L'indipendenza
politica e sindacale non è più un dettaglio
di
Michele Franco* |
La nuova blindatura delle relazioni sindacali e l'urgenza del
sindacato che serve.
Con la recente stipula dell’Accordo tra Confindustria e
Cgil, Cisl e Uil si è consumato l’ennesimo capitolo
di una lunghissima serie di cedimenti e di concessioni al padronato
ed al complesso dei poteri forti di indispensabili diritti politici
e sindacali.
Ancora una volta si è compiuto un misfatto contro i lavoratori
e tutti coloro sottoposti quotidianamente alle variegate forme
con cui si configura il moderno sfruttamento capitalistico.
Il cosiddetto Accordo sulla Rappresentanza segna – per
molti aspetti – la fine di quella sorta di anomalia politica
e comportamentale che la Cgil aveva interpretato, particolarmente
nell’ultimo periodo, a fronte della palese subalternità
e collaborazione di classe con cui si palesa, da sempre, l’azione
di Cisl, Uil e satelliti vari.
Questo dato – tutto politico – deve necessariamente
sollecitare una riflessione tra quanti, nel corso degli anni,
hanno continuato a considerare (anche in forma critica) la Cgil
come l’unico luogo e/o spazio politico in cui potesse lievitare
il conflitto che necessita per avviare, anche nel nostro paese,
quella mobilitazione capace di difendere adeguatamente il lavoro
dalla crescente aggressione e svalorizzazione a cui è sottoposto.
Una aggressione la cui virulenza è sempre più conseguente
dalla immanente dimensione europea dentro la quale è incastonata,
con i suoi vincoli e le sue compatibilità, l’Azienda/Italia
e l’insieme del capitalismo tricolore.
E’ l’ora dell’autonomia e dell’indipendenza.
Per davvero!
Come è già accaduto altre volte autorevoli compagni
della Fiom, in queste ore, si stanno pronunciando contro l’Accordo.
Non abbiamo motivo di dubitare dell’onestà politica
ed intellettuale di questi compagni. Con molti di loro, al di
là della formalizzazione organizzativa, nei posti di lavoro
e sul territorio, condividiamo mobilitazioni sociali importanti
a cui ci sentiamo vincolati.
Stavolta, però, analizzando la portata politica di questo
Accordo ed il contesto di fase in cui è avvenuto, riteniamo
che attestarsi su una posizione di mera critica per quanto bene
argomentata, a questo nuovo cedimento della Camusso e della Cgil
non basti.
Anzi – ci sia consentita la franchezza del ragionamento
– riperpetuare questa modalità di espressione, da
parte della Fiom e di tanti altri compagni ed attivisti presenti
in altre categorie della Cgil, ci appare come un film già
visto – una vera e propria manifestazione di impotenza -
i cui esiti concreti non modificheranno di un millimetro né
i rapporti di forza in Cgil e né la condizione materiale
dei lavoratori.
Gli stravolgimenti veri che tale Accordo produrrà costringe
tutti ad un cambio di passo e alle necessarie rettifiche politiche
ed organizzative del proprio agire non solo sul versante sindacale
ma anche su quello più, propriamente, politico.
Si ripropone, dunque, il tema, irrisolto al momento, della costruzione
del sindacato che serve.
Una riqualificata funzione sindacale, confederale, conflittuale,
meticcia, metropolitana ed internazionalista adeguata alla maturità
dello scontro in atto e alle profonde modificazioni intervenute,
e che ancora interverranno nei prossimi tornanti della crisi,
nel mercato del lavoro, nella composizione di classe e nelle stesse
dinamiche di lotta.
L’Accordo sulla Rappresentanza con la nuova blindatura
autoritaria delle relazioni sindacali, l’incidere dei fattori
di crisi finanziaria ed economica in Italia e non solo, l’accentuarsi
delle conseguenze antisociali derivanti dalla accresciuta competizione
globale tra potenze e blocchi imperialistici, il susseguirsi,
seppur in forme spurie e contradditorie, di movimenti sociali
a scala continentale sono la materia sociale viva entro cui è
possibile discutere ed innestare processi organizzativi nuovi
e condivisi.
In questo autentico crogiuolo, teorico e politico, una soggettività
comunista agente sperimenta la sua ragione sociale d’essere
e spinge, per quanto è possibile, verso sperimentazioni
sociali e sintesi politiche ed organizzative più avanzate.
* Rete dei Comunisti
giugno 2011