Indipendenza e conflitto sociale
di Roma Bene Comune
Incontro nazionale a Roma il 10 settembre 2011 (ore
9,30 deposito Atac occupato, via S.Severo, zona San Paolo)
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Molte ed importanti sono le mobilitazioni e le lotte che hanno
scandito il ritmo della stagione politica che stiamo tuttora vivendo
e animando.
Emblematici sono stati, e sono, i conflitti delle popolazioni
campane sul tema dei rifiuti e delle nocività; le rivolte
dei migranti dentro e fuori i CIE; le mobilitazioni degli studenti
contro una università sempre più escludente, selettiva
e soprattutto contro una condizione di precarietà sempre
più feroce ed invasiva; la grande avventura referendaria,
straordinaria scommessa giocata e vinta dal basso; ora, ma non
da oggi, la resistenza e la ribellione della popolazione della
Val di Susa contro la folle aggressione TAV ai danni del territorio
e delle sue risorse; passando certamente per la data del 14 Dicembre
a Roma, dove i mille rivoli delle nostre esistenze veloci e precarie
si sono incontrati in un pomeriggio di rabbia e rivolta.
Non episodi, ma vicende, percorsi che dobbiamo continuare a difendere
e diffondere ancora con coraggio, lucidità, determinazione.
Esperienze di autorganizzazione e di conflitto, che già
non vivono in solitudine, perché attorno ad esse crescono
ovunque nuove lotte contro la precarietà e la crisi, per
il diritto all’abitare, per la difesa dei territorio e la
riconquista dei beni comuni, per il reddito.
Del resto la crisi morde ogni giorno più forte e non sembra
di scorgere all’ orizzonte vie d’uscita. I “signori”
della rendita e del profitto continuano la loro folle corsa per
mettere a “valore” città, territori, ogni aspetto
delle vite di ognuno e ognuna di noi. La casta dei politici di
professione è sempre più lontana dai bisogni, dai
desideri e dalle aspirazioni dei precari e delle precarie, di
chi ha già abbondantemente pagato il prezzo della loro
crisi.
Molti, moltissimi/e sono ormai convinti che sia possibile e necessario
fare politica da se, costruire società in altre forme,
mettere in discussione a partire dalla materialità delle
nostre vite questo modello economico e sociale, prendere per il
collo il futuro ed il presente che vorrebbero negarci.
Anche per questo di fronte ad una manovra economica da 70 miliardi
non è accettabile nessuna logica di “riduzione del
danno”. Come non possiamo permetterci di far passare sulle
nostre teste nessun nuovo patto sociale corredato di lacrime e
di sangue. Tanto meno è possibile, di fronte ad una ricetta
autoritaria ed impositiva, pensare che la soluzione sia cambiare
colore alla governance con operazioni di “maquillage”
che non possono che nascere già seppellite: la logica dell’alternanza,
bipolare o proporzionale, è tutta dentro la ricerca di
più adeguate forme di gestione della crisi, è un
tentativo di fare la respirazione bocca a bocca ad un sistema
impazzito ed incapace di trovare nuove soluzioni ed equilibri.
La strada non può che essere un’ altra, diversa.
Nella nostra esperienza locale con ROMA BENE COMUNE siamo riusciti
a mettere in connessione una pluralità di lotte che vanno
dalla difesa dai licenziamenti alla conquista di diritti sul lavoro,
alla lotte per il reddito di cittadinanza; dalle lotte per il
diritto all’abitare alle mobilitazioni contro le cementificazioni
e le devastazioni ambientali, per il riuso della città
e del patrimonio pubblico; dalle lotte dei precari della cultura
e della conoscenza a quelle studentesche dei medi e degli universitari.
Respirare insieme per cospirare insieme, qualcuno diceva, e ci
si sta provando. Senza la pretesa di annullare peculiarità,
differenze, soggettività, con l’idea, però,
di mettere in gioco il nostro patrimonio di elaborazione e aggregazione
sociale non in maniera “asettica” o peggio strumentale,
ma costruendo passo dopo passo pratiche di conflitto e di organizzazione
più pungenti e adeguate alla fase che ci troviamo ad attraversare.
Una scommessa non semplice che ha già dimostrato di rendere
più forti le vertenze e le lotte che ciascuno fino ad ora
aveva condotto in “solitudine” e che ha aperto importanti
spazi di movimento in una realtà resa sempre più
spesso asfittica
dalla mancanza di luoghi pubblici di cooperazione, troppo spesso
rinchiusa dentro angusti ed astratti recinti di calcolo soggettivo.
Un'esperienza, diversa ma simile, siamo convinti sia necessario
alimentarla sul piano nazionale. Perché ogni vertenza ogni
lotta, anche la più solida da sola è condannata
ad avvitarsi su se stessa con il rischio di essere sconfitta.
Perché la frammentazione dell’esistente è
oggi talmente profonda da uscire dalla dimensione semplicemente
“produttiva” ed “economica” per entrare
nella sfera emozionale e dell’immaginario. Perché,
dunque, è necessario ricomporre dal basso, inventare un
nuovo processo di reciproco riconoscimento, ricostruire nella
piazza, dentro le lotte, nella chiarezza dell’indipendenza,
l’immaginario e lo spazio del conflitto, la possibilità
della trasformazione radicale dell’ esistente.
Per questo, senza chiusure e senza ideologismi, vogliamo condividere
con le altre lotte, con gli altri movimenti, le reti indipendenti
e il sindacalismo conflittuale l’idea di percorrere insieme
il prossimo autunno dando voce e forza alle tante esperienze indipendenti
ed autorganizzate.
Proponiamo in questo senso un primo incontro nazionale per Sabato
10 Settembre a Roma nello spazio dell’ex deposito ATAC S.
Paolo sottratto dai movimenti alla
vendita e alla speculazione.
E’ vero un vento nuovo ha cominciato a soffiare. Ma è
compito nostro provare ad alzare le vele e con la nostra “nave
dei folli” tornare ad inseguire l’ orizzonte.
Settembre 2011