Anche in Italia va fatto un referendum sulle misure anti-crisi.
Lo afferma Giorgio Cremaschi, dirigente Fiom e tra i fondatori
del Coordinamento “No Debito” in una intervista.
Secondo Cremaschi "L'Europa è già fallita.
Quello che si sta facendo in queste ore è un tentativo
di salvare le banche francesi e tedesche". Governo tecnico
come chiede l'opposizione? "No: se si fa un esecutivo per
mettere in pratica la lettera della Bce non è di unità
nazionale, ma di parte". "Il fatto che centrodestra
e centrosinistra litigano su come rassicurare i mercati è
il segno della crisi della democrazia italiana".
Qui di seguito l'intervista pubblicata oggi da Affari Italiani.it
Dobbiamo fare anche noi come la Grecia e indire un referendum
sulle misure anti-crisi?
"Assolutamente sì. E' scandaloso che tutte queste
decisioni che riguardano i prossimi decenni delle nostre vite,
a livello sociale economico e politico, siano sottratte al giudizio
dei cittadini. La Grecia fa benissimo a fare un referendum".
Però dopo l'annuncio di Papandreou le borse stanno
crollando. Per l'Italia, se il governo facesse lo stesso, tra
annuncio, referendum, risultato ed eventuale studio di nuove
misure, il fallimento sarebbe pressoché assicurato. O
no?
"Io pongo una questione diversa. L'Europa è già
fallita. Quello che si sta facendo in queste ore è soprattutto
un tentativo di salvaguardia soprattutto delle banche francesi
e tedesche non dell'Europa o dei suoi diritti. Dunque il fallimento
politico c'è già. Il fatto che l'Europa abbia
paura del voto dei greci dimostra questo fallimento. Quanto
a noi, penso che oggi come oggi questo debito non può
essere pagato: come si fa a pagare interessi sul debito quasi
del 7% con una crescita dello 0,5%?. Mi pare chiaro che c'è
bisogno di un rovesciamento generale delle politiche economiche
europee, di tutti i Paesi".
Ma il tempo stringe.
"Certo. Una consultazione popolare potrebbe essere indetta
con un referendum straordinario di indirizzo. L'abbiamo già
fatto sull'Europa nel 1989. Dobbiamo rivotare perché
l'Ue così com'è oggi non funziona più:
abbiamo fatto una moneta senza aver fatto una politica economica,
del lavoro, fiscale... E ora è chiaro che questa macchina
va smontata e ricostruita. Perché così non si
salva".
In Italia intanto le opposizioni spingono per un governo
tecnico che ci salvi dal default. E' d'accordo con questa ipotesi?
"No, non mi convince. E poi: un governo tecnico sulla base
di quale programma?"
Il programma è scritto nella lettera che ci ha inviato
la Bce in agosto. "Allora torniamo al punto di partenza.
La lettera della Bce deve essere respinta. Un governo tecnico
sarebbe solo il modo per realizzare la risposta di Berlusconi
alla Bce. E io non sono d'accordo né con la lettera né
con la risposta. Il problema della situazione italiana è
che ci sono milioni di cittadini, che non hanno più voce
nella politica italiana, che pensano che andrebbero rispedite
al mittente entrambe le lettere. Se si fa un governo che vuole
mettere in pratica la lettera della Bce non è un governo
di unità nazionale, ma di parte. Bisogna che ci sia un'altra
parte che contrasti questo governo".
Dunque preferirebbe nuove elezioni?
"Io mi augurerei che ci fosse finalmente in Italia un'alternativa
alla Bce. Se si va a votare tra due giorni ho l'impressione
che non ci sarebbe. Il problema non è quando si vota
ma che ci sia nel Paese un'opposizione, un'alternativa alla
politica della Bce. E il referendum è uno strumento indispensabile
per arrivare a questo. Sono convinto che il sistema politico
italiano rifiuta il referendum sull'Europa, che si può
fare anche in uno-due mesi, solo perché sconvolgerebbe
gli equilibri del Palazzo e le finte alternanze. Il fatto che
centrodestra e centrosinistra litigano su come rassicurare i
mercati è il segno della crisi della democrazia italiana".
Novembre 2011