivoluzionarie
di essere un modello di dirigenti modesti, studiosi e instancabili
combattenti per il socialismo. Indubbiamente è una sfida
difficile in un’ epoca barbarica delle società del
consumo, superare il sistema capitalista di produzione, che incoraggia
e promuove gli istinti egoistici degli esseri umani”.
”La nuova generazione è chiamata a correggere e modificare
senza esitazione tutto ciò che deve essere corretto e modificato,
e continuare a dimostrare che il socialismo è anche l'arte
dell'impossibile”.
Come associazione e rivista Nuestra America vogliamo ricordare,
a commento del 2° giorno del Congresso, ai più giovani
che possono non saperlo, alle sinistre eurocentriche che lo hanno
dimenticato in fretta, ai “giornalisti” di tutte le
tendenze che senza neanche sapere cosa sia il piano di perfezionamento
della pianificazione economica e senza saperne nulla del dibattito
in corso a Cuba, hanno comunque decretato la fine del socialismo
solo per servire l’ idiota certezza della superiorità
e ’infallibilità del sistema capitalista, le parole
che pronunciò Fidel il 16 aprile del 1961 al funerale dei
morti nel terribile e improvviso attacco aereo mercenario sferrato
sugli aeroporti cubani il giorno prima : “Questa è
la Rivoluzione socialista e democratica degli umili, con gli umili
e per gli umili e per questa Rivoluzione degli umili, con gli umili
e per gli umili siamo disposti a dare la vita”!
IL PARTITO COMUNISTA CUBANO APRE IL 6° CONGRESSO RACCOGLIENDO
LA SFIDA SULL’ATTUALITA’ DELLA TRANSIZIONE , MENTRE LA
SINISTRA EUROCENTRICA HA PAURA DELLE SUE OMBRE
RETE DEI COMUNISTI
I vari articoli su giornali e riviste dell’eurocentrismo
della sinistra europea, di destra e di sinistra, moderata e cosiddetta
radicale e di alternativa, in una fase di crisi sistemica del capitale,
da parte dei governi rivoluzionari di Bolivia, Venezuela e soprattutto
Cuba, ci portano a riprendere quei ragionamenti politici ed economici
che abbiamo affrontato in molti incontri, convegni,libri sui temi
della fase attuale della transizione. Si è trattato a volta
di attualizzare tematiche presenti nel “gran debate”
dei primi anni ‘60, di cui abbiamo scritto nel libro “Che
Guevara economista”(L. Vasapollo, A. Jam, E. Echevarria, Jacabook,
2007) o di varie analisi di approfondimento sui temi dell’attualità
della pianificazione socio-economica per la costruzione del socialismo
oggi.
All’inizio di questo XXI secolo siamo di nuovo immersi nella
guerra, classicamente intesa, come all’inizio del secolo passato;
parti ampie dell’umanità soffrono la fame come non
era mai accaduto in precedenza, le ingiustizie sociali toccano profondamente
anche i paesi più “avanzati”, si sono persi tutti
i riferimenti morali ed etici anche quelli che furono propri di
epoche precedenti delle società capitalistiche. La democrazia
borghese è un involucro sempre più vuoto agli occhi
dei popoli, si pone una questione ambientale che non lascerà
fuori nessuno dai suoi devastanti effetti. Siamo cioè in
una condizione dove le necessità di cambiamento sono evidenti
a tutti, anche ai rappresentanti dell’attuale imperialismo,
e dove anche la sinistra eurocentrica, in tutte le sue autodefinizioni
nominali, riparla della necessità di costruire un nuovo mondo
ma sta molto attenta alle forme, poiché ha paura delle sue
stesse ombre e non fa altro che prendere le distanze dalla storia
passata e attuale del movimento comunista.
Ecco il perché la centralità dell’analisi su
Cuba socialista immersa in un mondo che soffre dell’attuale
crisi sistemica del capitale. Tale grave crisi internazionale colpisce
ancor più fortemente Cuba poiché è soggetta
da ormai mezzo secolo ad un anacronistico e vile bloqueo da parte
delle varie Amministrazioni statunitensi susseguitesi dal trionfo
della Rivoluzione.
Chiunque in buona fede si reca a Cuba e ha una minima pratica della
politica e delle elementari questioni socio-economiche, ha modo
di constatare concretamente gli alti livelli di resistenza e d’organizzazione
attraverso i quali il popolo cubano, diretto da un Partito Comunista
e un Governo che in modo altamente dinamico applicano i principi
socialisti rivoluzionari, affrontano l’attuale e difficile
situazione internazionale caratterizzata da una gravissima crisi
strutturale, economica e finanziaria del sistema capitalista che
si sta abbattendo sull’intero pianeta e le cui ripercussioni
colpiscono duramente i paesi del cosiddetto Terzo Mondo.
A Cuba gli organismi internazionali dei paesi imperialisti fanno
pagare in maniera ancor più pesante gli effetti di tale crisi
internazionale, proprio per la sua scelta di un percorso politico
ed economico di sviluppo autodeterminato in chiave socialista.
Infatti emerge chiaramente che a Cuba si è sviluppata una
pianificazione sempre dinamica, di confronto al tempo con la pianificazione
dell’Unione Sovietica, ma con una sua grande peculiarità
e autonomia che continua ad avere a tutt’oggi la forza di
cambiare ammodernandosi.
E’ nel pieno rispetto della linea di pensiero marxista e leninista
e nella conseguente pratica rivoluzionaria che nell’intervento
di Raul Castro di apertura del 6°congresso del Partito Comunista
Cubano (PCC, si è sottolineata fortemente la necessità
di un perfezionamento del processo di pianificazione dell’economia
nazionale sia a breve che a medio termine, le linee sviluppate già
in particolare nell’ultimo anno, in diversi interventi dello
stesso Raul , del Ministro dell’Economia e Pianificazione
Marino Murillo, di Osvaldo Martinez e nelle stesse riflessioni di
Fidel Castro,avanzando nelle proposte di una pianificazione armonica
attualizzata alla fase e coordinata attraverso le attività
principali del Partito e di tutti gli organismi dell’amministrazione
centrale dello Stato ,in conformità all’intenso dibattito
con il popolo in tutte le sue strutture e organismi di base e nel
dialogo con le istituzioni locali provinciali.
Il VI Congresso del PCC è fondamentalmente incentrato sui
processi in corso di aggiustamento e perfezionamento del sistema
economico, alla luce della crisi sistemica economica internazionale
che ricade pesantemente su tutti i paesi a capitalismo maturo ma
ancor più decisamente sui Paesi in Via di Sviluppo (PVS),
e in particolare su Cuba a causa dell’intensificarsi dell’infame
bloqueo imposto dall’imperialismo.
In preparazione del Congresso a novembre scorso è stato emesso
e diffuso da parte del PCC un documento economico-sociale che è
oggetto di grande dibattito fra i militanti del partito, i lavoratori
e i cittadini cubani, a dimostrazione della forza e della capacità
dinamica della democrazia partecipativa cubana sia sul piano politico-sociale
sia economico. E’ questa la ragione per la quale per molti
mesi in tutto il paese e a tutti i livelli, sia nelle strutture
di Partito, di Governo e Istituzionali, sia in tutti i posti di
lavoro, nei CDR e nei quartieri, con tutte le strutture popolari,
si è intensamente discusso sull’attuazione di un percorso
di importante perfezionamento dell’intero sistema economico
tutto incentrato sempre e comunque nell’impostazione della
pianificazione socialista.
Il dibattito preparatorio del Congresso si è già in
parte sviluppato, e a marzo 2011 erano già stati effettuati
140.000 (centoquarantamila) riunioni con la partecipazione di oltre
cinque milioni e mezzo di cubani, dalle scuole alle università,
ai posti di lavoro, al partito, al sindacato, fino ai CDR e a tutte
le strutture di base del paese; al momento il risultato delle votazioni
che si tengono a fine di ciascuna riunione, danno come risultato
il 99% a favore dell’attualizzazione di tale piano di perfezionamento
della pianificazione socialista in corso di discussione. Si è
continuato a tale ritmo e con il massimo di coinvolgimento attivo
di tutto il popolo cubano fino agli ultimi giorni prima di questo
Congresso del PCC e continuerà poi negli importanti dibattiti
attuativi. La discussione fino al congresso ha raccolto oltre 620.000
proposte di modifiche, di aggiunte e di tagli e correzioni con largo
spazio informativo su tutti i media cubani al punto che la stessa
Chiesa Cattolica nei suoi maggiori rappresentanti nell’isola
ha assunto un ruolo dialettico in tale dibattito sul piano di aggiustamento
economico chiedendo misure eque e solidali che favoriscano i settori
più deboli della società ma ponendo come punto centrale
la fine incondizionata del “bloqueo” e dell’aggressione
USA contro Cuba.
Ciò nonostante il processo rivoluzionario non si arresta
e adotta tutte le misure necessarie per adeguare la sua pianificazione
economica socialista alle nuove e gravi contraddizioni prodotte
dall’intensissima crisi che il sistema capitalista a livello
mondiale sta attraversando, non mancando di rettificare tutte quelle
inevitabili inadeguatezze economiche, sociali, con a volte contraddizioni
che a Cuba, di riflesso, conseguentemente si producono per essere
un piccolo paese socialista del Terzo Mondo immerso in una imponente
sistema mondiale egemonizzato economicamente dal modello di sfruttamento
capitalista.
Le sfide del socialismo nel XXI secolo, e Cuba è questo
il terreno di sfida che sta attraversando, che si confrontano con
un capitalismo aggressivo, alle prese con una crisi strutturale
ultratrentennale e con l’elaborazione di una sistematica strategia
della guerra imperialista, sono complesse, soprattutto perché
bisogna riprendere – dopo il 1989 – il percorso di costruzione
della società socialista in un mondo in cui i riferimenti
internazionali tradizionali sono venuti meno.
Visto che la coscienza sociale, la coscienza di classe, non si determina
per imposizione, per decreto, ma sono i processi stessi che formano
nel lungo periodo la coscienza, si sta fortemente agendo culturalmente
e con una corretta informazione partecipata per agire , migliorandoli
sempre con una maggiore consapevolezza socialista,sui fattori soggettivi
tra i lavoratori e anche nei quadri intermedi del Partito per cambiare
la mentalità, per superare le forme di resistenza passiva,
e forme di vera e a volte ovvie e conseguenti anche momentanee forme
di propria disorganizzazione della vita lavorativa e sociale collettiva.
Il Governo cubano si è potuto permettere in passato anche
dei provvedimenti avanzatissimi di natura economico-sociale, ugualitarie
e universali anche al di sopra della reali condizioni sopportabili
per la struttura economico-produttiva del paese, ad esempio con
forti ammortizzatori sociali, come li chiameremmo noi, o comunque
di coperture universali di assicurazione sociale che hanno garantito
e tuttora garantiscono un’occupazione a tutti, una casa a
tutti, educazione e sanità gratuite per tutti.
Se non si risolve la crisi internazionale – e ovviamente tale
soluzione non è in mano ai cubani , né agli altri
paesi dell’ALBA, come i boliviani o ai venezuelani- ovviamente
si creano continue contraddizioni e alcuni elementi negativi a carattere
di ricaduta sociale ed economica.
Ed ecco perché il Governo cubano, con il forte consenso del
sindacato (CTC) dei lavoratori, della base dei cittadini attraverso
le consultazioni continue con i CDR, è orientato obbligatoriamente
a prendere dei provvedimenti che si muovano nel senso di una maggiore
produttività ed efficienza economica interna.
E visto che il socialismo si differenzia dal capitalismo perché
non è basato su una semplice migliorata ridistribuzione dei
redditi ma è incentrato sulla più equa ridistribuzione
della ricchezza sociale, allora bisognerà giungere ad una
ottimizzazione della ridistribuzione di questa ricchezza sociale,
ma da subito bisognerà prima far si che tale ricchezza del
paese aumenti diminuendo da subito la dipendenza dalle importazioni
e rafforzando l’export.
Per far ciò bisognerà modernizzare da subito il mondo
del lavoro anche in funzione di un “disincentivo” all’occupazione
esclusivamente nel turismo, ritornare ad attività produttive
per settori più atti all’export e dare impulso alla
produttività settoriale, salvaguardando sempre tutte le garanzie
sociali, per sempre far convivere in maniera equilibrata il lavoro
produttivo e l’efficienza socialista; cioè produrre
di più, con più remunerazione e migliori condizioni
di lavoro per aumentare la ricchezza interna del paese e ridistribuirla
socialmente e universalmente secondo i principi socialisti.
Solo così si potranno costruire le condizioni di prospettiva
per far sì che non ci sarà più bisogno della
doppia circolazione con il Cuc, né la forte dipendenza delle
valute estere, ma si potrà tornare ad un’economia più
stabile solo con la moneta nazionale, togliendo così quelle
sacche di privilegio rappresentate appunto dall’immissione
forzosa della doppia circolazione.
Quindi è in atto un processo che non darà i risultati
in 6 mesi o in un anno; si tratta di un percorso che viene stabilito
vedrà come prima fase il piano quinquennale 2011-2015, quindi
si tireranno le prime somme alla fine del primo periodo di piano
quinquennale nel 2015.
Le aspettative sono forti, come d’altra parte si prevedono
molte difficoltà attuative, ma tale processo di perfezionamento
se ben impiantato, avrà degli effetti straordinari anche
sul piano sociale e sul piano politico.
Per questo vogliamo immediatamente evidenziare che il principio
irrinunciabile della transizione socialista attraverso la pianificazione
è presente in tutto il documento preparatorio come lo è
nei primi discorsi di apertura di questo 6° congresso. Infatti,
oltre alle dichiarazioni del Ministro dell’Economia Marino
Murillo Jorge e dello stesso Raul, che hanno affermato più
volte che la pianificazione socialista è irrinunciabile e
che l’unico modo di controllo dell’economia è
attraverso il piano, già all’inizio del documento preparatorio
del PCC sulle linee guida per il perfezionamento economico che si
stanno discutendo in questo congresso del Partito,si pone in maniera
chiara l’affermazione che “nell’attualizzazione
del modello economico cubano prevarrà la pianificazione e
non il mercato”.
Già nel documento preparatorio “Progetti di linea guida
della politica economica e sociale del Partito e della rivoluzione”,infatti,
si sottolinea in maniera chiara senza alcun dubbio e contraddizione,
fin nella sua introduzione, che l’attuazione di tali politiche
economiche di perfezionamento e aggiornamento seguiranno sempre
e comunque il principio che “solo il socialismo è capace
di vincere le difficoltà e preservare le conquiste della
Rivoluzione e che nell’attualizzazione del modello economico
predominerà la pianificazione e non il mercato.
Il principio fondamentale che ispira tutte le 32 pagine del documento
è incentrato sulla assunzione del concetto vivo di democrazia
partecipativa secondo la quale “chi decide è il popolo”.
La dinamicità politica del socialismo di Cuba è riconosciuta
da tutti; anche nel periodo in cui c’era un legame forte con
l’Unione Sovietica, però anche in tale fase l’autonomia
e l’indipendenza del proprio processo di pianificazione Cuba
l’ha sempre mantenuto. A Cuba si nota sempre una propria indipendenza,
una propria autonomia, una ricerca autodeterminata, nonostante ovviamente
i legami con altri paesi socialisti o antimperialisti.
Questa del 6° congresso sul piano di perfezionamento e di attualizzazione
della pianificazione della transizione socialista è una sfida
per l’attualità del socialismo nel mondo, perché
Cuba potrebbe dimostrare, che il socialismo anche là dove
è pressato dal blocco o da una crisi internazionale o da
errori e contraddizioni, riesce a rettificarsi senza scegliere la
strada del capitalismo come è avvenuto ad esempio alla fine
dell’Unione Sovietica e dei paesi dell’est; quindi una
rettificazione, un aggiornamento, in chiave tutta socialista. Quindi
potrebbe essere una sfida che va al di la di Cuba, una sfida per
la prospettiva socialista, una sfida sul come attuare concretamente
la transizione.
Siamo certi che tutto ciò sia sufficiente al momento per
far chiarezza contro le farneticazioni di cui in maniera vergognosamente
strumentale e controrivoluzionaria si è occupata la stampa
occidentale, anche di quella sinistra smarrita, che non avendo un
progetto politico da contrapporre alla crisi del capitale, attacca
e offende gli sforzi di Cuba e di tutti quei paesi che si muovono
nella prospettiva anticapitalista e nei percorsi di transizione
al socialismo; processi e percorsi che, anche se a volte possono
avere alcune loro contraddizioni, denotano tutta la loro grande
forza di porsi strategicamente fuori dal modo di produzione capitalista
e di continuare la grande battaglia internazionale per la rivoluzione
socialista.
Per chi conosce Cuba rivoluzionaria e conosce la storia del socialismo
si può partire dalla fondamentale considerazione: il socialismo
è un processo in divenire, è una costruzione; essendo
un processo ha le sue contraddizioni, il metodo scientifico marxiano
permette di aver davanti le contraddizioni e proprio perché
le condizioni ci sono, avere il metodo per superarle.
Il socialismo è un processo in divenire, è la costruzione
di una società nuova. Nella costruzione del socialismo è
evidente che sempre l’attualizzazione contestualizzata nel
reale che debba guidare la pratica dell’ideale; se non ci
fosse una sorta di rappresentazione della pianificazione in termini
economici, sociali e politici di contesto, cioè la capacità
di cambiare a condizioni interne ed internazionali che cambiano,
non sarebbe socialismo, si tratterebbe di un dogma. I dogmi sono
quelli religiosi, il socialismo esiste perché lo costruiscono
gli uomini, non è dato, va costruito e va costruito nei contesti
differenti nei quali ci troviamo.
La sfida riguarda tutti i comunisti , anche quelli che operano al
centro del sistema imperialista; si tratta di abbandonare definitivamente
l’approccio eurocentrico e la deriva trasformista che vuole
la tattica come strategia, sapendo anche accettare il terreno delle
conquiste immediate come attuazione del programma minimo di classe,
ma sempre e tutto interno alla strategia rivoluzionaria della trasformazione
radicale e superamento del modo di produzione capitalista.
Riacquisire il senso della storia sapendo che il socialismo è
una politica e un modello di organizzazione economica e sociale
che non può e non deve prescindere dal corso degli eventi
storici. Sempre davanti a noi dobbiamo avere la lezione storica
che Marx e Engels ci hanno lasciato nell’”Ideologia
tedesca” quando sottolineano che “Per noi il comunismo
non è uno stato di cose che si deve attuare secondo delle
premesse immaginarie, o un ideale al quale la realtà deve
sottomettersi. Noi chiamiamo comunismo il movimento reale che annulla
e supera lo stato attuale delle cose”.
Ecco perchè l’analisi teorica e il nostro operare e
agire politico si relaziona e ha a che fare direttamente, ora e
anche qui in Italia e in Europa, con la dimensione dell’internazionalismo
di classe, con la collocazione politica internazionale di ogni organizzazione
e partito comunista nella consapevolezza che la nostra sfida “qui
e ora” è mantenere viva nella realtà europea
della crisi sistemica l’idea e la pratica comunista.
Ciò avviene in termini di prospettiva reale di programma
per andare oltre la solidarietà politica, praticando esperienze
politiche di classe come parte di una dimensione internazionalista
dell’anticapitalismo e delle ipotesi socialiste già
in campo in varie parti del mondo.
Per noi della Rete dei Comunisti si rafforza la convinzione dell’importanza
fondamentale che l’esperienza dei comunisti cubani rappresenta,
in termini d’esempio e di sacrificio per tutti i rivoluzionari,
gli antimperialisti, gli anticapitalisti di tutto il mondo, per
il rilancio dell’iniziativa dell’interno movimento di
classe e comunista internazionale.
La sfida che sta affrontando Cuba rivoluzionaria ci indica quale
è nelle condizioni reali dell’oggi anche la nostra
concreta pratica della proposta politica per costruire i percorsi
“ qui ed ora” che si indirizzano verso il socialismo
nel e per il XXI secolo.
Non capire questo e quanto ciò ci riguarda direttamente significa
non avere il senso della storia ma nemmeno la cognizione della partita
che è in gioco per tutti i comunisti, di come uscire dall’empasse,
di come stare nella crisi del capitale trasformandola in una opportunità
per le organizzazioni di classe, i comunisti, per una sinistra di
classe che accetta fino in fondo la sfida del superamento del modo
di produzione capitalista
RETE DEI COMUNISTI
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