Val di Susa. Bella prova!
di Paolo di Vetta *
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Tornando dalla Val di Susa. "Il risultato di questa
manifestazione fa bene a tutti".
Resoconto e valutazioni
Migliaia di donne e uomini hanno invaso i boschi della Val di
Susa. Rabbia e buon umore si sono mescolati e hanno riempito il
sito a ridosso del cantiere indesiderato di bandiere NO TAV, di
voci e di suoni. Centinaia di cesoie vere e finte sono state usate
e mostrate. Le reti che delimitavano la zona rossa sono state
aperte e dopo aver beffato, aggirandoli, un contingente di carabinieri
e agenti di P.S. che presidiava il ponte sul fiume, si è
arrivati in tante e tanti fino alla baita. A ridosso della recinzione
principale del non cantiere, difeso da uno sproporzionato e costoso
(si parla di due milioni di euro) spiegamento di forze dell’ordine.
La determinazione soprattutto degli abitanti della valle ha prodotto
la più autentica e importante risposta a tutti coloro che
avevano fatto del terrorismo mediatico intorno a questa scadenza.
L’intelligenza di chi ha voluto e costruito questa mobilitazione
è stata notevole e riconsegna un’immagine di un popolo
in grado di aut organizzarsi, autoconvocarsi e mobilitare migliaia
di persone. Con buona pace di chi ha invitato i propri iscritti
a disertare l’ appuntamento.
Il risultato di questa manifestazione fa bene a tutti, soprattutto
dopo il 15 ottobre e la ridda di dichiarazioni che hanno inteso
disegnare protagonisti importanti della lotta valsusina come possibili
portatori di violenze e devastazioni.
Gli unici a devastare la bellissima valle, con l’imponente
militarizzazione attraverso uomini e mezzi, sono coloro che siedono
nell’intero emiciclo parlamentare. Questi personaggi temono
questa nuova e importante modalità di mobilitazioni, che
riescono senza che siano le forze politiche o le grandi organizzazioni
sindacali a sponsorizzarle.
C’è una nuova vitalità in questo paese. L’abbiamo
vista il 15 ottobre a Roma e di nuovo il 23 ottobre in valle.
Determinazione, rabbia e consapevolezza della propria forza sono
patrimoni di questi percorsi. L’alternativa passa attraverso
il rinnovato esercizio della sovranità territoriale e nel
rifiuto di un modello di sviluppo che mette a profitto i beni
comuni e le nostre vite.
Ci è piaciuto stare insieme a questa valle coraggiosa e
non abbiamo percepito timore alcuno. Questo è il sentiero!
Ora ne siamo certi, più di ieri. A sarà dura…..
* Blocchi Precari Metropolitani
Ottobre 2011