Spagna. Ha vinto Rajoy: governeranno gli stessi
di
Carlos Gutierrez°
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La vittoria del PP mette in evidenza l'enorme deficit democratico
che caratterizza lo Stato Spagnolo e tutta l'UE. Il governo che
Mariano Rajoy formerà non potrà che seguire i diktat
della Banca Centrale Europea e dei cosiddetti “mercati”.
Le sfide per la sinistra. La contundente vittoria del Partido
Popular alle elezioni del 20 Novembre non fa altro che mettere
più chiaramente in evidenza il profondo deficit democratico
che caratterizza tanto lo Stato Spagnolo quanto l’insieme
dell’Unione Europea. Questo si traduce nel paradosso che
mentre le elezioni hanno portato a una delle più nette
maggioranze che si possa ottenere in un parlamento, il governo
che Mariano Rajoy formerà vedrà molto limitata la
sua capacità di azione e non potrà fare altro che
seguire i diktat della Banca Centrale Europea e dei cosiddetti
“mercati”.
Per tanto, gli speculatori, i finanzieri e i tecnocrati dell’U.E.,
che nessuno ha mai eletto, saranno coloro che continueranno a
tenere nelle proprie mani il destino dei cittadini dello Stato
Spagnolo. Sembra evidente che molti lavoratori, in maniera diretta
e esprimendo drammatiche situazioni personali, hanno dato il loro
voto al Partido Popular pensando che fosse necessario un cambiamento.
Disgraziatamente queste aspettative saranno frustrate molto presto.
Non possiamo attenderci altro che una accelerazione del programma
neoliberista di tagli, liquidazione dei Servizi Pubblici, precarizzazione
del lavoro e uno scaricare i costi della crisi sui settori popolari
più deboli. Inoltre, il fatto che il PP - un partito che
raccoglie dalla destra liberale a settori dell’estrema destra
postfranchista – controlli la maggior parte dei comuni e
delle comunità autonome, oltre al governo centrale, non
è di buon augurio per quanto riguarda la libertà
e la democrazia nel nostro paese.
Il forte tonfo elettorale del PSOE evidenzia una significativa
perdita di fiducia in un partito che non ha applicato politiche
socialdemocratiche e che si è consegnato mani e piedi al
neoliberismo e ai mercati. Salvo le prime misure dell’era
Zapatero, come il matrimonio omosessuale o il rafforzamento del
diritto all’aborto, il resto del suo mandato si è
distinto per la sua sottomissione alle politiche economiche neoliberiste
e per la sua mancanza di coraggio nel confrontarsi – e scontrarsi
– con i poteri forti. L’intento disperato di Rubalcaba
di “tornare alle origini” e di presentarsi come un
fedele difensore delle politiche sociali è stato un netto
fallimento. I cittadini non sono caduti nella trappola e sembrano
reclamare una maggiore coerenza ai socialisti. Non è possibile,
né onesto, fare il contrario di quello che si dice. E non
è neanche credibile la nascita di settori di rottura all’interno
del PSOE, sullo stile di quello guidato da Oskar Lafontaine in
Germania, che si avvicinino a Izquierda Unida. Nel PSOE non esistono
più settori consistenti che difendano un pensiero socialdemocratico
forte. I disgraziati anni di Felipe González alla guida
del partito hanno liquidato già ogni velleità di
sinistra del socialismo spagnolo.
L’ascesa del populismo - da 1 a 5 deputati – incarnato
da UpyD (Unione per il Progresso e la Democrazia), fondamentalmente
nutrito da ex votanti socialisti delusi, e molto localizzato a
Madrid, è una conseguenza logica della crisi. I momenti
di disperazione e di mancanza di fiducia nel futuro, hanno come
conseguenza che importanti settori popolari ripongano le proprie
aspettative in progetti incarnati da leader più o meno
carismatici - in questo caso la ex-socialista Rosa Díez-
che dicono ad ogni cittadino quello che vogliono sentirsi dire.
Il mix di liberalismo economico, populismo spagnolista e di ammiccamenti
ai movimenti sociale che caratterizza l’UpyD non dovrebbe
però, nonostante la sua crescita, avere un lungo percorso
davanti a sé. Credo sia necessario sottolineare che UpyD
mantiene posizioni che scavalcano a destra il PP per quanto riguarda
la relazione dello Stato Centrale con le Comunità Autonome,
ed è stato l’unico partito che non ha valutato positivamente
l’abbandono dell’attività armata di ETA. La
sua auto proclamazione di partito “trasversale” non
fa altro che legittimare dei sospetti sulla sua autentica ideologia.
Non é casuale che la maggioranza dei voti all’UpyD
provengano da Madrid, 4 dei suoi 5 deputati hanno ottenuto il
loro seggio nella capitale, fatto che rivela che il suo discorso
anti-autonomie e anti-ETA ha un pubblico molto concreto e circoscritto
geograficamente.
Nel campo della sinistra, è da notare l’importante
- da 2 a 11 deputati - ascesa di Izquierda Unida. Questo buon
risultato, più che a un cosciente lavoro sociale o nei
movimenti, lo si deve al crollo del PSOE così come a un
crescente rigetto popolare del bipartitismo e al pensiero unico
neoliberista. Comunque è un risultato che neanche si avvicina
ai “tempi d’oro” di Julio Anguita (21 deputati)
come leader di IU. Una profonda crisi economica come quella che
investe lo Stato Spagnolo dovrebbe portare in parlamento un gruppo
di sinistra ben più unito e forte. Il compito di Izquierda
Unida deve essere quello di cercare di costituirsi come un autentico
movimento politico e sociale, lanciare una vera rifondazione e
convertirsi in uno strumento utile per i movimenti sociali. Se
no, torneremo al pendolo, e una nuova crescita del PSOE porterà
a una discesa di IU. Una IU senza un solido radicamento sociale
rimarrà sempre subordinata agli altri e bassi dei socialisti.
Per ultimo, e ancora nel campo della sinistra statale, i modestissimi
risultati della “sinistra della sinistra”, come ‘Anticapitalistas’
(l’equivalente di Sinistra Critica in Italia) e il PCPE
(Partito Comunista dei Popoli di Spagna), che ottengono 50.000
voti in totale tra tutti e due, segnalano la necessità
di lanciare una profonda riflessione sulla necessità o
meno di presentarsi alle elezioni e sull’imprescindibilità
di unire le forze e di non praticare scorciatoie. Credo sia necessario
impegnarsi nel lavoro di base, costruendolo a partire da nuove
soggettività e senza fretta ma anche senza stancarsi. Solo
un progetto politico che sorga a partire dal conflitto sociale
sarà capace di rappresentare realmente gli interessi di
quelli che vogliono cambiare il Sistema. Alcuni di questi gruppi,
hanno eccessivamente disprezzato movimenti come quello degli ‘indignados’,
e si sono rifugiati in un operaismo che, secondo il mio parere,
ha una prospettiva assai corta. D’altra parte ‘Anticapitalistas’,
che pure conta con un lavoro più profondo nei movimenti
sociali, ha elaborato la sua lista con troppa fretta e senza aspettare
che si avviassero processi unitari abbastanza solidi.
Rispetto ai verdi di Equo, il loro risultato è stato molto
modesto. L’unico deputato che hanno ottenuto è, in
realtà, frutto di un accordo con la formazione politica
della Comunità Valenciana ‘Compromis’ (Impegno),
che a sua volta proviene da una rottura di IU. Mi sembra indispensabile
chiarire che Equo dal tentativo dei Verdi tedeschi di ‘patrocinare’
un gruppo simile nello Stato Spagnolo. Equo si è nutrito,
anche, dei settori più moderati, vicini a Gaspar Llamazares,
che hanno rotto con IU da destra.
Una delle maggiori novità di queste elezioni è
la potente irruzione di Amaiur nel Parlamento Spagnolo. I 7 deputati
ottenuti dalla formazione della sinistra abertzale (patriottica,
ndt) rappresentano un enorme successo e manifestano il consolidamento
di un progetto politico ormai lontano dall’uso della violenza.
La soluzione negoziata e democratica al cosiddetto “conflitto
basco” sembra più vicina che mai. La vittoria di
Amaiur in Gipuzkoa, e l’ampia maggioranza che si potrebbe
formare con un accordo tra Amaiur e il centrodestra nazionalista
- il PNV – mettono seriamente in questione l’attuale
governo autonomo basco frutto dell’accordo tra PP e PSOE.
Un futuro con Arnaldo Otegi come lehendakari (governatore della
Comunità Autonoma Basca, ndt) non sembra troppo fantasioso.
Comunque, il risultato del voto ha per l’ennesima volta
dimostrato che la realtà politica di Euskal Herria è
assai distinta da quella del resto dello Stato. Per la sinistra
abertzale, a mio parere, si apre ora la sfida di saper combinare
la sua chiama scommessa sulla sovranità nazionale al contenuto
sociale e di sinistra del suo programma politico. Credo che sarà
molto interessante vedere come si governa la contraddizione che
può sorgere dagli accordi con forze politiche che hanno
in comune la visione sulla questione nazionale ma non il programma
di trasformazione sociale.
In Catalogna invece ci troviamo di fronte alla sorpresa della
spettacolare vittoria di CIU (Convergenza e Unione, destra nazionalista
catalana) – per la prima volta la forza più votata
alle Elezioni Politiche Generali – che già è
al governo della Comunità Autonoma e che sta applicando
una politica di tagli brutali, specialmente nella sanità
e nell’istruzione. Sembra che per i catalani abbia pesato
molto la necessità di punire il PSOE e di affermare la
propria identità nazionale, piuttosto che mostrare la propria
opposizione alle polítiche neoliberiste imposte da CIU.
Tornando al contesto statale, alla necessità di rompere
l’asfissiante bipartitismo, alla capacità di organizzarsi
al di fuori delle strutture tradizionali manifestata finora dal
movimento 15M (gli ‘indignados’, ndt), ai potenti
processi di soggettivizzazione che si stanno dando all’interno
della resistenza ai tagli e alla precarietà, è corrisposta
una vittoria della destra senza precedenti, il che non ci consegna
nessun elemento di speranza all’orizzonte. Non importa quali
saranno i modi di rappresentare queste nuove soggettività,
l’importante è che siano esse stesse ad elaborare
il programma alternativo capace di tradursi in un progetto politico
di trasformazione sociale. Solo così potrà esistere
una opzione politica che superi l’abisso attuale, almeno
nello Stato Spagnolo, tra conflitto sociale e rappresentanza politica.
Non si tratta di lavorare ad una ennesima somma di sigle di gruppi
della sinistra ma di costruire uno stretto legame, una intima
relazione con le lotte reali e i problemi reali dei lavoratori
e degli strati sociali più colpiti dalla crisi capitalista.
Si aprono importanti sfide per la sinistra: ci troveremo di nuovo
di fronte al tentativo del PSOE di capitalizzare le mobilitazione
e di cercare di appropriarsi della bandiera della sinistra, vedremo
quale sarà la direzione che prenderanno i sindacati maggioritari
- CC.OO e UGT- che hanno perso quasi del tutto la propria capacità
di mobilitazione. Sarà necessario che il sindacalismo alternativo
si sviluppi e si consolidi, occorrerà seguire molto da
vicino i processi di maturazione politica dei nuovi attivisti
nati a partire dal Movimento 15M, e dovremo verificare che i diversi
gruppi della sinistra frammentata e debole saranno capaci di rinunciare
al settarismo e di cercare l’unità. In sintesi, molte
possibilità potenziali e poche certezze ci riserva il futuro,
rendere possibile una alternativa reale alla valanga di destra
e al neoliberismo dipenderà dal lavoro e dall’azione
di tutti noi.
* Scritto da Carlos Gutiérrez (del 'Movimiento
de Izquierda Alternativa' e di 'Espai Marx') per Contropiano,
traduzione a cura di Marco Santopadre
Novembre 2011