Rappresentanza, il Forum diritti/lavoro convoca una assemblea a Roma per boicottare l'accordo

 

Un’assemblea nazionale per opporsi al Testo unico sulla Rappresentanza. L’ha organizzata il Forum diritti/lavoro per il 5 febbraio (Roma, 15.30 Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50) invitando “tutti i lavoratori, le forze politiche e sociali, i giuristi e costituzionalisti, con cui lanciare su tutto il territorio il massimo numero di “azioni di contrasto”.
Un aperto boicottaggio che ha già allo studio anche due iniziative parallele di contrasto giudiziario dell’accordo sia da parte del sindacalismo conflittuale ancora rimasto in Cgil, e che si riconosce nella mozione congressuale “Il sindacato è un’altra cosa”, sia dall’USB.
Forum diritti/lavoro ritiene che il Testo unico sulla rappresentanza conferma tutto il peggio degli accordi interconfederali del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013: la possibilità per gli accordi aziendali di derogare i minimi previsti dal contratto nazionale e di introdurre sanzioni contro chi vuole scioperare, oltre alla rinuncia alla generalizzazione delle elezioni sui posti di lavoro per la nomina degli Rsu; l’ estensione della possibilità di introdurre norme di divieto a “iniziative di contrasto” sindacali anche nei contratti nazionali”. “Ma ciò che è ancora peggio – prosegue - è che l’accordo del 10 gennaio impone ad ogni organizzazione che voglia avere la benché minima possibilità di fare sindacato sui posti di lavoro (concorrere alle elezioni delle Rsu ed avere le trattenute sindacali dei lavoratori), di accettare le medesime regole e sottomettersi alle stesse sanzioni, che per di più manomettono esplicitamente la recente sentenza della Corte Costituzionale, reintroducendo il necessario requisito della firma del contratto per accedere ai diritti previsti dall’art. 19 dello statuto, dichiarato anticostituzionale dalla Corte solo sei mesi fa”.
“Confindustria e Cgil – conclude la nota del Forum - fanno così partire - scommettendo sulla complicità di Inps e Cnel - il grande cantiere della definitiva normalizzazione sociale: dentro il sindacato diviene definitivamente uno strumento tra i tanti con cui trasmettere il comando di impresa per i sempre meno lavoratori che un regolare posto di lavoro ancora lo hanno; fuori la disperazione sociale viene rimessa, se va bene, agli enti caritatevoli e se va male alle forze di pubblica sicurezza”.

Gennaio 2014