BASTA MACELLERIA SOCIALE
PER UN AUTUNNO DI LOTTA E DI RISCATTO SOCIALE
Assemblea
22 Settembre - Cosenza
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Bisogna
stringere la cinghia
È
l'ora dei sacrifici
Siamo
tutti sulla stessa barca!!!
Queste
le filastrocche bellamente ripetute da governanti, giornalisti,
imprenditori, riprese da sindacati gialli e dai filistei dell'intero
arco parlamentare per giustificare le misure antipopolari contenute
nelle ultime manovre finanziarie.
Peccato
che su questa presunta barca c'è chi brinda e beve champagne tra
i lussi e le fastosità della prima classe e chi è costretto a
spalare carbone per far andare l'imbarcazione.
E
c'è ancora chi in caso di di collisione della nave salirà sulle
scialuppe di salvataggio e chi rimarrà chiuso nella stiva e inghiottito
dal mare.
Lo
scenario appena tinteggiato è qualcosa di molto più reale di quanto
si possa pensare.
E
al di là dei rimandi cinematografici è quanto si sta delineando
negli ultimi tempi.
Le
misure contenute negli ultimi provvedimenti finanziari, commissionati
dall'unione europea al governo italiano, sono tesi a scongiurare
un'altra ipotesi greca e a contenere e far rientrare il debito
pubblico italiano.
Ed
è cosi che nel giro di pochi mesi si vara l'ennesima manovra finanziaria,
in barba ai deliri berlusconiani sul peggio che era passato e
sulla solidità del sistema Italia.
Le
sollecitazioni dell'ECOFIN e della BCE che hanno costretto lo
spaventapasseri Tremonti a varare una nuova misura finanziaria,
sono guidate non da sentimenti di devozione e dedizione al governo
italiano e ai suoi equilibri politici e sociali, ma sono l'evidenza
della natura imperialista dell'unione europea e dell'importanza
che rivestono gli interessi delle banche e dei grandi gruppi di
affari nella tenuta del blocco europeo.
Oltre
l'80% del debito pubblico italiano è infatti nelle mani di banche,
fondi assicurativi, società finanziarie estere (per la maggior
parte tedesche e francesi).
D'altra
parte la natura imperialista del blocco europeo costruito intorno
all'asse Parigi-Berlino è evidenziata della precarietà degli equilibri
all'interno della stessa UE e della subalternità della maggioranza
dei paesi agli interessi franco-tedeschi.
Le
misure contenute negli ultimi pacchetti scaricano in pieno i costi
della crisi sulle fasce sociali più deboli, graziando il blocco
elettorale berlusconiano e leghista (piccola e media borghesia
padana) dalle tassazione che in una prima battuta aleggiavano
sulla manovra d'agosto.
Quando
si parlava di tassare con un aliquota del 5% i redditi superiori
ai 90 mila euro e del 10% i redditi superiori ai 150 mila euro
si gridò quasi allo scandalo!!!
Perché
scontentare i propri bacini di voti quando la crisi la si può
scaricare sempre sui soliti noti?
Ed
è così che con la complicità dei sindacati concertativi (CIGL
-CISL e UIL) si deroga alla contrattazione nazionale collettiva
con accordi su basi territoriali sferrando l'ultimo colpo allo
statuto dei lavoratori dopo l'introduzione dell'arbitrato sulle
controversie tra lavoratore e datore di lavoro (collegato lavoro
2010); si semplifica la legge in materia di licenziamenti con
l'articolo 8; si blocca il pagamento del TFR; si anticipa al 2014
l'innalzamento dell'età pensionistica delle donne; si riducono
le festività per i lavoratori (ritirata fortunatamente per ora
l'abolizione della festa del 1° maggio e del 25 aprile).
Politiche
che trovano un consenso bipartisan a centro-destra e centro-sinistra,
che solo a parole si è opposto tali misure ma, che in realtà è
capace di porcate ben più pesanti (Prodi e i sacrifici per rientrare
nei parametri fissati da Maastrict docet).
Mentre
i livelli salariali scendono impietosamente tanto da relegare
l'italia agli ultimi posti nella classifica OCSE, (Il salario
medio in Italia e' di 36.773 dollari, al cambio di oggi circa
26.500 euro, ben lontano da quelle di Francia: 46.365 dollari,
Germania: 43.352 dollari) si inaspriscono indirettamente le misure
contro i redditi con l'innalzamento dell'IVA al 21% e col congelamento
delle tredicesime.
Se
la crisi travolge finanche quei settori fino a ieri considerati
privilegiati (ceti medi, redditi da dipendente statale), determinando
una costante proletarizzazione per tali fasce, assesta d'altro
canto un colpo di grazia per tutta una serie di figure sociali
non garantite: precari, lavoratori a nero, disoccupati, immigrati.
Di
fronte a tale stato di cose non si può più stare fermi a guardare.
Ogni giorno che passa veniamo sistematicamente privati della nostra
dignità, costretti ad elemosinare un qualsiasi lavoro alle condizioni
più deplorevoli di fronte a sciacalli che moltiplicano i propri
profitti sul nostro sudore.
Con
gli artifici retorici più svariati ci impongono condizioni di
vita insostenibili.
Con
costanti politiche di emergenza ci costringono a sacrifici inammissibili.
Non
saranno governi di larga intesa a cambiare la situazione di lavoratori,
precari e disoccupati ne tanto meno ipotetici governi finto radicali
segneranno il riscatto delle masse e dei settori popolari.
È
ora di segnare una controtendenza rispetto all'ormai asfittica
anomalia italiana.
Non
è più tempo di rincorrere sindacati collaborazionisti con i loro
sciopericchi di facciata.
Autorganizzazione
ed indipendenza di classe le parole d'ordine che riecheggiano
nelle piazze di tutta Europa e per le strade del Magreb.
Riscatto
e alternativa di sistema e di potere gli orizzonti da conquistare
per far fronte alla barbarie in cui ci hanno gettati decenni di
politiche neoliberiste
Il
15 ottobre sarà la giornata di mobilitazione internazionale contro
l'austerità e le politiche imperialiste di aggressione militare
e di precarizzazione delle nostre esistenze;
Contro
le finanziarie lacrime e sangue dell'unione europea, per il contenimento
del debito creato da banche e da politiche antipopolari dei governi
nazionali che stringono in una morsa le nostre vite già duramente
segnate da saccheggi e razzie di ogni tipo (salari da fame, affitti
esorbitanti, spese per scuola, sanità, trasporti, bollette...).
Una
giornata di mobilitazione autorganizzata ed autonoma senza alcuna
sponsorizzazione partitica o sindacale che segnerà necessariamente
uno spartiacque tra l'alternanza e l'alternativa.
La
sfida che abbiamo di fronte è far si che non resti una scadenza
ed una piazza testimoniale ma imprima la forza per segnare un
autunno di lotte e di riscatto sociale sui posti di lavoro e nei
territori.
ASSEMBLEA
GIOVEDI 22 SETTEMBRE 2011 H.
18.30
PALAZZO COSENTINI OCCUPATO
P.ZZA PICCOLA - COSENZA
PUNTO SAN PRECARIO
COSENZA
DI SEGUITO L'APPELLO CHE SOTTOSCRIVIAMO E CHE CONVOCA LA MOBILITAZIONE
DEL 15 OTTOBRE
IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
“gli esseri umani prima
dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri,
chi pretende di governarci non ci rappresenta,
l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione
Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario
Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come
dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio
pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni,
i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate,
utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti schiave/i.
Distruggono
il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale,
le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio,
la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra
Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre
più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero
che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento
politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore
devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade,
e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro
potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia
reale.
Non vogliamo
fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia
si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le
politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema.
Si deve uscire
dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci
sono.
Si deve investire
sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia,
sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione;
Si deve redistribuire
radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei
referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i
beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione;
Si devono
recuperare risorse dal taglio delle spese militari;
Si deve smettere
di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative
vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo,
nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo
modo per vincere.
Il Coordinamento
15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali
impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e
a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i
propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e
proposte
PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO
Settembre 2011