Sindacati
a confronto contro la Maleuropa
di Massimiliano
Piccolo
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In corso a Roma la conferenza europea dei sindacati dei lavoratori
pubblici. I lavori proseguono oggi. Verso uno sciopero europeo
per resistere insieme ai diktat della Bce?
Meno male che il sindacato c’è. Anzi: meno male
che c’è il sindacato di classe. Un vero e proprio
bagno (salutare) di realtà: è questa la sensazione
che in molti avranno avvertito ieri a Roma, assistendo alla prima
giornata (la seconda sarà oggi, sempre all’Hotel
‘Metropole’ alle 9,30) della 1° Conferenza europea
dei sindacati del pubblico impiego organizzata dalla TUI –
PS & Allied, il sindacato di categoria della Federazione Sindacale
Mondiale, FSM/WFTU.
Si: perché la realtà è sempre sfaccettata
e non sempre si offre nuda in tutta le sue articolazioni. Un’iniziativa
che, come rilevato da molti degli intervenuti, deve inorgoglire
l’Usb, il sindacato italiano che ha lanciato la sfida di
una confederalità nuova e radicale. Così, pur rimanendo
all’interno della necessaria distinzione tra il piano politico
e quello strettamente sindacale della difesa dei diritti e degli
interessi materiali dei lavoratori, lo sforzo (riuscito) di tutti
è stato quello di uscire da un orizzonte ‘economicistico’
per analizzare le cause dell’attuale livello di pericolosità
della crisi ma anche per indicare prospettive nuove e condivise
di fuoriuscita dalla crisi.
Un tentativo di ricerca apparso molto più serio di quanto
spesso non avvenga altrove.
Tanto più interessante perché avviene al centro
del gigantesco processo di destrutturazione sociale, economico
e democratico in corso nei paesi aderenti all’Unione Europea.
E così si è parlato pure del peso che ha avuto la
caduta dei paesi socialisti nell’espansione della globalizzazione
capitalistica come anche degli aspetti alimentari e ambientali
della crisi.
Sarà che l’attuale crisi è sistemica è
costringe quindi a trovare soluzioni che ribaltino il tavolo,
fatto sta, comunque, che l’impressione generale che si è
potuta ricavare oggi è quella di un considerevole avanzamento
nella consapevolezza della propria funzione fatto proprio dalla
classe e dalle sue organizzazioni. Così, mentre la pratica
e il pensiero delle classi dominanti vorrebbero ridurre il conflitto
sociale a uno scontro fittizio tra incappucciati da una parte
e militanti ossequiosi delle compatibilità dall’
altra, il movimento di classe europeo dialoga invece con gli intellettuali
a essa organici (come nel caso dell’intervento del Centro
studi Cestes-Proteo) e fa tesoro delle esperienze di lotta che
a vario livello e in diversi paesi si sono realizzate. S’inizia
col saluto portato dall’Usb e col sentito ricordo di Demetres
Kotzarides - sindacalista del Pame (la cui capacità di
mobilitazione, è stato sottolineato, dà fiducia
a tutti) morto ad Atene durante lo sciopero che ha paralizzato
la Grecia per quarantotto ore - e si finisce con l’ intervento
del comparto scuola che ha richiamato l’importanza della
formazione, di un sapere libero e laico in una scuola di qualità.
Dodici interventi, tra
cui di estremo interesse quello del delegato del Pame sulle lotte
e gli scioperi in corso in Grecia che danno l’idea della
estrema resistenza contro le misure antisociali imposte dall’Unione
Europea, e l’intervento del sindacalista portoghese che
annuncia tra l’altro che in Portogallo il prossimo 24 novembre
ci sarò lo sciopero generale o l’intervento del sindacato
francese “Solidaire” che per la prima volta partecipa
ad una conferenza della Federazione Sindacale Mondiale.
Molti gli interventi che hanno portato, attraverso la voce della
FSM (oltre ad alcuni saluti come quelli di Jesus Pulido, economista
cubano), un convincimento e un auspicio: la necessità di
rafforzare l’organizzazione di classe e un nuovo internazionalismo.
Perché la crisi offre anche opportunità. In serata
sui delegati e i sindacalisti arriva la preventivata doccia fredda
del documento presentato da Berlusconi per rispettare gli obblighi
dettati dall’Unione Europea: un massacro sociale, anche
contro i lavoratori pubblici.
Ottobre 2011