Report della presentazione del II° Quaderno dell’Associazione Marxista “Politica e Classe”
Roma 31 ottobre 2008 – Centro Congressi Cavour
Nel quadro delle iniziative promosse dall’Associazione l’8 giugno 2008 si è svolto a Bologna un convegno per approfondire le tematiche relative al sindacalismo indipendente in Italia. Il convegno ha consentito la produzione di un Quaderno, il secondo dopo quello sulla “Questione Ambientale”, di sintesi dei contenuti emersi dagli interventi dal titolo: “Il sindacalismo in Italia tra competizione globale e fine dei diritti del lavoro”.
Il 31 ottobre 2008 si è tenuta a Roma la presentazione del Quaderno. All’incontro hanno partecipato esponenti del sindacalismo di base, CUB, COBAS, SDL intercategoriale, la “Rete 28 aprile”, i “Blocchi Precari Metropolitani, Sinistra Critica e la “Rete dei Comunisti”.
Mauro Casadio, dell’Associazione “Politica e Classe”, ha curato l’introduzione al dibattito, fornendo una sintesi del quaderno e attualizzando i contenuti alla luce degli ultimi eventi politico-economici. Fenomeni che hanno rapidamente modificato ed in maniera significativa lo scenario nazionale e internazionale.
Sintesi degli interventi.
Approfondire la questione sindacale in rapporto ai settori sociali di riferimento non è solo un problema legato alle forme dell’organizzazione, ma anche il modo in cui si affronta il sindacalismo nel nostro paese.
La visione del sindacalismo che ha come referente privilegiato la categoria del lavoro “garantito” mostra oggi i suoi limiti, per questo è utile riflettere sulla necessità di dare all’azione sindacale una diversa collocazione, a partire dalla sperimentazione delle forme di aggregazione che definiamo come “sindacalismo metropolitano”. Una forma di aggregazione che tenga conto e cerchi di capire le trasformazioni e gli effetti di queste nella composizione di classe e si doti di nuovi modelli di organizzazione.
Non è più eludibile l’analisi della trasformazione dei metodi di produzione in rapporto alle cosiddette aree metropolitane, che diventano sempre più un concentrato di contraddizioni con bisogni sociali non soddisfatti e l’acuirsi di situazioni di disagio sociale, politico e culturale che vanno oltre il luogo di produzione o di lavoro. La crisi del sistema finanziario, che in questi giorni è divenuta dirompente, si manifesta da subito come crisi dell’intero sistema di produzione nei paesi a capitalismo avanzato. La tenuta a questa grave crisi, forse la più grave, del sistema capitalistico ha una sola possibilità immediata: tagliare le risorse di bilancio destinate al sociale e ridurre la spesa nel settore pubblico, privatizzando quanto nei servizi pubblici può produrre profitto. Questo purtroppo genera conflitti che non possono più essere affrontati esclusivamente nei luoghi del lavoro, perché hanno assunto una diffusione sociale che investe, e lo farà sempre di più, gli aspetti della vita collettiva, produttiva e privata.
La rottura da parte del Capitale della composizione di Classe avvenuta attraverso gli strumenti di decentramento produttivo, della delocalizzazione del lavoro, della cessione continua dei cosiddetti rami aziendali, ha nel tempo prodotto, non solo la difficoltà nell’organizzazione, ma anche lo smarrimento della coscienza di appartenenza ad una classe sociale ben definita nei “rapporti sociali di produzione capitalista”.
La perdita di appartenenza ad una classe si riflette immediatamente nel senso di appartenenza all’organizzazione di classe e si evidenzia non solo nei contenuti politici ma anche nella fisicità di questo elemento, la sua consistenza.
Occorre pertanto un’analisi delle metropoli ed individuare l’organizzazione adeguata ai diversi settori sociali.
La teoria diviene quindi importante per lo sviluppo dell’analisi, che deve essere capace di adeguarsi immediatamente ai rapidi sconvolgimenti che la fase storica sta producendo.
La scomparsa dallo scenario istituzionale sta facendo emergere la debolezza politica della Sinistra contaminata dall’esperienza di governo con Prodi. Questo è indubbiamente un elemento che incide nella possibilità o meno di dotarsi di un’organizzazione. La fine di un progetto,come quello dell’Arcobaleno, è stato uno dei primi sconvolgimenti accaduti in questo ultimo anno. Se per un verso questo semplifica dall’altro complica la possibilità di riorganizzazione di settori sociali da sempre vicini al pensiero marxista.
Tutto questo mentre il governo Berlusconi mostra la sua debolezza, rivelandosi elusivamente un modello di repressione per la sicurezza dell’attuale sistema di governo e di produzione, in pochi messi sono stati cancellati numerosi diritti costituzionali (il diritto alla salute, il diritto allo studio, al salario, ecc.). Un governo troppo forte in parlamento ma che in pochi mesi si è giocato il rapporto con la società. Basta vedere come si è rapportato con il movimento degli studenti. È stato affrontato solo in modo repressivo, senza più margini di mediazione. Si è provveduto, di contro a garantire le banche per le turbolenze dei mercati, è stata rassicurata l’impresa con i possibili aiuti statali, niente soldi per i contratti e tagli d’investimento in tutti i settori pubblici.
La crisi che ha manifestato la sua profondità in questi giorni non è frutto dell’impazzimento dei mercati finanziari, insomma non è iniziata ora, ha radici più profonde e che si manifestavano già da alcuni anni. Il processo di centralizzazione delle banche italiane compiuto alcuni anni fa e che ha visto nascere ad esempio i “colossi” di Banca Intesa e Unicredit, le banche italiana che in questi giorni hanno perso maggiormente sul mercato finanziario, era un segnale di debolezza del sistema bancario. Ancor prima la crisi dei bond argentini e via via con segnali sempre più forti e chiari sino all’esplosione o implosione dei mercati. Ulteriore elemento di debolezza del governo Berlusconi in questa congiuntura.
La inevitabile crisi produttiva, che accompagna quella dei mercati, apre nuovi conflitti sociali e sindacali. Questi possono essere letti come reazione di classe ad una situazione non più sostenibile, ad una realtà che è passata dal dominio del pensiero neo-liberista allo statalismo più ardito nei momenti di crisi. La giusta reazione ad un metodo banditesco di privatizzare profitti e rendere pubblica la crisi: ricchezze private e debiti pubblici. Le imprese e le banche sono garantite, interi settori sociali sono lasciati al loro destino, il lavoro dipendente è tenuto al limite della sopravvivenza, la vita dei giovani, e di molti meno giovani, è precarizzata in tutti i suoi aspetti. Questo è il quadro di massima all’interno del quale l’azione del sindacalismo indipendente si trova ad operare.
Il movimento degli studenti apre nuove prospettive per l’azione sindacale, perché non si è dimostrato solo come un problema studentesco, un disagio giovanile, ma è una vertenzialità diffusa che attraversa tutto il mondo della scuola dai “bidelli” ai docenti, passando per le segreterie. È un intero settore in movimento. Un movimento che ha una forte caratteristica sociale, che attraversa ampi settori, coinvolti a diverso titolo, ma che potrebbe cadere nella trappola refendaria lanciata dal Partito Democratico: un referendum per cancellare la legge Gelmini, dimenticando i danni che procura la legge 133/08 (Tremonti – Brunetta) con la drastica riduzione delle risorse destinate alle scuole di ogni ordine e grado. Un vero e proprio attacco all’istruzione pubblica! Si torna alla scuola di classe ma quella ricca, padronale.
La grande manifestazione del 17 ottobre 2008, lo sciopero generale indetto unitariamente dalle organizzazioni sindacali di base e che ha visto altissime adesioni, la capacità di rapportarsi con il movimento degli studenti, sono la dimostrazione concreta di come le sinergie tra forze sociali e sindacali producono eventi significativi e di riferimento per un blocco sociale che da anni paga il costo delle politiche governative.
La crisi e le politiche del governo faranno crescere le contraddizioni sociali e le situazioni di conflittualità aumenteranno, mantenere gli ambiti di unitarietà delle forze sindacali di base, orizzontali, diviene fondamentale per impedire che questa crisi di sistema sia paga dalle classi sociali più deboli. Che la maturità del movimento sindacale indipendente sia tale da continuare ad essere punto unitario di riferimento per quei settori del lavoro e del sociale che avranno sempre di più bisogno di difesa e di tutela.
Dare quindi forza al movimento sindacale attraverso riflessioni e intenti comuni.
“Solo da un lavoro comune e solidale di rischiaramento, di persuasione e di educazione reciproca nascerà l’azione concreta di costruzione.”
Antonio Gramsci
(1919, Democrazia operaia - “l’Ordine Nuovo” I - 7)
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