NOI
NON CI STIAMO
DOCUMENTO CONCLUSIVO DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL SINDACATO
CONFLITTUALE |
Roma, 3 dicembre 2011.
La crisi economica in atto è una crisi sistemica del capitalismo
mondiale e vale a dire che qualunque riforma, per quanto dura
e profonda, non serve a farci uscire dall'attuale situazione.
Quella che ci si prospetta oggi è una vera e propria guerra
finanziaria, che attraverso la gestione dei debiti sovrani devasta
le economie reali, ridefinisce relazioni e rapporti tra i paesi
europei, opprime i popoli privandoli dell'accesso alla ricchezza
sociale prodotta.
Il Governo Monti è la rappresentazione diretta dei poteri
forti internazionali.
Il nostro paese passa dal precedente commissariamento da parte
della Troika - BCE, Commissione Europea, FMI - alla colonizzazione
da parte dei tecnocrati del potere finanziario mondiale.
Tutto ciò sta producendo una nuova forma stato, con la
marginalizzazione della politica e una gestione autoritaria della
cosa pubblica.
Questo governo si rappresenta con l'aggregazione dei poteri forti
nazionali - banche, università manageriali, chiesa e confindustria
- asserviti al potere finanziario internazionale rappresentato
dallo stesso Monti.
La manovra preannunciata, al di là dell'ormai ridicolo
ritornello “rigore, equità e crescita”, si
concretizza attraverso una violenta manovra recessiva che agisce
profondamente nel tessuto sociale ed economico.
I tagli annunciati determineranno la cancellazione dei servizi
essenziali: trasporti, sanità, scuola, tanto per citarne
alcuni.
Nessuna patrimoniale vera, mentre si continuano a saccheggiare
i redditi dei soliti noti e le rendite continuano ad essere tassate
in maniera ridicola.
Le pensioni sono l'elemento centrale della lotta ai cosiddetti
privilegi, individuati come la causa della mancata crescita; in
realtà si tratta del tentativo di mettere le mani sulle
risorse del sistema previdenziale pubblico per recuperare profitti
attraverso l'allungamento senza fine dell'età pensionabile
e l'introduzione dei fondi privati come unica prospettiva per
le nuove generazioni.
La precarizzazione del mondo del lavoro si estende e diventa precarietà
sociale diffusa; il reddito sociale minimo prospettato dalla Fornero,
diventa la riedizione delle tessere di povertà.
Il conflitto sociale è l'unico ostacolo reale all'intero
progetto. Non basta la totale subordinazione dei sindacati concertativi
a garantire la pace sociale e i processi di destrutturazione.
In questo senso va inquadrato l'accordo del 28 giugno, che ha
visto la Cgil rientrare nel gioco della “codeterminazione”,
come dichiarato dalla Camusso, e definito “lubrificante”
dell'art. 8 dalla Marcegaglia, ultimo omaggio del passato governo
a Marchionne.
Questo accordo non prevede solo la cancellazione del CCNNL ma
l’ulteriore tentativo di spazzar via qualunque forma, anche
minima, di partecipazione democratica dei lavoratori. Così
come con l'inasprimento della legge 146, attraverso la regolamentazione
restrittiva e ossessiva del diritto di sciopero, si tenta di cancellare
di fatto la possibilità del conflitto.
Il ruolo dei sindacati indipendenti diventa l'unica possibilità
di dare corpo e voce all'opposizione sociale attraverso una forte
soggettività.
I processi unitari devono essere velocizzati e dotati di progetti
concreti così come la conflittualità diffusa deve
diventare punto di aggregazione dell'opposizione sociale, consci
della necessità di costruire le più ampie alleanze
con tutti quei soggetti sociali che nel nostro paese si battono
per la difesa dei beni comuni, dell’ambiente, la scuola
pubblica, contro tutte le privatizzazioni, per i diritti dei migranti.
Riteniamo indispensabile pertanto costruire un percorso comune
per affrontare questa fase, sia lavorando alla preparazione dello
sciopero generale, sia mobilitandoci nei territori per aprire
un ciclo di lotte nel Paese che ridefinisca il ruolo centrale
del lavoro e dei lavoratori.
USB – Cib Unicobas – SlaiCobas –
Snater – USI
Dicembre 2011