La
soluzione della crisi è politica
di Roberto
Salomón, di Prensa Latina
(Traduzione dallo spagnolo di Violetta Nobili)
Intervista al prof. Luciano Vasapollo, docente presso l’Università
“La Sapienza” di Roma e Dirigente Nazionale della Rete
dei Comunisti, Italia.
La soluzione
dell’attuale crisi mondiale è una sola, la politica
che deve dominare l’economia; questo quanto affermava a Prensa
Latina il professore italiano Luciano Vasapollo, poco tempo dopo
aver partecipato al Congresso Mondiale delle Università,
a L’Avana. Nella sua stanza dell’Hotel Palco, vicino
al Palazzo delle Convenzioni, sede dell’evento, diceva, inoltre:
“la situazione può essere modificata solo attraverso
la programmazione e la pianificazione economica centralizzata, insieme
a quella decentralizzata, partendo dal presupposto, però,
che la politica deve gestire l’economia”.
NATURA DELLA CRISI
Il nostro
Centro Studi CESTES, delle Rappresentanze Sindacali di Base (RdB),
si occupa già da molto tempo della crisi che è insita
nel processo di accumulazione del capitale, assicura il professore
che inoltre aggiunge:
Da più di 15 anni stiamo dicendo che con la globalizzazione
ci troviamo davanti a una competizione globale nel bel mezzo di
un tracollo che non solo è congiunturale ma è anche
strutturale e sistemico. Molti studiosi dicevano che la mia tesi
da intellettuale marxista non era esatta, poiché, a loro
parere, in quel periodo l’economia viveva momenti di crescita.
Ma non è vero, afferma con enfasi il nostro interlocutore
che spiega che la crescita internazionale del capitale risponde
in primo luogo alla partecipazione delle economie emergenti, come
ad esempio la Cina, il Brasile e l’India con entrate annuali
del Prodotto Interno Lordo (PIL) che vanno dal 10 al 12%. A tutto
ciò bisogna aggiungere l’effetto dell’economia
di guerra degli Stati Uniti e la pratica dei principi keynesiani
a carattere militare.
Io direi che la piccola crescita quantitativa degli ultimi 30 anni
corrisponde proprio a questi due fattori, poiché se fosse
stato il contrario avremmo dovuto parlare di depressione e recessione
totale. Al momento dello scoppio dell’attuale crisi, molti
esperti privilegiavano nei loro rapporti ed analisi, l’aspetto
finanziario ed economico, ignorando il fatto che era davanti ad
una crisi strutturale e sistematica che genera a sua volta una crisi
alimentare, ecologica, etica, dei valori, dello Stato sociale e
del diritto.
A questo punto il professore arriva ad una profonda riflessione
che gli fa affermare: “Tutto ciò significa che l’attuale
sistema globale non funziona affatto. Noi intellettuali militanti
insieme a tutti i compagni della Rete dei Comunisti sosteniamo che
questo è un problema di tutta l’umanità e non
solo di una classe sociale. Penso che sia una crisi peggiore di
quella del ’29, perché ora siamo in presenza di una
globalizzazione dell’economia-mondo nel mercato capitalista
internazionale che comporta il fatto che il fenomeno critico e gli
elementi di scomposizione e rottura si trasmettono immediatamente
in tutti i paesi del mondo. La natura della crisi del ’29
era solo finanziaria ed economica, questa invece è strutturale
e sistemica, ossia ripetibile a cascata senza freni e possibilità
reali risolutive”.
GIORNALISTA:
Diversi studiosi, soprattutto negli Stati Uniti, affermano che la
crisi può essere risolta grazie alle formule economiche di
John Keynes, con un nuovo intervento di carattere statale. Lei cosa
ne pensa?
PROF.
VASAPOLLO: “A mio giudizio gli intellettuali keynesiani
non hanno più ragioni da spendere e la loro ipotesi
è totalmente sbagliata, perché, dire che si può
uscire dalla crisi grazie a miglioramenti nella distribuzione dei
redditi e nel miglioramenti salariali, genera confusione ed
è un falso storico , economico e politico. La soluzione è
e rimane esclusivamente politica.
La politica deve dominare l’economia, tornando a una
programmazione socialista e a una pianificazione centralizzata,
che si sappia accompagnare a quella decentralizzata incentrata sulle
economie locali a sostenibilità socio-ambientale. Solo con
una forte ripresa di dinamici e attuali modelli di pianificazione
imposti dalla volontà di una soggettività rivoluzionaria
per ilcambiamento radicale si può risolvere questa drammatica
situazione.
Per un marxista l’unica soluzione possibile è creare
le condizioni per la transizione politica al socialismo. Non sto
dicendo che domani il capitalismo soccomberà, perché
come sappiamo bene quando si è passati dal feudalesimo al
capitalismo è trascorso davvero molto tempo. La borghesia
è riuscita a togliere all’aristocrazia il potere e
a diventare quindi la classe dominante solo dopo la Rivoluzione
francese e quella industriale inglese. Anche se oggi esistono le
condizioni economiche e oggettive per superare il capitalismo, non
esiste ancora la soggettività politica internazionale di
classe organizzata che possa portare a termine tale obiettivo. E
questo è un elemento indispensabile, essenziale perché,
altrimenti il capitalismo potrebbe andare avanti ancora per 20,
50 o 300 anni, a causa del fatto che riesce ad adottare diverse
forme per mediare le proprie contraddizioni.
Noi intellettuali marxisti dobbiamo avere una visione concreta e
praticabile del socialismo nel XXI secolo. Dobbiamo lavorare a un
socialismo nuovo per questo contesto storico e politico oltre che
economico, ma sempre partendo dalla nostra storia, dagli eventi
positivi e da quelli negativi, visto che abbiamo un patrimonio con
cui iniziare un nuovo cammino.
È doveroso, quindi, creare le condizioni, non solo
economiche ma soprattutto politiche; in primo luogo la soggettività
necessaria per trasformare la crisi in una grande opportunità
per il movimento di classe,comunista, progressista e anticapitalista,
poiché non possiamo dimenticare che in situazioni come questa,
la soluzione può essere rivoluzionaria o reazionaria, come
è stato dimostrato dalla nascita del nazismo in Germania”.
LATINOAMERICA, UNA NUOVA
ESPERIENZA
GIORNALISTA: “Cosa
ci può dire dei processi rivoluzionari della regione?”
PROF.
VASAPOLLO: “L’America Latina rappresenta una esperienza
nuova con concreti e diversificati processi di transizione in atto.
Vedo un forte triangolo rivoluzionario tra Cuba, Bolivia e Venezuela,
tre processi diversi tra loro, con caratteristiche proprie di pianificazione,con
caratteri specifici politici, sociali, culturali ed economici. Sono
processi rivoluzionari perché stanno mettendo in discussione
il potere costituito del capitale e stanno creando forme di socializzazione
come, ad esempio, la redistribuzione non solo dei redditi, ma con
statalizzazioni accompagna teda forme reali di redistribuzione soprattutto
della ricchezza sociale che appartiene a tutti i lavoratori.
Il Venezuela e la Bolivia stanno attuando nazionalizzazioni
e processi di cambiamento politico, economico e sociale, con una
nuova visione concretamente contraria alla proprietà privata
dei mezzi di produzione; tutto ciò conferma l’avvicinamento
al socialismo. Voglio fare riferimento anche all’idea rivoluzionaria
di un socialismo democratico che viene applicata in Ecuador e ora
anche nel polo progressista del Nicaragua e dello stesso contraddittorio
Brasile.
Oggi il punto centrale dell’internazionalismo per il cambiamento
politico,sociale ed economico parte proprio dall’America Latina
e l’imperialismo vuole fermare queste grandi esperienze di
trasformazione.
Anche se il Presidente Barack Obama preannuncia una nuova era nelle
relazioni estere degli Stati Uniti, sappiamo bene che la realtà
è un’altra. Quando appoggia un colpo di Stato come
quello avvenuto in Honduras, quando permette un’invasione
militare con scuse di carattere umanitario come quella di
Haiti, quando installa basi militari in Colombia e utilizza la lotta
al narcotraffico come mezzo militare contro i governi socialisti
e progressisti, quando non risolve la questione dei Cinque antiterroristi
cubani arrestati a Miami e quando fa permanere il blocco economico
contro La Isla, come si può parlare di diversa collaborazione
con l’America Latina? Inoltre, la posizione aggressiva di
questo paese a guida imperialista contro la popolazione afghana,
in appoggio ad Israele contro i palestinesi, contro l’Iran
e il Medio Oriente, indicano che l’unica politica messa in
atto è quella della guerra.”
GIORNALISTA: “Il
passaggio dal G7 al G20 rappresenta forse un cambiamento importante?”
PROF.
VASAPOLLO: “Secondo me non ha significato nulla, è
stato puro marketing, una grande bugia, una semplice verniciatura
di facciata che voleva svelare il lato più democratico e
meno aggressivo del capitalismo, che invece è per sua natura
aggressivo e ingiusto. Ad esempio, perché non instaurano
una nuova e concreta relazione paritaria internazionale e decidono
quindi di annullare il debito estero dei paesi del cosiddetto Terzo
Mondo? Perché non ritirano tutte le forze militari e accettano
l’autodeterminazione economica, sociale, culturale e politica
dei popoli? Perché trattano Cuba, Bolivia e Venezuela come
Stati criminali solo per il fatto che hanno deciso di uscire dalla
logica del dominio imperialista e delle multinazionali?
Credo che questa crisi globale e sistemica metterà fine al
comportamento unipolare degli Stati Uniti, perché è
venuto il momento che si relazionino con il resto dei paesi accettando
rapporti ugualitari tra pari. Ritengo, inoltre, che le Nazioni Unite
debbano svolgere un ruolo nuovo e autenticamente democratico; l’ONU
deve diventare l’organizzazione di tutti i paesi in
cui tutti hanno lo stesso livello di rappresentatività e
lo stesso potere”.
|