Usb.
"Fiat scappa dopo aver preso un mare di soldi pubblici"
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PAPI (USB), MARCHIONNE SE NE VA DOPO AVER PRESO
UN MARE DI DENARO DAGLI ITALIANI. E SE GLI LEVASSIMO LA FIAT?
"Dal 1° gennaio 2012 la Fiat di Marchionne esce da Confindustria,
mentre sono ormai alcuni anni che il grande manager ha deciso
di far uscire la più grande fabbrica italiana dalla produzione
industriale di questo Paese", afferma Emidia Papi, dell'Esecutivo
Nazionale USB.
"La farsa messa in atto nell'ultimo anno dimostra infatti
che l'obiettivo era proprio di andare a produrre altrove, dove
il costo del lavoro è più basso o dove non esiste
conflittualità sindacale". "Se non fosse per
le decine di migliaia di posti di lavoro già persi - prosegue
la dirigente sindacale - verrebbe voglia di dire che avrebbe fatto
meglio ad andarsene subito, senza produrre gli sconvolgimenti
epocali su contratti e diritti che Confindustria, Governo e Cgil,
Cisl e Uil hanno prodotto con la scusa di far rimanere la Fiat
in Italia. A ben vedere - evidenzia Papi - il tutto è convenuto
anche alla Marcegaglia ed a Sacconi, che hanno così potuto
ottenere contemporaneamente ciò che sino all'anno scorso
non avevano neanche osato chiedere: l'abbattimento del contratto
nazionale e la trasformazione genetica di Cgil, Cisl e Uil".
Osserva la dirigente USB: "Perché non viene in mente
a nessuno di richiedere a Marchionne ed alla Fiat tutti i soldi
che, in varie forme, sono stati sborsati dallo Stato, e quindi
da tutti i cittadini e dagli stessi lavoratori Fiat oggi licenziati?
Con tutti quei soldi lo Stato avrebbe potuto comprare l'intera
Fiat due o tre volte, mentre oggi invece vede sfumare decine di
migliaia di posti di lavoro".
Conclude Papi: "Di fronte a tutto ciò la nazionalizzazione
della Fiat non sarebbe certo una cattiva idea. Si salverebbe occupazione,
un polo industriale che è stato per decenni il più
grande del Paese, e si darebbe un segnale importante nella direzione
di acquisire una credibilità ed una autorevolezza che l'Italia
non dimostra ormai da molti decenni".
Ottobre 2011