L’accordo
tra Confindustria e Cgil Cisl Uil è un vero “porcellum”
di Fabrizio Tomaselli |
“Questo accordo – secondo Fabrizio Tomaselli dell’esecutivo
della Usb - non esitiamo a definirlo un vero e proprio ‘porcellum’.
Ci sono aspetti sconcertanti dal punto di vista tecnico-giuridico
e soprattutto politico- sindacale".
“L’accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl, Uil e
Ugl su contratti e rappresentanza sindacale colpisce pesantemente
quel poco di democrazia ancora esistente nei posti di lavoro e
consolida il monopolio assoluto delle organizzazioni sindacali
che condividono il percorso di completo snaturamento del movimento
sindacale”, commenta così Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo
Confederale USB, l’accordo sottoscritto il 28 giugno scorso.
“Questo accordo – prosegue Tomaselli - che non esitiamo
a definire un vero e proprio ‘porcellum’, presenta
aspetti sconcertanti dal punto di vista tecnico-giuridico e soprattutto
politico-sindacale. Primi fra tutti l’attacco pesantissimo
al
diritto di sciopero ed al Contratto nazionale, che nella maggioranza
delle aziende piccole e medie è l'unica normativa esistente”.
Secondo Tomaselli: “Sino ad oggi nessuno ha voluto evidenziare
che, ricevendo poco più del 17% dei consensi nelle elezioni
RSU di un posto di lavoro privato,
Cgil, Cisl, Uil e Ugl potrebbero far passare un contratto senza
neanche consultare i lavoratori. Infatti il 33% degli RSU non
viene eletto, ma nominato dai sindacati firmatari. Quindi, sommando
questa riserva del 33% ad un risultato seppur minimo del 17 o
18% di voti, risulterà acquisita la maggioranza del 50%
+1 degli RSU. Già oggi, pur essendo estrema minoranza in
un posto di lavoro, Cgil Cisl Uil possono ottenere la maggioranza
delle RSU. Dopo l’accordo potranno anche approvare un contratto
infischiandosene dei lavoratori, della democrazia e della reale
rappresentanza”.
“Altro punto tecnicamente aberrante – evidenzia Tomaselli
- è quello relativo alla certificazione della rappresentatività.
Iscritti e voti dovrebbero essere registrati da INPS e CNEL, ma
solo per quelle realtà richieste dalle organizzazioni sindacali,
non a livello nazionale e, soprattutto, seguendo le sole indicazioni
provenienti dalle aziende: trasparenza sotto i piedi. Che dire
poi del fatto che la certificazione degli iscritti è prevista
in una situazione nella quale la trattenuta sindacale in busta
paga non è obbligatoria per le aziende e nella stragrande
maggioranza dei casi non viene effettuata per tutti quei sindacati
di base non firmatari dei contratti”.
Aggiunge il dirigente USB: “Un ulteriore aspetto, più
che controverso, è la possibilità di voto tra i
lavoratori nel caso di accordi/contratti in imprese che non hanno
eletto RSU, ma hanno RSA nominate dalle organizzazioni sindacali.
In questo caso, il ricorso alla consultazione è previsto
soltanto se uno dei sindacati firmatari lo richiede o se è
richiesto dal 30% dei lavoratori entro 10 giorni dalla firma del
contratto. Questa tempistica rende di fatto inattuabile il referendum
in quanto, salvo che in piccolissime aziende, è materialmente
impossibile raccogliere il 30% delle firme in pochissimi giorni.
Anche perché, subito dopo la firma dei contratti, esiste
la necessità da parte dei lavoratori di comprendere ciò
che è stato firmato, necessità che richiede sicuramente
più di 10 giorni: una vera e propria beffa nei confronti
dei lavoratori”, conclude Tomaselli.
Luglio 2011