La crisi è sistemica, non congiunturale

Intervista a Luciano Vasapollo
Roberto Salomon *

 

 “Il capitalismo non ha oggi nessuna possibilità di uscire da questa crisi globale, per la natura strutturale e sistemica della stessa, peggiore di quella del 1929”.  Così ha affermato in un’intervista con Prensa Latina, il professore italiano Luciano Vasapollo, dell'Università La Sapienza, di Roma, che ha partecipato all’XI Incontro Internazionale di Economa “Globalizzazione e Problemi dello Sviluppo”, effettuato recentemente a L'Avana con la presenza di professionisti provenienti da circa 50 paesi.
“Per la prima volta nella storia si tratta di una combinazione di crisi economica, finanziaria, energetica, alimentare, ambientale, dei diritti civili umani”, aggiungeva l'accademico, appartenente inoltre al Centro di Studio di Trasformazione Sociale dell'Italia, direttore scientifico della Rivista Proteo e che ha pubblicato 37 libri in Italia ed altre nazioni. 
“Questo dimostra che il modo di produzione capitalista, nelle sue diverse forme, è incapace di risolvere i problemi dell'Umanità”, condannava chi ha partecipato a 10 degli 11 eventi annuali di questo tipo effettuati in questa isola, con la quale ha da più di tre decadi strette relazioni di carattere culturale, politico ed accademico.
Vasapollo ha esposto nel forum la sua interpretazione dell'attuale crisi che ha elaborato mediante l'applicazione della scienza marxista come attrezzo di analisi, e le cui categorie – ha considerato - sono pienamente attuali per esaminare questo fenomeno.
Argomentando la sua risposta al giornalista, ha fatto l’esempio con la privatizzazione, che stata sponsorizzata dal Consenso di Washington e poi non ha funzionato, e la prova di tutto ciò è che oggi i difensori del neoliberalismo stanno dicendo che è necessario il ruolo dello Stato per superare l'attuale situazione.
A giudizio di Vasapollo, la presente debacle strutturale del sistema che ha le sue principali manifestazioni nella sovrapproduzione, nel sottoconsumo e nella caduta della domanda, abbraccia più di tre decadi ed ha acquisito la dimensione attuale con l'esplosione della bolla speculativa.  
“Dagli accordi di Bretton Woods il capitalismo diretto dagli Stati Uniti ha cercato di controllare e superare il fenomeno, e per farlo ha utilizzato il keynesianismo militare, l'economia di guerra, le privatizzazioni, le iniezioni finanziarie, e l'attacco contro i diritti dei lavoratori per cercare di ridurre i costi”, ha affermato il professore universitario.
Il keynesianismo sociale non è marxismo
Giornalista: Ultimamente le autorità e gli esperti statunitensi ed europei suggeriscono ogni volta con più frequenza un ruolo diretto dello Stato per contenere la crisi, perfino si parla di nazionalizzare le banche. Lei considera che il ritorno a delle misure keynesiane può contribuire all'uscita dalla crisi?
Vasapollo: Credo di no. Il keynesianismo sociale non è marxismo, come pensano molti in Europa. È un'ipotesi di uscita dall'attuale debacle dentro lo stesso modello capitalista.
Col marxismo sì, si può tentare questa meta, e per questo, è necessario partire dalla realtà economica esistente e creare la soggettività politica, al fine di trasformare la crisi in una grande opportunità per il movimento comunista e progressista in generale. 
Questa crisi, di natura sistemica, rivela che è necessario un altro mondo, un altro modello che sia giusto, cosa che non vuole significare che il socialismo sopraggiunge di punto in bianco, c’è la possibilità di una soluzione reazionaria, come quella che ha condotto al fascismo nel secolo XX.
Il capitalismo non sparisce da solo. Si richiede la coniugazione soggettiva con la determinazione obiettiva ed il movimento di lotta di classe, per poter ottenere questa trasformazione.
Dal monopolarismo al multipolarismo  
Lei crede che questa crisi possa dare il colpo finale al modello neoliberale, il cui fallimento è riconosciuto da molti?
Penso che con questa crisi termina il neoliberalismo e l'egemonia monopolare degli Stati Uniti.   
È sicuro che si passerà ad una fase multipolare, ma attenzione: questo modo di produzione vigente ha la possibilità di applicare altre forme di capitalismo, sia di tipo selvaggio, moderato, sociale, il keynesianismo, o altri, e pertanto di sopravvivere, se non si creano le condizioni menzionate per sradicarlo.
La storia non è lineare
Secondo l'accademico, la storia, a differenza di come alcuni credono, non è un movimento lineare, ma ha forti rotture, perché le condizioni possano cambiare in un momento con un’azione cosciente, a partire dalla lotta di classe.
“Devo dire che se si guarda l’Europa come un processo lineare, in Italia, per esempio, si potrà parlare di socialismo - e non agire per trasformarlo in realtà - da qui a 400 anni o più”.
Attualmente – ha aggiunto - in America Latina ci sono buone condizioni per un cambiamento, non dico immediato, verso il socialismo, ma sì per movimenti progressisti, di autodeterminazione, di processi di integrazione, come sta succedendo.
Il marxismo non è un dogma: È una scienza che studia non solo l'attività produttiva degli uomini, ma anche le sue relazioni sociali.
Per questo motivo dobbiamo partecipare in tutti gli ambiti della lotta, che siano culturali, scientifici, economici, politici, e nella lotta stessa, perché non esiste un intellettuale marxista, bensì un intellettuale militante.
Molti di tutti questi argomenti possono apprezzarsi in uno dei miei libri che sta uscendo qui a Cuba, il Trattato di Economia Applicata, che si è pubblicato due anni fa in Italia, e lo sta traducendo la casa editrice di Educazione Superiore, trasformato in tre volumi in spagnolo, uno di questi si è presentato nel congresso di Globalizzazione, mentre i restanti vedranno la luce in settembre.
Per me costituisce non solo un onore, ma anche una grande responsabilità, non solo perché si destinerà a tutte le Facoltà di Economia di Cuba, ed alla formazione di quadri e funzionari del Ministero di Economia e Pianificazione (MEP), bensì perché sono appena stato nominato Membro di Onore del Centro di Studi di questo organismo.
Questo significa che la mia relazione con questa isola si intensifica, poiché dovrò venire molte volte per dei corsi universitari ed altri compiti.
Vasapollo, che è anche Membro di Onore dell'ANEC, ostenta la Medaglia della Cultura Cubana, ed è Professore Invitato ed Emerito delle Università di Pinar del Rio e L'Avana, nelle quali ha impartito classi, mentre sette delle sue opere sono state tradotte sull’isola.

*l’autore è un giornalista di Prensa Latina-traduzione di Ida Garberi