Governo,
opposizione, Cgil Cisl Uil
Uniti contro la crisi?
No grazie, noi non ci arruoliamo!
di Unione Sindacale di Base |
Ci risiamo, sembra un film già visto, la replica del
1992, quando la speculazione attaccò selvaggiamente l’Italia,
il governo Amato in una notte svalutò pesantemente la lira
e nei giorni seguenti varò con il consenso di tutti i partiti
politici e di CGIL CISL UIL la prima delle manovre lacrime e sangue
che consentirono all’Italia, al prezzo di un grave arretramento
delle condizioni dei lavoratori, di entrare da subito nell’Euro.
Ma siccome la storia non si ripete mai nella stessa forma ecco
che quella stagione , che vide ugualmente il richiamo alla coesione
sociale per salvare il sistema accompagnato dagli accordi governo
sindacati confindustria del luglio 92 e 93, impallidisce nel confronto
con quanto sta accadendo in questi giorni nel nostro paese.
Un nuovo e fortissimo attacco della speculazione, preceduto dalle
solite valutazioni delle agenzie di rating, non a caso statunitensi,
che sta colpendo tutti i punti deboli dell’area dell’euro,
è stata la molla che ha fatto venir meno qualsiasi velleità
di antiberlusconismo e ha determinato che tutti accorressero al
capezzale del malato, dimenticando le divergenze di ogni ordine,
i dissidi, i conflitti passati.
Il governo unico è una realtà di fatto, non importa
quali ministri siedano sui seggi, la ricetta è sempre la
stessa: paghi chi ha sempre pagato.
Si obbedisce al diktat dei mercati e dell’Unione Europea,
il Presidente Napolitano se ne assume la direzione concreta appellandosi
con insistenza al senso di responsabilità delle opposizioni
e delle parti sociali per salvare il paese.
Le quali opposizioni e parti sociali non si fanno pregare più
di tanto, consapevoli che l’aggravarsi della crisi politica
e un’eventuale caduta del governo con il succedersi di governi
tecnici o transitori non cambierebbe nulla nella loro scelta di
sostegno al sistema: niente ostruzionismo in cambio di piccole
e insignificanti modifiche alla manovra che deve però restare
a saldi invariati, manovra che tra l’altro continua a lievitare
di giorno in giorno, arrivando già a tutt’oggi alla
ragguardevole cifra di quasi 80 miliardi.
Tutti contenti quindi: Berlusconi che può continuare a
rimanere in sella, almeno per ora, l’opposizione che si
vede alleviata dell’obbligo di addossarsi il peso della
manovra in caso di cambio di governo, CGIL CISL UIL che hanno
mantenuto il loro ruolo di guardiani dei lavoratori e si vedono
riconosciuto il monopolio della rappresentanza e del potere contrattuale
sancito con l’accordo del 29 Giugno scorso.
Meno contenti coloro i quali dovranno pagare i costi del risanamento
dei conti pubblici per più motivi:
- con un debito pubblico pari al 120% del PIL, con gli interessi
sul debito in salita ( la differenza attuale tra i tassi di interesse
sul debito pubblico tedesco e quello italiano già costa
5 miliardi in più l’anno, destinati a salire se tale
differenza si confermasse nel tempo) e la crescita bloccata non
si vede come le finanze pubbliche possano essere risanate nel
giro di tre anni se non al prezzo di ulteriori pesantissime manovre.
- gli effetti dell’attuale manovra economica si concretizzeranno
nei prossimi anni. Il taglio di 5 miliardi effettivi nei trasferimenti
ai Comuni produrrà una drastica diminuzione/eliminazione
di gran parte dei servizi pubblici legati al welfare locale: dall’assistenza
agli anziani e ai disabili, dagli asili nido alle attività
sociali, dall’abbandono dei programmi di edilizia popolare
alla chiusura dei cantieri per le opere pubbliche e soprattutto
riprenderà vigore il disegno di privatizzare quel che resta
delle aziende e del patrimonio pubblico. Taglio dei servizi, mobilità
ed esuberi tra i dipendenti, licenziamenti per i precari e per
chi opera in società e cooperative d’appalto.
- altrettanto dolorosi i tagli, cui si accompagnerà l’aumento
delle tasse locali, destinati alle regioni con i già annunciati
ticket sanitari e ulteriori riduzioni dei servizi sanitari.
Insomma un quadro devastante, una manovra che scarica tutto il
peso sui lavoratori e sulle classi sociali più disagiate
mentre risparmia gli evasori, la casta politica, i grandi patrimoni,
la speculazione evitando di aumentare la tassazione sulle rendite
e sulle transazioni finanziarie, la cui approvazione viene garantita
in anticipo in nome della ‘coesione nazionale’, che
vede tra gli attori protagonisti CISL UIL e anche quella CGIL
che nei mesi passati aveva assunto le false vesti di oppositrice
al governo e alle sue misure per poi dismetterle appena si è
sentito l’odore della crisi di Berlusconi e del possibile
cambio di governo.
Noi non ci stiamo, come non ci stanno le migliaia di donne e uomini,
giovani, lavoratori pubblici e privati, precari e disoccupati,
precari e semplici cittadini che in questi mesi hanno riempito
le piazze, e le urne, per dire no alla privatizzazione dell’acqua
e dei servizi pubblici, per non tornare al nucleare, in difesa
dei propri territori contro le devastazioni ambientali e la speculazione
edilizia per rivendicare un uso sociale dei beni e degli spazi
pubblici, contro Marchionne e la Confindustra per un lavoro dignitoso
senza ricatti, contro gli spiriti selvaggi di un modello capitalistico
che nessuno è più in grado di controllare.
Le politiche di subordinazione di CGIL CISL UIL, il nuovo patto
sociale da essi costruito, di fatto rappresentano il corollario
indispensabile alla nascita del governo unico e propedeutico,
in attesa che gli eventi facciano uscire di scena un Berlusconi
e una classe politica impresentabile e inservibile, ad un deciso
cambiamento degli equilibri politici.
Scelte che continueranno a determinare impoverimento dei settori
più deboli della società, compresi i lavoratori
dipendenti, ma che non colpiranno né gli imprenditori,
né gli speculatori di ogni risma, né le banche,
né le altre istituzioni finanziarie, che continueranno
a macinare profitti come hanno fatto anche in questi anni di crisi
economica anche a costo di mandare falliti interi stati, come
è successo in Grecia.
L’approvazione della manovra in pochi giorni non significa
la fine del conflitto né delle lotte.
Per parte nostra non ci sottrarremo al compito di contrastare
in tutti i modi possibili le conseguenze di questa manovra, contribuendo
a costruire in ogni città, in ogni territorio la più
ampia unità possibile ma nella chiarezza degli obiettivi
e con la scelta degli alleati giusti.
Luglio 2011