Cuba:
sogni d’indipendenza divenuti realtà
di
Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti
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Da Granma del 3 Febbraio
“L’unità dei cubani ha fatto realtà dei
sogni di indipendenza e giustizia sociale per i quali hanno lottato
tante generazioni di patrioti, da Hatuey fino a Cespedes, Martì
e Fidel.”
I manipolatori della grande stampa occidentale continuino pure
ad illudere con le loro campagne anti cubane, ma le scelte e i fatti
che giungono dall’isola sono molto chiari nella difesa e rafforzamento
del socialismo.
Nello scorso fine settimana, alla presenza di oltre 800 delegati
di tutto il paese, si è celebrata nella storica cornice del
Palazzo delle Convenzioni de La Habana, la Prima Conferenza Nazionale
del Partito Comunista Cubano decisa nel VI Congresso dell’aprile
scorso.
A conclusione dei lavori, il Primo Segretario del Partito Raul
Castro Ruz ha rivolto con estrema chiarezza un messaggio a quanti,
fuori da Cuba, si illudevano o in maniera non disinteressata auspicavano
che la Conferenza segnasse l’inizio dello smantellamento politico
e sociale della Rivoluzione reclamando la restaurazione del modello
multipartitico.
Tralasciando quindi gli “illusi” e le “illusioni”
e analizzando le questioni reali sul tappeto, è bene partire
dal dato che la prima Conferenza Nazionale dell’organizzazione
è stata pianificata per cominciare una prima verifica sulla
concreta attuazione delle linee di perfezionamento socio-economiche
adottate dal VI Congresso, a nove mesi di distanza dal suo svolgimento.
“La missione di questa Conferenza è riassumere il
frutto dei criteri, delle opinioni e dei suggerimenti di centinaia
di migliaia di militanti e far sì che si trasformino in obiettivi
di lavoro, impegni e orientamenti per garantire il completo compimento
degli accordi del VI Congresso del Partito e soprattutto le Tesi
di Politica Economica e Sociale del Partito e della Rivoluzione”,
ha dichiarato il secondo segretario del PCC, José Ramón
Machado Ventura, aprendo l’importante incontro dei comunisti
cubani.
Il dibattito ha preso in esame il ruolo del Partito nella direzione
e nel controllo sistematico del processo di attualizzazione e di
implementazione del modello economico e la necessità di rendere
il lavoro del Partito stesso sempre più dinamico, stimolando
il confronto ma anche la battaglia politica di fronte a schemi e
atteggiamenti burocratici, a vecchi vizi, come l’improvvisazione,
il formalismo, la falsa unanimità e l’opportunismo.
Nel suo intervento conclusivo, Raul ha ribadito che non è
esistita e non esisterà mai una rivoluzione senza errori,
perché sono opera di uomini e popoli che hanno dovuto affrontare
e misurarsi con enormi e smisurate minacce. Così come non
si può pensare che le decisioni prese dalla Conferenza nazionale
e dal VI Congresso possano costituire la soluzione magica ai problemi
di Cuba e proprio per questo andranno sottoposte a verifica due
volte l’anno dal Burò Politico e dei comitati provinciali
e comunali dell’organizzazione.
Fondamentale quindi è il lavoro a cui è chiamato
il Partito, i compiti nuovi e la necessità di una chiara
distinzione dei ruoli nella direzione del Partito, del Governo,
dello Stato e delle imprese.
La confusione e la duplicazione dei ruoli ha prodotto in passato
rallentamenti e difetti sia nel lavoro politico che deve compiere
il Partito che nell’autorità e nei compiti dello Stato
e del Governo, perché con questo approccio anche i funzionari
finiscono con il non sentirsi responsabili nelle loro decisioni.
Liberare quindi il Partito da tutte le attività che non
corrispondono al suo carattere di organizzazione politica, a partire
dalle funzioni amministrative. Chiamare ognuno a svolgere i propri
compiti in base alla propria collocazione è l’orientamento
che è stato assunto dal Congresso e ribadito nella Conferenza,
a partire dal maggiore impegno che viene assegnato ai dirigenti
delle imprese che in un modello meno centralizzato e legato a specifici
obbiettivi di produzione, per contribuire a una maggiore efficienza
del sistema economico, dovranno prendere decisioni e assumersi maggiori
responsabilità.
Infine è bene ricordare che un importante documento teorico
e politico del Partito Comunista di Cuba sulla natura e la funzione
di un partito comunista nelle sfide di questa fase storica (che
abbiamo tradotto e pubblicato sui nostri siti), è stato posto
come base di discussione della Prima Conferenza di organizzazione.
La versione iniziale del documento base, è stata discussa
in 65.000 riunioni dei nuclei del Partito e nei comitati di base
della UJC (Unione dei Giovani Comunisti), ha prodotto più
di un milione di opinioni con modifiche e cambi di obbiettivi che
sono stati presi in esame dagli 811 delegati della Conferenza.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, recita
la conosciuta massima, ma avremmo gradito che almeno per una volta,
al solito coro dei soliti sordi, non si unisse la sempre più
sbandata e confusa informazione di sinistra. E non stiamo parlando
del “mitico” Omero Ciai de La Repubblica che di sinistra
non è mai stato e che inventa notizie basate sul nulla, come
spunto per poter parlar male di Cuba. Questa volta (ne parliamo
in un altro articolo su Contropiano) la notizia è la presunta
conversione di Fidel Castro alla religione cattolica. Peraltro molti
comunisti non solo cubani, ma dell’intero continente latino-americano
sono cristiani, cattolici o di altre religioni e non vediamo dove
sia il problema.
E’ invece poco sopportabile la continua distorsione dei fatti
e delle scelte politiche del PC cubano, che in modo più sottile,
indiretto, ma non meno subdolo leggiamo ad esempio sulle pagine
del Manifesto.
Non si capisce, dato che è lì, a quali fonti attinga
il corrispondente all’Avana di questo giornale, visto che
contro ogni evidenza continua a raccontarci come ha fatto durante
il VI Congresso di un Partito impegnato nell’attuazione di
riforme, aperture al mercato, perestroike o al contrario come ci
dice oggi a commento della Conferenza Nazionale di mancate aperture,
di obbiettivi non raggiunti, della “asfittica economia cubana”
o della crisi di egemonia politica nella società.
L’unica spiegazione a tutto ciò va forse ricercata
nella disperazione di una sinistra eurocentrica che ha perso la
bussola e non sapendo indicare alcuna prospettiva di trasformazione
se la prende con chi, anche nelle difficoltà di questa fase,
difende e preserva le conquiste della Rivoluzione e del socialismo.
In conclusione, non se ne abbiano a male i manipolatori della grande
stampa occidentale, continuino pure ad illudere con le loro campagne
anti cubane, ma le scelte e i fatti che giungono dall’isola
sono altri e ci sembra molto chiari.
“Rinunciare al principio di un solo partito, ha detto Raul,
equivarrebbe, semplicemente, a legalizzare il partito o i partiti
dell’imperialismo in suolo patrio e sacrificare l’arma
strategica dell’unità dei cubani che ha fatto realtà
dei sogni di indipendenza e giustizia sociale per i quali hanno
lottato tante generazioni di patrioti, da Hatuey fino a Cespedes,
Martì e Fidel.”
E’ sempre più viva, quindi,la volontà di preservare
la nazione cubana e le conquiste economiche e sociali sul vincolo
dell’indissolubile unità tra la Patria, la Rivoluzione
e il Socialismo, per “migliorare il sistema socialista e non
permettere mai il ritorno del regime capitalistico”.
Febbraio 2012
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