Le
nostre vite prima dei loro profitti.
Appello a tutte le forze sociali, a studenti, lavoratori,
precari, disoccupati, sottopagati, sfruttati, per la costruzione
di una giornata di mobilitazione locale contro le politiche
antisociali del governo e dell’unione europea.
La crisi economica in atto ha fatto emergere in tutta la
sua brutalità il volto imperialista dell’Unione
Europea e la subalternità dei governi nazionali agli
interessi dei grandi oligarchi delle banche e delle lobby
economico-finanziarie. L’aggressione militare sulla
Libia è solo l’esempio a noi più vicino
della natura guerrafondaia del blocco europeo.
Esautorati della propria sovranità, i governi dei vari
paesi sono stati costretti ad intervenire attraverso ripetute
manovre finanziarie per rientrare nei parametri del patto
di stabilità europeo. Le decisioni economiche dei vari
stati non maturano neanche più nei vari parlamenti
nazionali ma nel chiuso delle stanze del ristretto consiglio
di amministrazione economico/finanziario dell’Ecofin.
Le favole propinateci da Berlusconi e soci sulla tenuta del
sistema Italia non reggono più.
Le manovre estive, che portano in calce la firma della BCE,
sono la dimostrazione più evidente di come anche in
Italia, dopo Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna si respiri
aria di default.
Dopo miliardi di euro sperperati per coprire le banche dall’ipotesi
di fallimento, la nuova priorità del governo è
rientrare dal debito.
Ed è così che si vara una finanziaria dietro
l’altra nell’obiettivo di far rientrare il disavanzo
di oltre 600 miliardi di euro facendo ricadere i costi di
tali manovre sulle classi sociali più deboli.
Non che ci fossero dubbi sulla natura padronale del governo
Berlusconi/Tremonti, ma gridare allo scandalo nel momento
in cui si paventa l’ipotesi di tassare una tantum i
redditi superiori ai 150 mila euro, è l’evidenza
più concreta del grado di subordinazione di tutte le
forze parlamentari e dei sindacati concertativi agli interessi
di confindustria.
Non si intaccano minimamente i privilegi della casta, delle
banche, delle grandi rendite finanziarie e della classe industriale.
Di contro si inaspriscono le già precarie condizioni
di vita dei settori popolari, attraverso l’introduzione
di nuove forme di tassazione dirette e indirette, lo smantellamento
dei residui di stato sociale e di garanzie del mondo del lavoro
Con la complicità dei sindacati collaborazionisti si
deroga alla contrattazione nazionale collettiva con accordi
su basi territoriali sferrando l'ultimo colpo allo statuto
dei lavoratori dopo l'introduzione dell'arbitrato sulle controversie
tra lavoratore e datore di lavoro (collegato lavoro 2010);
si semplifica la legge in materia di licenziamenti con l'articolo
8; si innalza l’età pensionabile per i lavoratori.
In piena continuità rispetto alle politiche dei governi
di centro sinistra si assestano i colpi di grazia alla scuola
e all’università pubbliche. Le scuole pubbliche
subiscono un continuo processo di declassamento, in favore
delle strutture private. I continui e progressivi tagli al
personale colpiscono professionalità, innalzano il
livello degli inoccupati nel settore e soprattutto, determinano
un abbassamento della qualità della didattica con buona
pace di concetti quali libertà di insegnamento, democrazia
e partecipazione. Sul piano della formazione accademica si
cedono ai privati la gestione amministrativa dei corsi di
laurea e si assoggetta la ricerca alle logiche di mercato.
Si annullano tutte quelle forme di agevolazione di natura
economica che garantivano l’accesso all’istruzione
superiore anche alle fasce sociali più svantaggiate,
facendo dell’università una scuola elitaria e
funzionale agli interessi dei privati.
Si impongono pesanti tagli al già martoriato settore
della sanità, introducendo tickets, esternalizzando
a privati prestazioni e cure indispensabili a garantire la
salute dei cittadini e i bisogni dei malati, dei diversamente
abili, si taglia sul personale.
I servizi di trasporto pubblico, già liberalizzati
negli anni e svenduti ai privati subiscono ulteriori pesanti
attacchi. Diminuiscono i volumi di prestazioni e la qualità
dei servizi, si incrementano le quote tariffarie incidendo
pesantemente sul reddito delle famiglie.
Aumentano i finanziamenti per le opere faraoniche quali la
Tav, e il Ponte sullo Stretto che non hanno alcuna utilità
sociale ed economica per i territori e per le popolazioni
ma solo per le lobby del cemento che traggono enormi profitti
prima dalla loro costruzione e poi dalla loro gestione, riversando
i costi di tali eco-mostri sugli stessi territori e sulle
loro popolazioni.
Si inaspriscono le leggi razziste, xenofobe e securitarie
nei confronti dei disperati che fuggono dalle proprie terre
martoriate da guerre che gli stessi governi occidentali hanno
orchestrato in funzione degli interessi dei monopoli del petrolio
e del gas. Si affrontano le problematiche legate all’immigrazione
in chiave emergenziale, attraverso la politica dei respingimenti
e sfornando lager di stato in ogni angolo del paese e affidando
alla protezione civile la gestione di tali carceri.
Populisticamente si legittima tutto ciò con la retorica
dell’unità nazionale, con la favoletta dell’essere
tutti sulla stessa barca, con l’invito a stringere la
cinghia, con l’appello all’austerità.
Ma noi non ci stiamo. Siamo stanchi di fare sacrifici per
vedere poi riempite le tasche e le casse di padroni, politici
e banchieri. Abbiamo già dato!!!
Che la crisi la paghi chi da sempre ha speculato sui risparmi
della gente, chi ha accresciuto profitti sulla fatica e sul
sudore dei lavoratori, chi ha aumentato le proprie ricchezze
sullo sfruttamento e sul saccheggio dei territori e delle
popolazioni.
Venerdì 7 ottobre 2011 Cosenza scende in piazza per
manifestare la sua ferma e intransigente opposizione alle
politiche antisociali del governo locale e nazionale.
Per ribadire la sua netta contrarietà alle politica
di austerità ordinate dall’Europa.
Per gridare che a tutto questo sfacelo non ci sta, che è
necessario capovolgere le logiche che vogliono i profitti
primeggiare sulla vita degli uomini.
Una data che segna solo una tappa rispetto al percorso che
porterà alla giornata di mobilitazione europea del
15 ottobre, quando le piazze d’Europa, del Mediterraneo,
si riempiranno di gente pronta a gridare la propria rabbia
ed indignazione rispetto alle politiche di austerità
e sacrifici imposti dai governi, che scaricano i costi della
crisi sulle masse popolari.
“Gli esseri umani prima dei profitti. Non siamo merce
nelle mani di politici e banchieri,
chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa
c’è ed è nelle nostre mani, democrazia
reale ora!”
CONTRO
L’EUROPA DELLE BANCHE E DEI PADRONI;
LE MANOVRE FINANZIARIE LACRIME E SANGUE,
LE PRIVATIZZAZIONI DI SCUOLA, SANITA’, ENERGIA E SERVIZI;
LE LEGGI SECURITARIE NEI CONFRONTI DEI MIGRANTI;
LE POLITICHE DI DEPREDAZIONE E DEVASTAZIONE AMBIENTALE;
LA CARCERAZIONE SOCIALE;
PER
IL DIRITTO ALL’INSOLVENZA;
L’ABROGAZIONE DI TUTTE LE LEGGI PRECARIZZANTI IN MATERIA
DI LAVORO;
LA CANCELLAZIONE IMMEDIATA DELLA BOSSI-FINI E LA LIBERTA'
DI MOVIMENTO PER TUTTI I MIGRANTI;
UNA SCUOLA ED UNIVERSITA’ FUORI DALLE LOGICHE DI MERCATO;
IL DIRITTO ALLA CASA E AL REDDITO
VENERDI’ 7 OTTOBRE 2011 CORTEO CITTADINO CONTRO L'AUSTERITÀ
CONCENTRAMENTO H. 9.30 P.ZZA ZUMBINI - COSENZA
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CPM - Collettivo Politico MILITANZ
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