Il
nostro 15 Ottobre
di
Unione Sindacale di Base
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La prima considerazione da fare in merito alla manifestazione
del 15 ottobre è che sono scese in piazza 500.000 persone
che hanno dimostrato che in tutto il paese esiste un forte e diffuso
dissenso che esprime un punto di vista sociale non omogeneo al
proprio interno ma che sicuramente fa emergere una rinnovata voglia
di protagonismo e di cambiamento e la necessità di proposte
ed alternative radicali.
Non si tratta esclusivamente di mandare a casa il governo Berlusconi,
ma di comprendere che la causa e la regia internazionale della
crisi che sta producendo povertà, precarietà e assoluta
incertezza per il futuro, è la politica delle banche e
della finanza che per continuare ad accumulare profitti sta distruggendo
le politiche e le economie di interi paesi, Italia compresa. Una
“dittatura” che si è manifestata ultimamente
con estrema violenza istituzionale nella lettera di Mario Draghi
e del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet che hanno imposto
condizioni, tempi e modalità delle misure economiche di
uno stato sovrano, in nome e per conto dei “mercati”
e di chi dietro a questo paravento continua a fare profitti.
Questa è la traduzione della parola d'ordine “noi
il debito non lo paghiamo” che ha aperto uno spezzone del
corteo del 15 ottobre e che ha accolto molte decine di migliaia
di lavoratori, cittadini, migranti, precari e pensionati.
E' questo il corteo che USB ha promosso insieme a tante altre
realtà ed al quale ha partecipato il 15 ottobre.
Chi cerca di interpretare quella che è stata per partecipazione
una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni esclusivamente
come un “grande problema di ordine pubblico” lo fa
strumentalmente per evitare di parlare dei problemi di milioni
di famiglie che con il loro salario, la loro pensione o la loro
cassa-integrazione non ce la fanno ad arrivare neanche al 15 del
mese, di giovani e di precari che non hanno davanti nessun futuro
ed a stento riescono a far fronte al presente.
Noi non ci stiamo a questa lettura della realtà che vuole
nascondere sotto il tappeto le storture di un meccanismo economico
e finanziario che sta triturando lo stato sociale e qualsiasi
concetto e valore di solidarietà umana, immolando milioni
di persone al “dio mercato”.
Sabato 15 ottobre chiunque ha potuto vedere le bandiere e gli
striscioni di USB, dietro ai quali c'erano i volti di lavoratori
in carne ed ossa che stanno pagando una crisi che non hanno prodotto
ed ai quali si vuol far pagare un debito di cui non sono responsabili.
Hanno sfilato per le vie di Roma in modo composto ma esprimendo
rabbia e dissenso, in modo assolutamente tranquillo ma esprimendo
contenuti radicali e conflittuali.
USB, insieme a tante altre realtà sindacali, sociali,
studentesche e politiche avrebbe voluto occupare Roma in modo
pacifico, fermandosi in tante vie, accampandosi nelle piazze,
montando tende e rimanendoci a dormire, parlando con la gente
che dentro e fuori la manifestazione dimostra ormai che questo
governo e questa politica non ci rappresentano più, che
la gestione dell'economia dovrebbe essere fatta per i cittadini
e non contro di loro.
Invece non abbiamo avuto la possibilità di esprimerci in
questo modo perché ha prevalso la disperazione e la violenza
sulla ragione, sulla passione e sul conflitto sociale.
Una giudizio negativo, quello dell'uso della violenza nella giornata
del 15 ottobre, che non può nascondere che tali espressioni
e pratiche sono figlie della mancanza assoluta di rappresentanza
sociale e politica alla quale è stato portato il nostro
paese, sono frutto di un sistema dei partiti corrotto ed asservito
alle banche e alla finanza internazionale, di un sindacato che
in gran parte ha abbandonato il ruolo di rappresentante dei lavoratori,
di una precarietà che dal lavoro si è trasferita
al sociale, al quotidiano, alla vita di tutti i giorni e si trasforma
spesso in disperazione.
Non vedere o far finta di non vedere questa tragica realtà
vuol dire sottovalutare una situazione che si fa di giorno in
giorno sempre più grave, vuol dire non affrontare in modo
razionale ed analitico una realtà complessa e socialmente
frammentata.
Come grave è strumentalizzare in modo inaccettabile, come
ha fatto il quotidiano “La Repubblica” rispetto al
quale ci riserviamo di procedere legalmente, chi esprime conflitto
sindacale e sociale come USB e si trova appiccicate etichette
che non riguardano questa organizzazione.
L'Unione Sindacale di Base vuole continuare serenamente e con
determinazione la mobilitazione iniziata almeno un anno fa e ritiene
che il conflitto sindacale, lungi dal poter essere considerato
un problema di ordine pubblico come vorrebbe ridurlo qualcuno,
aumenterà di intensità con il peggioramento della
situazione sociale. I lavoratori lo sanno ed è per questo
che tanti di loro da mesi abbandonano le vecchie aristocrazie
sindacali e aderiscono ad USB che dimostra coerenza, fermezza,
intelligenza e determinazione nel portare avanti tanto le lotte
generali quanto quelle che quotidianamente si affrontano sui posti
di lavoro.
Ottobre 2011