La terra e l'aparthaid, una ferita aperta da cent'anni


Agenzia Misna

Nelle campagne i rapporti di lavoro sono rimasti gli stessi del tempo dell’apartheid: lo ha sottolineato la Confederazione dei sindacati del Sudafrica (Cosatu) in una nota diffusa oggi, nel centesimo anniversario dell’approvazione di una legge che privò milioni di contadini neri del diritto a possedere la terra.

Il via libera al Natives Land Act, il 19 giugno 1913, al tempo dell’Unione del Sudafrica, è stato ricordato oggi durante un dibattito in parlamento. Tutte le principali forze politiche hanno condannato una legge in conseguenza della quale la minoranza bianca si trovò a possedere l’87% delle terre, mentre alla maggioranza nera ne restò appena il 13%. Appezzamenti, questi, concentrati per altro in “riserve tribali” meno fertili e appetibili.

“La condizione della gran parte degli africani – ha evidenziato Cosatu – cominciò a cambiare da quella di produttori indipendenti a quella di salariati, anzitutto in un’industria mineraria in rapida espansione”. Nel dibattito sul Natives Act Land, d’altra parte, il passato si è intrecciato al presente e al futuro del Sudafrica emerso nel 1994 dalle rovine dell’apartheid. Come ha evidenziato la Confederazione, i governi dell’African National Congress (Anc) non hanno mantenuto la promessa di una riforma agraria in grado di garantire “equità e giustizia”. Gli ettari di terre ridistribuite sono stati due milioni e mezzo a fronte di un obiettivo prefissato di 25 milioni, equivalente al 30% degli appezzamenti coltivabili.

Come sottolineano oggi diversi giornali, l’attualità della questione agraria è stata confermata tra dicembre e gennaio da un’agitazione dei braccianti. Dopo settimane di scioperi e disordini i lavoratori agricoli hanno ottenuto un aumento del salario minimo giornaliero da 69 a 105 rand, circa otto euro e 66 centesimi. Le nuove tabelle, in vigore da marzo, continuano però a essere ignorate da molte aziende.


Giugno 2013